Jessica Knoll.
.
La ragazza pi fortunata del mondo.
.
Parte 1.
.
Titolo originale: Luckiest girl auve. 2015.
Traduzione di: Enrica Budetta.
2015. Rizzoli RCS Libri, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
.
Avevo un corpo alla Marilyn Monroe fin dalla quinta elementare e i genitori non fecero fatica a credere che fossi io la mente della rete di narcotraffico del nostro gruppo di scolarette cattoliche. Avevo l'aspetto di una che porta guai.
.
LA SUA VITA PERFETTA  UNA PERFETTA BUGIA.
.
Quando era una ragazzina e frequentava la prestigiosa Bradley School, Ani FaNelli ha subito davanti a tutta la scuola un'umiliazione scioccante che l'ha sconvolta al punto da spingerla a reinventare se stessa. Oggi, con un lavoro appagante, un guardaroba raffinato e un futuro marito di ottima famiglia,  a un passo dalla vita perfetta che si  impegnata tanto duramente a raggiungere.
Ma Ani ha un segreto. Nel suo passato c' qualcosa di nascosto che continua a perseguitarla, un'esperienza intima e dolorosa che rischia di tornare a galla e rovinare tutto. Con una voce graffiante e attraverso colpi di scena del tutto inaspettati, La ragazza pi fortunata del mondo mette in luce la spirale tumultuosa che si nasconde dietro l'immagine di una donna realizzata. Al centro di tutto una protagonista dal profilo tagliente, con un'ambizione sfrenata che cerca di seppellire una verit scandalosa, ma che ha un cuore molto pi grande di quello
che continua a mostrare. Una domanda resta sospesa: rompere il silenzio distrugger tutto ci per cui Ani ha combattuto o, finalmente, potr essere libera?
Un esordio che ha conquistato l'America e ha scalato la classifica del New York Times, vendendo pi di 100.000 copie nel primo mese. Un romanzo che trascina senza scampo e che lascia il lettore con il dubbio che la propria identit sia solo un sofisticato artificio della mente.
...
.
...
L'Autrice.
.
JESSICA KNOLL  un editor di Cosmopolitan e lavora anche per SELF. Cresciuta nella periferia di Philadelphia, ha studiato alla Shipley School di Bryn Mawr, in Pennsylvania, per poi
laurearsi all'Hobart e al William Smith College di Geneva, New York. La ragazza pi fortunata del mondo  il suo primo romanzo.
...
.
...
Capitolo 1.
.
Ho esaminato il coltello che avevo in mano. Quello  lo Shun.
Sente quant' leggero rispetto al Wsthof?
Stregata dalla lama, ne ho sfiorato il filo per testarla. Il manico
avrebbe dovuto essere idrorepellente, ma tra le mie dita stava diventando
umido in fretta.
Credo che quel modello sia pi adatto a una persona della
sua corporatura. Ho alzato lo sguardo verso il commesso, in attesa
della parola che la gente usa sempre per descrivere le ragazze
basse ansiose di sentirsi dare delle magre. Minuta. Ha sorriso
come se dovessi esserne lusingata. Snella, elegante, leggiadra: ecco
un complimento che potrebbe davvero disarmarmi.
Un'altra mano, la pelle pi chiara di vari toni rispetto alla mia,
 comparsa sulla scena e ha cercato di afferrare il manico. Posso
sentire? Ho alzato lo sguardo anche verso di lui: il mio fidanzato.
Questa parola non mi disturbava cos tanto quanto quella che
veniva dopo. Marito. La Parola che stringeva di pi il corsetto,
che schiacciava gli organi, che spingeva il panico fino alla gola con
il lampeggiare accecante di un segnale di pericolo. Avrei potuto
decidere di non lasciare la presa. Fargli scivolare la lama di nichel
forgiato e acciaio inossidabile (lo Shun, avevo deciso che mi
piaceva di pi) nello stomaco, senza neanche un rumore. Il commesso
avrebbe probabilmente esalato un semplice Oh! contegnoso.
Era la madre dietro di lui, quella con in braccio il bambino
con il naso sporco, che avrebbe urlato. Era evidente che fosse
quel tipo di combinazione pericolosa tra l'annoiato e il tragico e
che avrebbe raccontato allegramente, tra le lacrime, l'aggressione
ai giornalisti che pi tardi avrebbero affollato la scena del crimine.
Ho lasciato il coltello prima che potessi irrigidirmi, prima che
potessi scattare in avanti, prima che tutti i muscoli del mio corpo,
perennemente in allerta, potessero contrarsi come guidati dal pilota
automatico.
Sono emozionato ha detto Luke mentre uscivamo da Williams-Sonoma
sulla Cinquantanovesima e un ultimo sussulto di
aria condizionata gelida si rapprendeva alle nostre spalle. E tu?
Adoro quei bicchieri da vino rosso. Ho intrecciato le dita
con le sue per mostrargli quanto ci credessi. Era il pensiero dei
servizi che non riuscivo a sopportare. Inevitabilmente ci saremmo
ritrovati con sei piattini per il pane, quattro piatti da
insalata e otto piatti piani, e io non avrei mai trovato il tempo
per completare la loro piccola famiglia di porcellana. Sarebbero
rimasti offesi sul tavolo della cucina, con Luke che si sarebbe
offerto in continuazione di metterli via e io che avrei sbottato:
Non ancora, finch un giorno, tanto tempo dopo il matrimonio,
avrei avuto l'improvvisa, folle ispirazione di prendere
la metropolitana in direzione uptown e di catapultarmi dentro
Williams-Sonoma come una Martha Stewart in assetto da guerra,
solo per scoprire che avevano smesso di produrre il motivo
Louvre che avevamo scelto tanti anni prima. Possiamo prenderci
una pizza?
Luke  scoppiato a ridere e mi ha strizzato un fianco. Ma dove
va a finire tutta questa roba?
La mia mano si  irrigidita nella sua. E tutto l'esercizio che
faccio, credo. Sto morendo di fame. Era una bugia. Ero ancora
nauseata dallo spesso sandwich Reuben, rosa e ripieno all'inverosimile
come l'invito a un matrimonio, che avevo mangiato a pranzo.
Patsy? Ho cercato di dare l'impressione che quell'idea mi
fosse appena saltata in mente, quando in realt avevo fantasticato
di staccare una fetta di pizza di Patsy, con i fili di formaggio bianco
che si allungavano senza spezzarsi, da schiacciare tra le dita e
tirare, trascinandosi dietro un pezzetto di mozzarella in pi dalla
fetta di qualcun altro. Questo sogno bagnato andava in loop dal
gioved precedente, quando avevamo deciso che domenica sarebbe
stato il giorno in cui finalmente ci saremmo occupati della lista
nozze. (Continuano a chiedermelo, Tif. Lo so, mamma, ci siamo
quasi. Mancano cinque mesi al matrimonio!)
Io non ho fame Luke ha alzato le spalle, ma se proprio
vuoi. Che gentile.
Abbiamo continuato a tenerci per mano mentre attraversavamo
Lexington Avenue, schivando gruppi di donne dalle gambe
muscolose con bermuda bianchi e scarpe ammortizzate, cariche
di qualunque tesoro il Victoria's Secret della Quinta Avenue custodisse
che quelli del Minnesota non avevano; un esercito di
ragazze di Long Island, le stringhe dei sandali da gladiatore che
s'inerpicavano su per i polpacci dorati come tralci di cuoio su un
albero. Guardavano Luke. Guardavano me. Non ci mettevano in
discussione. Avevo lavorato instancabilmente per costruire una
degna rivale, una Carolyn per il suo JFK Junior. Abbiamo svoltato
a sinistra verso la Sessantesima prima di svoltare di nuovo a destra.
Erano solo le cinque quando abbiamo attraversato la Terza
Avenue e trovato i tavoli del ristorante apparecchiati e desolati. I
newyorkesi che si divertono stavano ancora facendo il brunch. Un
tempo ero una di loro.
Fuori? ha chiesto la direttrice di sala. Noi abbiamo annuito
e lei ha preso due menu da un tavolo vuoto, facendoci segno di
seguirla.
Posso avere un bicchiere di Montepulciano? La donna ha
aggrottato la fronte sdegnata e io ho immaginato cosa stava pensando
- quello  compito del cameriere - ma mi sono limitata a
sorriderle dolcemente: Vedi quanto sono gentile? E quanto sei
irragionevole tu? Dovresti vergognarti di te stessa.
Si  rivolta a Luke sospirando. E per lei?
Solo acqua.
Non so come fai a bere il rosso con questo caldo mi ha detto
quando se n' andata.
Io ho tagliato corto. Il bianco non sta bene con la pizza.
Il bianco era riservato alle serate in cui mi sentivo leggera, carina.
Quando riuscivo a ignorare la sezione pasta del menu. Una volta
avevo scritto nella rubrica dei consigli sul Women's Magazine:
Uno studio ha dimostrato che l'azione di chiudere fisicamente il
menu dopo che avete deciso cosa ordinare pu farvi sentire pi
soddisfatte della vostra scelta. Perci optate per la sogliola scottata
e chiudete il menu prima di iniziare a occhieggiare libidinosamente
le penne alla vodka. LoLo, il mio capo, aveva sottolineato
le parole occhieggiare libidinosamente e aveva scritto esilarante.
Dio, odio la sogliola scottata.
E allora, che altro ci resta da fare? Luke si  appoggiato allo
schienale della sedia, le mani dietro la testa come se stesse per
fare gli addominali, del tutto ignaro che quelle parole potevano
scatenare una lite. L'odio si  addensato nei miei occhi castani e
mi sono affrettata a scacciarlo.
Parecchio. Ho contato sulle dita. Tutto quello che ha a che
fare con la tipografia, perci gli inviti, i menu, i programmi, i segnaposto,
tutte quelle cose l. Devo trovare un parrucchiere e un
truccatore, e scegliere i vestiti da damigella per Nell e le ragazze.
Dobbiamo anche sentire di nuovo l'agenzia di viaggi, non voglio
proprio fermarmi a Dubai. Lo so ho alzato le mani prima che
Luke potesse parlare, non possiamo stare alle Maldive per tutta
la luna di miele. C' un limite al tempo che puoi passare steso in
spiaggia prima di perdere la testa. Ma non possiamo fare qualche
giorno a Londra o a Parigi dopo?
La faccia di Luke era tutta assorta mentre annuiva. Aveva le lentiggini
sul naso per tutto l'anno, ma dalla met di maggio si espandevano
fino alle tempie, dove rimanevano fino alla festa del Ringraziamento.
Questa era la mia quarta estate con Luke e ogni anno
osservavo come tutta quell'attivit all'aperto benefica e salutare
- la corsa, il surf, il golf, il kitesurf - gli moltiplicava le macchioline
dorate sul naso come cellule tumorali. Aveva contagiato anche me
per un po', con la sua dedizione nociva al movimento, alle endorfine,
al cogliere l'attimo. Neanche i postumi di una sbronza riuscivano
a smorzare quel vigore salutare. Il sabato avevo l'abitudine di
mettere la sveglia all'una e Luke pensava che fosse adorabile. Sei
cos piccola e hai bisogno di dormire cos tanto diceva mentre,
nel pomeriggio, strofinava il naso contro la mia faccia per svegliarmi.
Piccola, un'altra descrizione del mio corpo che detesto. Che
devo fare perch qualcuno mi dia della magra?
Alla fine ho confessato. Non  che abbia bisogno di una quantit
di sonno eccessiva,  che in realt non dormo quando pensi
che lo stia facendo. Non potrei mai concepire di immergermi in
uno stato di incoscienza mentre lo fanno anche tutti gli altri. Riesco
a dormire - dormire davvero, non il riposo a labbra tirate che
ho imparato a farmi bastare durante la settimana - solo quando la
luce del sole si riflette sulla facciata della Freedom Tower e mi obbliga
a spostarmi sull'altro lato del letto, da dove sento Luke che
armeggia in cucina preparando le omelette di albumi e quelli della
porta accanto che litigano su chi ha portato fuori la spazzatura
l'ultima volta. Promemoria banali e quotidiani del fatto che la vita
 cos noiosa che verosimilmente non pu terrorizzare nessuno.
Quel brusio sommesso nelle orecchie,  allora che dormo.
Dovremmo puntare a fare una cosa al giorno ha concluso
Luke.
Luke, io faccio tre cose al giorno. C'era una durezza nella
mia voce che volevo eliminare. Tra l'altro non ne avevo neanche
diritto. Dovrei fare tre cose al giorno ogni giorno e invece me ne
resto seduta, paralizzata davanti al computer, flagellandomi perch
non faccio tre cose al giorno come mi ero ripromessa di fare.
Ma mi sono messa in testa che questo richiede pi tempo ed 
pi stressante rispetto al fare davvero quelle tre maledette cose al
giorno e perci ho il diritto di infuriarmi.
Ho pensato a una delle cose che avevo davvero sotto controllo.
Hai idea di quante volte mi sono dovuta confrontare con la tizia
che si occupa degli inviti? Avevo ammorbato la tipografa - una
donnina asiatica la cui indole irrequieta mi esasperava - con tantissime
domande:  pacchiano scegliere la stampa in rilievo per gli
inviti ma non per i cartoncini del rsvp? Se usiamo un calligrafo
per gli indirizzi sulla busta e un corsivo stampato per l'invito se
ne accorger qualcuno? Ero terrorizzata all'idea di prendere una
decisione che mi avrebbe smascherato. Abito a New York da sei
anni, equivalenti al programma esteso di un master su come apparire
ricca senza sforzi, soltanto negli ultimi tempi anche con un
tocco inequivocabilmente downtown. Durante il primo semestre
ho imparato che i sandali Jack Rogers, cos venerati all'universit,
gridavano: La mia piccola facolt umanistica rester per sempre
il centro dell'universo!. Avevo trovato un nuovo centro, perci
il paio dorato, quello argentato e quello bianco sono finiti nella
spazzatura. Stessa cosa per la mini baguette Coach (volgare). Poi 
stata la volta della presa di coscienza che Kleinfeld, che sembrava
cos glamour, una classica istituzione newyorkese, in realt era un
negozio di abiti da sposa kitsch frequentato soltanto da pendolari
(quelle che arrivano a Manhattan attraversando i ponti o in treno).
Ho optato per una piccola boutique nel Meatpacking District,
gli espositori accuratamente riempiti di Marchesa, Reem Aera
e Carolina Herrera. E tutti quei locali affollati e in penombra,
equipaggiati di buttafuori nerboruti e cordoni rossi, che vibrano
furiosamente sotto la musica di Tisto e la gente che balla? Non
 cos che gli abitanti di Manhattan con un po' di amor proprio
trascorrono il venerd sera. No, noi paghiamo sedici dollari per
un piatto di crudit che innaffiamo con vodka tonic in un baretto
dell'East Village, il tutto mentre indossiamo stivaletti senza pretese
da quattrocentonovantacinque dollari di rag & bone.
Ho avuto ben sei anni per arrivare dove sono adesso: fidanzato
nella finanza, la direttrice di sala del Locanda Verde come amica,
l'ultima Chlo al polso (non una Cline, ma almeno non ero cos
ingenua da sfoggiare una mostruosa Louis Vuitton come se fosse
l'ottava meraviglia del mondo). Un sacco di tempo per affinare le
mie abilit. Ma pianificare un matrimonio, questo s che ha una
curva di apprendimento ben pi ripida. Ti fidanzi a novembre e
poi hai un mese per studiare tutto quello che c' da sapere, per
scoprire che il fienile al Blue Hill - dove pensavi che ti saresti
sposata - ormai  troppo visto e le vecchie banche ristrutturate
che chiedono ventimila dollari per l'affitto della sala adesso sono
il top. Hai due mesi per spulciare riviste e blog dedicati al matrimonio,
per consultarti con i tuoi colleghi gay del Women's
Magazine, per scoprire che gli abiti da sposa senza spalline sono
oltraggiosamente convenzionali. Sei in ballo da tre mesi e devi ancora
trovare un fotografo che nel suo portfolio non abbia neanche
una sposa che fa la bocca da papera (pi dura di quanto sembri),
abiti da damigella che non assomiglino affatto a degli abiti da damigella
e un fioraio che possa garantirti gli anemoni fuori stagione
perch: le peonie? E che cosa siamo, dilettanti allo sbaraglio?
Una mossa sbagliata e tutti vedranno attraverso la tua raffinata
abbronzatura spray la volgare italoamericana che ignora che non
si chiede mai il sale alla padrona di casa. Pensavo che, arrivata a
ventotto anni, avrei potuto smettere di cercare di dimostrare chi
sono e rilassarmi. Ma questa battaglia diventa soltanto pi sanguinosa
con il trascorrere del tempo.
E non mi hai ancora fatto avere i tuoi indirizzi per il calligrafo
ho detto, anche se segretamente ero sollevata di avere pi
tempo per torturare la tipografa iperattiva.
Ci sto lavorando ha sospirato Luke.
Non verranno spediti quando vogliamo che vengano spediti se
non me li fai avere questa settimana. E un mese che te li chiedo.
Ho avuto da fare!
Perch, pensi che io non abbia avuto da fare?
Battibeccare.  molto peggio di una litigata accesa, di quelle
in cui volano i piatti, non  vero? Almeno dopo una di quelle fai
sesso sul pavimento della cucina, con i cocci dal motivo Louvre
che ti lasciano i segni sulla schiena. Nessun uomo si sente molto
in vena di strapparti i vestiti di dosso dopo che lo hai informato,
con un tono da acidella, che ha lasciato uno stronzo solitario a
galleggiare nel water.
Ho stretto i pugni e allargato le dita come se potessi espellere
la rabbia alla maniera dell'Uomo Ragno. Dillo e basta. Mi dispiace.
In aggiunta ho offerto il mio sospiro pi patetico. Sono solo
molto stanca.
Una mano invisibile  passata sulla faccia di Luke, spazzando
via la sua frustrazione nei miei confronti. Perch non vai dal dottore?
Dovresti davvero farti dare l'Ambien o una cosa cos.
Ho annuito fingendo di prendere in considerazione l'idea, ma
i sonniferi sono soltanto vulnerabilit a forma di bottone. Ci che
mi serviva davvero era che mi venissero restituiti i primi due anni
della mia relazione, quella breve tregua durante la quale, mentre
stavo distesa tra le braccia di Luke, la notte scivolava via da me
e non sentivo il bisogno di inseguirla. Le poche volte in cui mi
svegliavo di colpo vedevo che, anche mentre dormiva, gli angoli
della bocca gli si sollevavano in un sorriso. La bont di Luke
era come l'antizanzare che ci spruzzavamo nella casa delle vacanze
dei suoi genitori a Nantucket, cos potente che allontanava la
paura - quella sensazione, un'onnipresenza pericolosamente tranquilla
- che stava per succedere qualcosa di brutto. Ma a un certo
punto - be', se devo essere sincera pi o meno quando ci siamo
fidanzati ufficialmente, otto mesi fa - l'insonnia  tornata. Ho iniziato
a scrollarmi Luke di dosso quando cercava di svegliarmi per
andare a correre sul ponte di Brooklyn il sabato mattina, una cosa
che negli ultimi tre anni avevamo fatto quasi ogni sabato. Luke
non  un pupazzo patetico accecato dall'amore, si accorge del mio
arretramento ma, incredibilmente, il solo risultato  spingerlo a
impegnarsi ancora pi a fondo con me. Come se avesse raccolto la
sfida di farmi cambiare di nuovo.
Non sono un'impavida eroina, che proclama di ignorare la
propria serena bellezza e il proprio fascino particolare, ma
c' stato un tempo in cui mi chiedevo davvero cosa ci trovasse Luke in
me. Sono carina, devo lavorarci, ma la materia prima c'. Sono
anche pi giovane di lui di quattro anni, e sebbene quattro anni
non siano otto, sono pur sempre qualcosa. Inoltre mi piace fare
cose strane a letto. Nonostante io e Luke abbiamo un concetto
di strano piuttosto diverso (lui: farlo alla pecorina e tirarmi i
capelli, io: elettrostimolazione della figa con una ball gag in bocca
per reprimere le urla), per i suoi standard la nostra vita sessuale
 eccentrica e soddisfacente. Perci s, sono abbastanza cosciente
delle mie qualit da riconoscere ci che Luke vede in me, ma
ci sono locali a midtown pieni di ragazze come me, dolci Kate
bionde naturali, che si metterebbero a quattro zampe e farebbero
oscillare le loro code di cavallo sotto il naso di Luke in men che
non si dica. Probabilmente Kate  cresciuta in una casa di mattoni
rossi con le persiane bianche, una casa che non inganna, senza il
rivestimento da quattro soldi che aveva la mia. Ma una Kate non
potrebbe mai dare a Luke quello che gli do io, e questo  il vantaggio.
Arrugginita e coperta di batteri, sono la lama che intacca
le cuciture perfettamente orlate della vita da quarterback di punta
di Luke, minacciando di farla a brandelli. E a lui piace questa minaccia,
la possibilit del pericolo che rappresento. Ma non vuole
vedere davvero quello che posso fare, gli squarci frastagliati che
posso aprire. Ho passato gran parte della nostra storia a grattare
la superficie, a fare esperimenti per capire quanta pressione posso
esercitare, quand' che  troppo prima che inizi a sanguinare. Mi
sto stancando.
La cara direttrice di sala ha posato davanti a me un calice di
vino con una trascuratezza ben studiata. Il liquido color rubino
 tracimato dal bordo, raccogliendosi intorno alla base del calice
come se fosse una ferita da arma da fuoco.
Ecco a lei! ha cinguettato, lanciandomi quello che, ne sono
sicura,  il suo sorriso pi malevolo, ma che nella mia scala non
rientrerebbe neanche nel grado zero.
E cos il sipario si  sollevato, mentre i riflettori friggevano: il
momento di andare in scena. Oh, no ho esclamato sussultando.
Ho battuto il dito sulla linea tra gli incisivi superiori. Un enorme
residuo di spinacio. Proprio qui.
La direttrice di sala si  portata una mano alla bocca, il rossore
che le saliva dal collo su fino al viso. Grazie ha bofonchiato e si
 allontanata di soppiatto.
Gli occhi di Luke erano globi azzurri confusi nel sole pigro
della sera. Non aveva niente tra i denti.
Lentamente mi sono allungata sul tavolo e mi sono attaccata al
bordo del calice per salvare i jeans bianchi. Mai provare a fregare
una ricca stronza bianca e i suoi jeans bianchi. Tra i denti no, ma
invece su per il culo...
La risata di Luke  stata la standing ovation. Ha scosso la testa,
colpito. Sai essere davvero crudele, lo sai?
Il fioraio si far pagare a ore per la pulizia del giorno dopo.
Devi contrattare una tariffa forfettaria. Luned mattina. Naturalmente,
che cazzo, sono dovuta salire in ascensore con Eleanor
Tuckerman, nata Podalski, una vicecaposervizio del Women's
Magazine che, quando non sfrutta il mio talento dalle nove alle
diciassette, interpreta il suo ruolo di autorit su tutto ci che 
connesso al matrimonio e all'etichetta. Eleanor si  sposata un
anno fa e continua a parlare dell'evento con quel genere di austera
reverenza che si riserverebbe all'11 settembre o alla morte di
Steve Jobs. Immagino che andr avanti cos finch il marito non la
metter incinta e dar alla luce il nostro prossimo tesoro nazionale.
Dici davvero? Ho enfatizzato le mie parole con un piccolo sospiro inorridito. Eleanor  la responsabile approfondimenti,
una figura a cui rispondo, ed  pi grande di me di quattro anni.
Piacerle mi serve, e non ci vuole molto. Tutto ci che le tipe come
lei vogliono  che spalanchi gli occhioni davanti a loro, innocente
come Bambi, e le preghi di dispensarti pillole di saggezza.
Eleanor ha annuito solennemente. Ti mando via email il mio
contratto, cos puoi vedere come fare. E anche quanto abbiamo
sborsato, non lo ha aggiunto, ma il punto era precisamente quello.
Ho esclamato: Mi sarebbe di enorme aiuto, Eleanor scoprendo
i denti sbiancati di recente. Lo scampanellio delle porte
dell'ascensore ha annunciato la mia libert.
Buongiorno a te, Miss FaNelli. Clifford ha sbattuto le ciglia
in modo civettuolo. Clifford  il receptionist del Women's Magazine
da ventun anni e ha molteplici assurde ragioni per odiare la
maggior parte delle persone che gli passano davanti ogni giorno.
Il crimine di Eleanor  che  terribile, ma anche che una volta
 arrivata un'email che informava che c'erano dei biscotti in dispensa.
Clifford, che non poteva lasciare i telefoni incustoditi, ha
inoltrato l'email a Eleanor chiedendole di portargliene uno, insieme
a un caff con una quantit di latte sufficiente a farlo diventare
color cammello. In quel momento Eleanor era in riunione e,
quando l'ha letta, i biscotti erano finiti. Gli ha portato comunque
il suo prezioso caff color cammello, ma Clifford ha storto il naso
e da allora non le ha rivolto pi di cinque parole. Probabilmente
quella vacca si  mangiata l'ultimo invece di darlo a me mi ha
sibilato dopo l'incidente. Eleanor  forse la persona pi anoressica
che conosco e ce la siamo fatta sotto dalle risate.
Buongiorno, Clifford. L'ho salutato con un piccolo cenno
della mano, con il mio anello di fidanzamento che baluginava sotto
la batteria di luci al neon.
Ma guardate quella gonna. Clifford ha fischiato, lo sguardo
che approvava il tubino di pelle taglia trentotto in cui mi ero
strizzata dopo la catastrofica orgia di carboidrati del giorno prima.
Il complimento era tanto per me quanto per Eleanor. Clifford
adorava mostrare che tesoro poteva essere se soltanto non lo si
contrariava.
Grazie, caro. Ho aperto la porta a Eleanor.
Checca del cazzo ha mormorato lei mentre la varcava, a voce
abbastanza alta perch Clifford la sentisse. Mi ha guardata
aspettando di vedere cosa avrei fatto. Ignorarla sarebbe equivalso a
prendere una posizione. Ridere sarebbe stato un tradimento nei
confronti di Clifford.
Ho alzato le mani. Mi sono assicurata che la mia voce sorreggesse
la bugia. Vi adoro entrambi.
Quando la porta si  chiusa e Clifford non poteva pi sentirci,
ho detto a Eleanor che di l a breve sarei scesa al piano di sotto per
un colloquio conoscitivo. Potevo portarle uno snack o qualche
rivista dal chiosco?
Una barretta Kind e il nuovo numero di gq se ce l'hanno
ha risposto lei. Avrebbe sbocconcellato quella barretta per tutto il
giorno. Una nocciolina come spuntino di met mattina, un mirtillo rosso essiccato a pranzo. Ma mi ha rivolto un sorriso pieno di
gratitudine e naturalmente il mio obiettivo era quello.
La maggior parte dei miei colleghi cancella automaticamente
le email che hanno come oggetto Posso offrirle un caff? scritte
da ventiduenni diligenti, allo stesso tempo terrorizzate e dolorosamente
troppo sicure di s. Sono cresciute tutte guardando Lauren
Conrad in The Hills e hanno pensato: Quando sar grande voglio
lavorare in una rivista! Sono sempre deluse quando scoprono che
io non ho niente a che fare con la moda (Neanche con le rubriche
di Beauty? mi ha chiesto una volta una tipa tutta imbronciata,
cullando la borsa di Yves Saint Laurent di sua madre come se
fosse un neonato). Mi piace punzecchiarle. Gli unici omaggi che
riesco ad avere sono le bozze dei libri tre mesi prima che escano.
Cosa stai leggendo in questo periodo? La loro faccia che scolora
piano piano rivela sempre la risposta.
Il Women's Magazine ha una lunga e gloriosa tradizione nel
mescolare articoli alti e bassi. Il giornalismo serio spunta qui e l,
insieme a estratti occasionali da libri moderatamente apprezzati,
profili accuratamente selezionati di qualche dirigente donna che 
riuscita a sfondare il soffitto di vetro e pezzi sulle problematiche
femminili calde, ovvero contraccezione e aborto, e quella terminologia
pi delicata irrita davvero LoLo perch, come le piace dire:
Neanche gli uomini vogliono un bambino tutte le volte che scopano.
Ci detto, non  questo il motivo per cui un milione di diciannovenni
compra il Women's Magazine ogni mese. Ed  molto
pi probabile che la mia firma compaia accanto a 99 modi per
imburrargli la baguette che accanto a un'intervista a Valerie Jarrett.
La direttrice - LoLo, appunto, una donna chic e asessuata con
una presenza minacciosa che mi entusiasma perch mi fa sentire
che il mio lavoro  perennemente a rischio e per questo importante
- sembra essere allo stesso tempo disgustata e ammirata da me.
Sono stata incasellata nel ruolo di scrittrice di sesso all'inizio,
credo, per il mio aspetto. (Ho imparato a camuffare le mie tette,
ma  come se in me ci fosse qualcosa di intrinsecamente volgare.)
Ha finito per rimanermi appiccicato addosso perch ero veramente
brava a farlo. Scrivere di sesso non  affatto facile e non 
una cosa che la maggior parte dei redattori, fedelmente abbonati
all'Atlantic, si degnerebbe mai di fare. Qui fanno tutti a gara
nello sbandierare la loro ignoranza in materia, come se sapere
dove si trova il clitoride e fare giornalismo serio fossero due cose
che si escludono a vicenda. Che cos' il bdsm? mi ha chiesto
una volta LoLo. Anche se conosceva la risposta,  rimasta allegramente
a bocca aperta mentre le spiegavo la differenza tra sottomesso
e dominante. Io, per, sto al suo gioco. LoLo sa che non
 il profilo della fondatrice della emily's list che continua a far
volare la rivista fuori dalle edicole ogni mese e quei dati di vendita
le servono. Nell'ultimo anno si sono rincorse voci a proposito
del fatto che LoLo usurper il ruolo del direttore del New York
Times Magazine quando il contratto di quest'ultimo scadr.
Sei l'unica persona che sa scrivere di sesso in modo divertente
e intelligente mi ha detto una volta. Tieni duro un altro po' e
ti prometto che l'anno prossimo a quest'ora non dovrai scrivere
mai pi di pompini.
Ho tenuto a mente questa piccola lusinga, per me preziosa
come il parassita luccicante che ho attaccato al dito, per mesi.
Poi un giorno Luke  rincasato e ha annunciato che era in trattative
per essere trasferito all'ufficio di Londra. Avrebbe avuto un
aumento significativo del suo bonus, che  gi significativamente
accettabile. Non fraintendetemi, un giorno mi piacerebbe moltissimo
vivere a Londra, ma non alle condizioni di qualcun altro.
Luke  rimasto sbalordito quando ha visto lo sgomento velarmi il
viso.
Tu scrivi mi ha ricordato. Puoi scrivere ovunque.  questo
il bello del tuo lavoro.
Ho fatto il giro completo della cucina mentre peroravo la mia
causa. Io non voglio fare la freelance, Luke. Implorare incarichi
da un altro Paese. Voglio fare la redattrice qui. Ho indicato il pavimento,
qui, dove siamo adesso.  il New York Times Magazine.
Ho stretto le mani intorno a quell'opportunit, cos vicina,
e sono stata scossa da un brivido.
Ani. Luke mi ha stretto i polsi costringendomi ad abbassare
le braccia lungo i fianchi. So che devi liberarti da questa cosa.
Dimostrare a tutti che puoi fare di pi che scrivere di sesso eccetera.
Ma realisticamente che cosa succeder? Lavorerai l per
un anno, poi inizierai a starmi addosso per avere un figlio e dopo
non vorrai neanche pi tornare a lavorare. Siamo razionali. Dovrei...
dovremmo... si  ricordato di usare il plurale davvero
farci sfuggire quest'opportunit per un capriccio momentaneo?
So che Luke pensa che io non differisca dalla Tipica Kate quando
si tratta della questione figli. Volevo l'anello, un matrimonio
formale e un vestito imponente, ho una dermatologa ricca sulla
Quinta Avenue che m'inietter qualunque cosa io voglia e trascino
frequentemente Luke da ABC Carpet & Home per vedere serie
di lampade turchesi e tappeti vintage Beni Ourain. Non starebbero
benissimo nell'ingresso? suggerisco sempre, spingendolo a
girare il cartellino e a simulare un infarto. Penso che Luke faccia
affidamento sul fatto che inizier a stressarlo per farlo diventare
padre, come fanno tutte le mogli dei suoi amici. Finger di lamentarsene
davanti a una birra - Sta veramente monitorando il suo
ciclo - e tutti gli altri fingeranno solidariet. Ci sono passato,
amico. Ma nel profondo sono felici di avere qualcuno che li spinge
a fare quel passo, perch lo vogliono anche loro, preferibilmente
un maschietto ma ehi, c' sempre il bambino numero due se lei
non sforna l'erede la prima volta. Solo che gli uomini non devono
mai ammetterlo. E un uomo come Luke? Non si aspetterebbe mai
di dover dare un colpetto all'orologio e dire: Tic tac.
Il problema  che io non insister. I bambini mi sfiniscono.
Dio, l'idea di essere incinta, di partorire, mi mette in un tale
stato. Non esattamente un attacco di panico,  pi una rotazione,
una condizione particolare che  emersa all'incirca quattordici
anni fa, per cui all'improvviso mi sento come se fossi su una
giostra che gira e che hanno spento a met della corsa.  come se
rallentassi gradualmente fino a fermarmi, mentre il silenzio tra i
battiti del mio cuore che si fanno sempre pi deboli diventa sempre
pi lungo e io percorro gli ultimi giri della mia vita. Tutti quegli
appuntamenti, i medici e le infermiere che mi toccano - perch
le sue dita indugiano l? Sente qualcosa?  una massa tumorale?
Il movimento circolare potrebbe non finire mai. Sono il genere
di ipocondriaca scatenata e molesta che pu far perdere le staffe
anche al medico pi gentile. Ho eluso il destino una volta ed 
solo questione di tempo, vorrei spiegare loro, far capire che la
mia nevrosi  giustificata. Ho detto a Luke della rotazione, e ho
provato a spiegargli che penso che non potrei mai rimanere incinta,
perch mi preoccuperei veramente troppo. Lui  scoppiato
a ridere e mi ha strofinato il naso contro il collo, facendo le fusa:
Sei cos carina a dire che avresti tutte queste preoccupazioni per
il bambino. Io gli ho sorriso a mia volta. Ovviamente non era
quello che intendevo.
Ho sospirato e premuto il pulsante dell'atrio aspettando che le
porte dell'ascensore si aprissero. I miei colleghi storcono il naso
all'idea di incontrare queste sfigatelle, proprio come storcono il
naso quando si tratta di scrivere di perineo, ma io trovo che sia
divertimento allo stato puro. Nove volte su dieci,  la ragazza pi
carina della sua associazione studentesca, quella con l'armadio
migliore, la collezione pi ampia di jeans J Brand. Non mi stancher
mai di guardare il suo viso che si adombra nel vedere i miei
pantaloni Derek Lam a vita bassa, la crocchia disordinata che mi
spunta dal collo. Lei si stringe la vita del raffinato vestitino a trapezio
che improvvisamente diventa un capo da matrona, si alliscia
i capelli troppo piastrati e si rende conto di aver sbagliato tutto.
Dieci anni fa incontrare una ragazza cos per me sarebbe stata una
tortura e adesso le mattine in cui ho la possibilit di esercitare il
mio potere su di lei schizzo fuori dal letto.
La ragazza di questa mattina era di particolare interesse per
me. Spencer Hawkins - un nome per il quale avrei ucciso - aveva
frequentato la mia scuola, la Bradley School, si era appena laureata
al Trinity College (come tutte) e ammirava moltissimo la mia
forza di fronte alle avversit. Come se fossi una cazzo di Rosa
Parks o che so io. E lasciate che ve lo dica, ha toccato la corda
giusta: mi sono bevuta quelle cazzate.
L'ho individuata non appena sono uscita dall'ascensore: pantaloni
morbidi di pelle (se finta, di buona qualit) perfettamente
bilanciati da una camicia bianca inamidata e tacchi a spillo argentati,
una Chanel appesa all'avambraccio. Se non fosse stato per la
sua faccia rossa e rotonda, avrei potuto voltarmi e fingere di non
averla vista. Non me la cavo bene con la competizione.
Signora FaNelli? ha chiesto con una certa esitazione. Dio,
non vedevo l'ora di diventare una Harrison.
Ciao. Le ho stretto la mano cos forte che la catena della sua
borsa ha tintinnato. Abbiamo due possibilit per il caff: il chiosco
dei giornali vende Illy e la mensa Starbucks. Scegli tu.
Quello che preferisce. Buona risposta.
Non sopporto Starbucks. Ho arricciato il naso mentre mi
voltavo. L'ho sentita far ticchettare freneticamente i tacchi dietro
di me.
Buongiorno, Loretta! Il momento in cui sono pi sincera
 quando parlo con la cassiera del chiosco dei giornali. Loretta
ha gravi ustioni su tutto il corpo - nessuno sa perch - ed emana
un forte odore di rancido. Quando  stata assunta l'anno scorso,
molti si sono lamentati, era uno spazio cos piccolo e per di pi
a contatto con il cibo. Era davvero poco allettante. Ovviamente
era stato un gesto nobile da parte dell'azienda assumerla, ma non
sarebbe stato meglio piazzarla, ad esempio, al centro messaggi
nel seminterrato? Un giorno in effetti ho sentito Eleanor lamentarsi
proprio di questo con una collega. Da quando Loretta ha
iniziato a lavorare l, il caff  sempre fumante, i thermos del latte
sempre pieni - anche quelli del latte di soia! - e gli ultimi numeri
delle riviste sono in bella mostra sugli scaffali. Loretta legge tutto
quello che tocca, risparmia sull'aria condizionata e mette quei
soldi da parte per il suo fondo viaggi, e una volta ha indicato
una modella bellissima su una rivista e mi ha detto: Pensavo
fossi tu!. Deve essersi ustionata anche la gola, perch ha una
voce densa come uno stufato. Mi ha messo la foto sotto il naso.
L'ho vista e ho pensato: Questa  la mia amica. La parola mi
si  avvitata intorno alla gola e sono riuscita a stento a trattenere
le lacrime. Faccio sempre in modo di portare queste ragazze al
chiosco. Scrivevi per il giornale dell'universit? Appoggio il
mento su una mano e le incoraggio a raccontarmi del loro articolo sulla mascotte del campus, dei connotati omofobi del costume,
quando ho gi deciso quanto aiutarle sulla base di come trattano
Loretta.
Buongiorno! Loretta mi ha rivolto un sorriso raggiante. Erano
le undici e il chiosco era tranquillo. Loretta stava leggendo
Psychology Today. Ha abbassato la rivista rivelando un mosaico
di rosa, marrone e grigio su tutta la faccia. Questa pioggia ha
sospirato. Per quanto la odi, spero che piova tutta la settimana,
cos avremo un bellissimo weekend.
Puah, lo so. Loretta amava parlare del tempo. Nel suo Paese,
la Repubblica Dominicana, danzavano tutti per strada quando
pioveva. Ma non qui, mi ha detto. Qui la pioggia  sporca. Loretta,
lei  Spencer. Ho indicato la mia nuova preda, il cui naso
si stava gi arricciando. Non necessariamente un punto a suo sfavore,
non si pu evitare che il proprio corpo reagisca in un certo
modo quando si trova davanti il tanfo della tragedia. Come se non
lo sapessi. Spencer, Loretta.
Loretta e Spencer si sono scambiate un po' di convenevoli.
Queste ragazze erano sempre cortesi e non sarebbe mai saltato
loro in mente di non esserlo, ma nel loro comportamento di solito
c'era qualcosa di forzato che mi metteva in allerta. Alcune non
cercavano neanche di nascondere quanto erano stronze quando si
ritrovavano sole con me. Oh, mio Dio, era lei che puzzava cos?
mi ha detto una tizia una volta mettendosi una mano sulla bocca
per trattenere una risata, sfiorandomi la spalla con la sua con fare
cospiratorio, come se fossimo amiche che avevano appena taccheggiato
un mucchio di tanga da Victoria's Secret.
Ci sono t e caff, scegli quello che ti va. Ho preso una tazza
dalla pila e ci ho pompato dentro del liquido scuro dal thermos
mentre Spencer stava dietro di me, incerta.
Il t alla menta  ottimo ha detto Loretta saggiamente.
Davvero? ha chiesto Spencer.
S ha confermato Loretta. Molto rinfrescante.
Be' Spencer si  sistemata sulla spalla la sua classica borsa
trapuntata, non sono un tipo da t. Ma fuori fa molto caldo e mi
pare un ottimo consiglio.
Bene bene bene. Forse la stimata Bradley School stava finalmente
tenendo fede alla sua dichiarazione d'intenti: La Bradley
School persegue l'eccellenza nell'istruzione e si impegna ad
accrescere la compassione, la creativit e il senso del rispetto in
ciascuno dei suoi allievi.
Ho pagato le nostre bevande. Spencer voleva offrire, ma io ho
insistito, come faccio sempre, anche se ho l'immagine ricorrente
della mia carta di credito che viene respinta, cos che questa misera
spesa di cinque dollari e ventitr diventa la cosa che rade al
suolo tutto il teatrino: elegante, di successo, fidanzata, e il tutto
entro i ventotto anni, nientemeno. Il conto dell'American Express
 arrivato direttamente a Luke, il che mi fa strano, ma non strano
abbastanza da porvi fine. Guadagno settantamila dollari l'anno.
Se vivessi a Kansas City sarei una cazzo di Paris Hilton. I soldi
non saranno mai un problema grazie a Luke ma, nonostante
questo, c' una paura infantile della parola respinta, delle goffe
giustificazioni offerte alla cassiera da mamma, le sue mani rammaricate
che tremavano mentre cercava d'infilare di nuovo la carta in
un portafoglio pieno di ricevute di limite raggiunto.
Spencer ha bevuto un sorso di t.  delizioso.
Loretta ha sorriso raggiante. Cosa ti avevo detto?
Abbiamo trovato un tavolo nella mensa vuota. Una luce grigia
e piovosa ci incoronava dai lucernai e mi sono accorta che Spencer
aveva tre rughe diverse sulla fronte abbronzata, cos sottili che
avrebbero potuto essere capelli.
La ringrazio molto per aver accettato di incontrarmi ha iniziato.
Figurati. Ho sorseggiato il mio caff. So quanto pu essere
difficile entrare in questo settore.
Spencer ha annuito furiosamente.  durissima. Tutte le mie
amiche hanno scelto il campo della finanza. Hanno un lavoro che
le aspetta da prima che ci laureassimo. Ha giocherellato con il
filo della bustina di t. Io sto cercando di entrare in questo settore
da aprile e inizio davvero a chiedermi se non farei meglio a
provare in altri campi. Cos almeno avrei un lavoro, sta diventando
imbarazzante.  scoppiata a ridere. In questo modo potrei
trasferirmi qui e continuare a cercare nel tempo libero. Mi ha
guardata con aria interrogativa. Pensa che sia la cosa giusta da
fare? Ho paura che se metto sul curriculum che sto lavorando
in un altro settore non verr presa seriamente in considerazione
dalle redazioni delle riviste, ma ho anche paura che se non trovo
nessun lavoro, la ricerca potrebbe protrarsi cos tanto che saranno
pi preoccupati del fatto che non ho proprio nessuna esperienza
lavorativa. Spencer ha sospirato, frustrata da quel dilemma immaginario.
Lei cosa ne pensa?
Io ero scioccata dal fatto che non vivesse gi in citt, in un
appartamento tra la Novantunesima e la Prima, affitto e bollette
pagati da pap. Dove hai fatto il tirocinio? le ho chiesto.
Spencer ha abbassato lo sguardo imbarazzata. Non l'ho fatto.
O meglio s, l'ho fatto, ma in un'agenzia letteraria. Voglio fare la
scrittrice, che sembra una cosa stupida e campata in aria, come
dire: Voglio fare l'astronauta! , ma non avevo idea di come metterla
in pratica e un professore mi ha suggerito di farmi un'idea
della parte operativa del lavoro per capire come funziona il settore
editoriale. Non avevo neanche fatto mente locale che... ehi,
le riviste, che fra l'altro adoro, e adoro il Women's Magazine,
quando ero piccola avevo l'abitudine di rubare la copia di mia
madre... Questo  un aneddoto cos comune che non so mai se
devo crederci oppure se  diventata una cosa che dicono tutte.
E comunque, non avevo mai pensato che quelle cose l le scrive
qualcuno. Poi ho iniziato a fare qualche ricerca e questo, il lavoro
che fa lei,  quello che sono destinata a fare, lo so. Quando ha finito,
aveva il fiatone. Cos tanta passione, questa qui. Ma mi aveva
fatto piacere. La maggior parte delle ragazze voleva soltanto un
lavoro che consentisse loro di giocare con i vestiti, mescolarsi alle
celebrit e poter entrare al Boom Boom Room perch i loro nomi
erano perennemente in lista. Quelli erano alcuni extra piacevoli
del lavoro, ma erano sempre stati secondari rispetto al vedere di
Ani FaNelli stampato. Al ricevere la mia copia con una nota:
Esilarante o Il tuo tono  perfetto. Avevo portato quella pagina
a casa e Luke l'aveva appesa al frigorifero, come se avessi preso
A in un compito.
Be', sai che quando farai carriera come redattore, scriverai di
meno e editerai di pi. Questa  una cosa che mi aveva detto una
volta un redattore durante un colloquio e mi aveva inquietata. Chi
vorrebbe scrivere di meno e editare di pi? Adesso, dopo aver lavorato
nel settore per sei anni, lo capisco. Il Women's Magazine
ha opportunit limitate in termini di articoli veri e propri e c' un
tetto al numero di volte in cui ho potuto consigliare alle lettrici di
affrontare un argomento difficile con il loro fidanzato mentre gli
stavano sedute accanto invece che di fronte. Gli esperti dicono
che gli uomini sono pi ricettivi quando non hanno la sensazione
di essere presi di petto... letteralmente. Eppure, nel raccontare
del mio lavoro c'era qualcosa, gli occhi di chi mi ascoltava che si
illuminavano in segno di stima, di cui avevo bisogno proprio in
quel momento.
Ma vedo sempre il suo nome ha detto Spencer.
Be', quando non lo vedrai pi saprai che dirigo questo posto.
Spencer si  rigirata la tazza tra le mani, timidamente. Sa,
quando ho letto il suo nome per la prima volta sulla testata, non
ero sicura che fosse proprio lei. A causa del nome. Ma poi l'ho
vista durante la trasmissione Today e anche se il suo nome era un
po' diverso e lei sembrava cos diversa... non che non sia stata
sempre bellissima... A quel punto un intenso rossore ha iniziato
a salirle verso le guance. Ho capito che era lei.
Non ho detto niente. Doveva essere lei a chiedermelo.
Lo ha fatto a causa di ci che  successo? La domanda le ha
spento la voce.
Ecco la canzoncina e il balletto che eseguo per tutti quelli che
mi pongono questa domanda: In parte. Un professore all'universit
mi ha suggerito di farlo in modo da essere giudicata per i miei
meriti e non per quello che la gente poteva sapere di me. Poi faccio
sempre spallucce con aria modesta. Non che i pi si ricordino
davvero il mio nome; quello che ricordano  la Bradley. E invece
ecco la verit: iniziai a capire che c'era qualcosa che non andava
nel mio nome il primo giorno di scuola superiore. Circondata dalle
Chauncey e dalle Grier, dalle molte semplici ed eleganti Kate, senza
un solo cognome che finisse per vocale, TifAni FaNelli spiccava
come il parente burino che si fa vivo il giorno del Ringraziamento
e si scola tutto il whisky migliore. Non me ne sarei mai resa conto
se non fossi andata alla Bradley School. Ma se non fossi andata alla
Bradley, se fossi rimasta nella parte sbagliata della citt in Pennsylvania,
posso assicurarvi che in questo momento sarei ferma fuori
da un asilo a bordo della mia BMW in leasing, tamburellando sul
volante le dita con la french manicure. La Bradley  stata come una
madre adottiva violenta: mi ha salvata dal sistema ma solo per poter
sfogare su di me le sue contorsioni mentali alimentate dall'anfetamina.
Senza dubbio il mio nome ha fatto aggrottare la fronte
di alcuni impiegati dell'universit quando lo hanno letto sulla domanda
di ammissione. Sono sicura che si sono quasi alzati dalle sedie,
gridando alle segretarie: Sue,  quella TifAni FaNelli del...?
fermandosi improvvisamente nel vedere che avevo frequentato la
Bradley School e rispondendosi da soli.
Non ho osato sfidare la sorte e presentare domanda per una
delle universit della Ivy League, ma molte che aspirano ad assomigliarci
mi volevano, mi hanno detto di aver pianto leggendo il
mio saggio, caratterizzato da uno stile barocco e da dichiarazioni
istrioniche su tutto ci che avevo imparato su questa vita crudele,
anche se avevo appena iniziato a viverla. Oh, era una storia strappalacrime,
ho fatto in modo che lo fosse. Perci alla fine il mio
nome e la scuola che mi aveva insegnato a odiarlo mi hanno fatta
entrare alla Wesleyan, dove ho conosciuto la mia migliore amica,
Nell, la rampolla di una famiglia bianca e protestante di origini
inglesi, il cui pungiglione trafiggeva tutti tranne me,(1) ed  stata lei,
non un qualche saggio professore, a suggerirmi di lasciar perdere
Tif e tenere solo Ani, pronunciandolo Ahhh-ni, perch Annie
era semplicemente troppo mediocre per una persona stanca
del mondo come lo ero io. Cambiare il mio nome non ha avuto
niente a che fare con il fatto di nascondere il mio passato e tutto a
che fare con quello di diventare la persona che nessuno aveva mai
pensato che meritassi di essere: Ani Harrison.
Spencer ha avvicinato un po' di pi la sedia al tavolo per sfruttare
quel momento d'intimit. Odio quando mi si chiede quale
scuola superiore ho frequentato.
Questo non era un sentimento che potevo condividere. C'erano
momenti in cui adoravo dire dove ero andata a scuola, per avere
l'opportunit di dimostrare fino a che punto ero arrivata. Perci
ho abbozzato, la faccia di pietra, per farle capire che non eravamo
destinate a diventare amiche solo perch avevamo una scuola superiore
in comune. A me non importa. Sento che  parte della mia
identit.
Improvvisamente Spencer si  resa conto di essersi avvicinata
troppo, che quello non era un punto sul quale potevamo trovarci
d'accordo e che era stato presuntuoso da parte sua pensare il contrario.
Si  tirata indietro, lasciandomi il mio spazio. Ma certo.
Probabilmente proverei la stessa cosa se fossi in lei.
Parteciper al documentario le ho detto volutamente, per
mostrarle quanto poco m'importava.
Spencer ha annuito lentamente. Volevo chiederglielo. Ma 
ovvio che l'abbiano voluta.
Ho controllato il tag Heuer che avevo al polso. L'anno prima
Luke mi aveva promesso il Cartier. Io dico che dovresti senz'altro
provare a farti prendere per uno stage, anche se non  retribuito.
E come farei a pagarmi l'affitto? ha chiesto Spencer.
Ho lanciato un'occhiata alla Chanel appesa allo schienale della
sua sedia. A una seconda occhiata, mi sono accorta che le cuciture
iniziavano a disfarsi. Soldi di famiglia, questa qui, vincolati in
fondi fiduciari. Un buon nome, una casa di dimensioni accettabili
a Wayne, e neanche un centesimo da dare al mendicante in metropolitana.
Cameriera o barista di sera. Oppure fai la pendolare tutti i
giorni.
Da Philadelphia? Non tanto una domanda quanto un promemoria
del posto dal quale sarebbe dovuta venire, come se fossi
pazza a proporglielo. Il petto mi ha sfrigolato per l'irritazione.
Abbiamo avuto degli stagisti che facevano i pendolari da Washington
le ho detto. Ho sorseggiato lentamente il caff e ho piegato
la testa guardandola. Non sono soltanto due ore o poco pi
di treno?
Credo di s ha risposto Spencer con aria poco convinta. Il
suo atteggiamento rinunciatario mi ha delusa. Le cose erano andate
piuttosto bene fino a quel momento.
Per darle la possibilit di riscattarsi, ho allungato la mano per
sistemarmi la catenina d'oro. Non riuscivo a credere di aver tralasciato
il pezzo pi importante.
 fidanzata? Spencer ha spalancato gli occhi come un personaggio
dei cartoni animati per il mio orgoglio e la mia gioia: un
grosso smeraldo luccicante, affiancato da due brillanti, una semplice
fascia di platino. Era della nonna di Luke - pardon, della
sua nonnina - e quando me lo ha dato mi ha offerto la possibilit
di far montare le pietre su una vera di brillanti. Il gioielliere di
mamma ha detto che  il genere di anello che molte ragazze adesso
prediligono. Immagino sia pi moderno.
Ed  proprio per questo che non ho voluto farmelo rimontare.
No, lo avrei portato esattamente come lo aveva portato la cara
nonnina: sobrio e ricercato allo stesso tempo. Un messaggio molto
chiaro: questo  un cimelio di famiglia. Noi non abbiamo solo i
soldi, noi proveniamo dai soldi.
Ho allungato le dita, osservando quell'affare come se avessi
dimenticato che era l. Argh, lo so. Sono ufficialmente vecchia.
 l'anello pi incredibile che io abbia mai visto ha dichiarato
Spencer. Quando si sposa?
Il 16 ottobre! Le ho sorriso raggiante. Se Eleanor fosse
stata l a osservare quella scempiaggine da sposina rossa in viso,
avrebbe piegato il collo e fatto quel suo sorriso da Ma quanto
sei carina?. Poi avrebbe proseguito ricordandomi che anche se
ottobre non  necessariamente un mese piovoso, il tempo poteva
essere imprevedibile. Avevo un piano di riserva casomai avesse
piovuto? Lei aveva un tendone pronto e, anche se non aveva
dovuto usarlo, la prenotazione le era costata diecimila dollari.
Eleanor ne ha a bizzeffe di piccoli aneddoti impossibili da verificare
come questo.
Ho allontanato la sedia dal tavolo. Devo tornare al lavoro.
Spencer si  alzata in mezzo secondo. Mi ha teso la mano.
Grazie infinite, TifAni, cio si  coperta la bocca e il suo corpo
ha vibrato tutto mentre faceva una risatina da geisha, Ani. Mi
scusi.
A volte mi sento come una bambola a carica manuale, come
se dovessi portarmi un braccio dietro la schiena e girare la chiave
dorata per produrre un saluto, una risata, una reazione socialmente
accettabile, qualunque essa sia. Sono riuscita a rivolgere a
Spencer un sorriso di congedo tirato. Non avrebbe sbagliato di
nuovo il mio nome, non dopo la messa in onda del documentario,
non dopo che la telecamera avesse stretto sul mio volto dolente e
sincero, dissolvendo delicatamente ogni residua confusione su chi
sono e cosa ho fatto.

Capitolo 2.

Passai l'estate tra la terza media e il primo anno delle superiori
ad ascoltare mamma che farneticava della Main Line. Diceva che
era haut place e che andando a scuola l avrei davvero sperimentato
come vive l'altra met del cielo. Non avevo mai sentito
l'espressione haut place prima di allora, ma ne dedussi il significato
dall'intonazione carica di promesse nella voce di mia madre.
Era lo stesso gorgoglio di gola che aveva usato la commessa di
Bloomingdale's per convincerla a comprare una sciarpa di cachemire
che non poteva permettersi: Su di lei diventa proprio lussuosa.
Lussuosa. La parola magica. Ma pap non fu d'accordo
quando qualche ora dopo lei torn a casa e gliela strofin sul viso.
Fin dall'asilo avevo frequentato una scuola femminile cattolica,
in una cittadina sprovvista di qualunque aristocrazia in stile Main
Line, visto che distava venticinque chilometri dal confine. Non
che io sia cresciuta nei bassifondi o qualcosa del genere; la mia
zona era solo morbosamente borghese, con un bel po' di vicini
cafoni che invece si consideravano altolocati. All'epoca non avevo
idea che fosse cos, non avevo idea che il denaro potesse dimostrare
la propria et e che pi era antico e vissuto e pi valeva. Io
credevo che la ricchezza consistesse in BMW rosse tirate a lucido
(prese in leasing) e villone pretenziose con cinque camere da letto
(ipotecate tre volte). Non che noi fossimo abbastanza finti ricchi
da vivere in quelle case finto sfarzose da cinque camere.
La mia vera istruzione inizi la mattina del 2 settembre 2001,
il primo giorno del mio primo anno alla Bradley School a Bryn
Mawr, in Pennsylvania. Devo ringraziare la marijuana (o maria,
se volete mettermi in imbarazzo come mio padre) per avermi fatto
atterrare nell'ingresso dell'antica magione che ospitava la sezione
di inglese e materie umanistiche della Bradley, asciugandomi i palmi
sudati sui pantaloni cargo arancioni di Abercrombie & Fitch.
Se solo avessi detto no alle droghe, sarei entrata correndo nel cortile
interno della scuola superiore Mt. St. Theresa, con il ruvido
kilt blu che mi s'impigliava tra le cosce abbronzate dopo un'estate
passata a marinare nell'olio Hawaiian Tropic, il primo giorno di
una mediocre vita da adulta che non si sarebbe mai rivelata niente
di pi che un clich da Facebook. La mia esistenza sarebbe stata
definita in album fotografici che avrebbero progressivamente documentato
il fine settimana per il mio fidanzamento ad Atlantic
City, un matrimonio in chiesa color vaniglia e un neonato nudo
messo in posa ad arte.
Ecco cos'era successo: all'inizio della terza media io e le mie
amiche avevamo deciso che era arrivato il momento di provare
l'erba e in quattro eravamo salite sul tetto della casa della mia migliore
amica Leah, arrampicandoci dalla finestra della sua stanza,
per poi passarci uno spinello bagnaticcio fra le labbra lucide di
Bonne Bell. La spaventosa consapevolezza che l'erba aveva conferito
a tutte le parti del mio corpo - persino alle unghie dei piedi! -
era stata cos intensa che avevo cominciato a iperventilare e a
piangere.
C' qualcosa che non va avevo detto tra l'affanno e le risate
a Leah, che aveva cercato di calmarmi, ma alla fine aveva ceduto a
un attacco isterico di ridarella.
La madre di Leah era uscita per scoprire da dove venisse quel
baccano. Aveva chiamato mamma a mezzanotte e in un tragico
sussurro le aveva detto: Le ragazze hanno preso qualcosa.
Avevo un corpo alla Marilyn Monroe fin dalla quinta elementare
e i genitori non fecero fatica a credere che fossi io la mente
della rete di narcotraffico del nostro gruppo di scolarette cattoliche.
Avevo l'aspetto di una che porta guai. In una settimana passai
dal ruolo di ape regina della nostra piccola classe di quaranta
ragazzine a quello di piccola mosca noiosa che cercava di non
farsi schiacciare. Persino quella che si infilava le patatine nel naso
prima di mangiarle non si sarebbe abbassata a sedersi accanto a
me a pranzo.
Le voci arrivarono fino all'amministrazione. Mamma e pap
furono convocati per un incontro con la preside, un'orchessa di
nome suor John, che sugger di cercarmi una scuola alternativa
per proseguire gli studi. Mamma borbott per tutto il viaggio in
macchina fino a casa, giungendo alla conclusione che mi avrebbe
mandato in una di quelle scuole private esclusive della Main Line,
che mi avrebbe dato maggiori possibilit di entrare in un'universit
della Ivy League, che mi avrebbe dato maggiori possibilit
di sposare qualcuno con i soldi veri. Gliela faremo vedere annunci
trionfante, le mani che strozzavano il volante come se si
trattasse del collo da lottatrice di suor John. Avevo aspettato un
secondo prima di azzardarmi a chiedere: Ci sono anche i maschi
nella Main Line?.
Qualche giorno pi tardi mamma venne a prendermi in anticipo
alla Mt. St. Theresa e percorremmo in macchina il tragitto
di quarantacinque minuti fino alla Bradley School, un'istituzione
mista, privata, aconfessionale, situata nelle viscere della lussureggiante
Main Line ricoperta dall'edera. Il responsabile delle
ammissioni fece in modo di menzionare, due volte, il fatto che la
prima moglie di J. D. Salinger aveva frequentato la Bradley School
ai primi del Novecento, all'epoca in cui era un collegio femminile.
Memorizzai quella curiosit, pronta a tirarla in ballo nei colloqui
con futuri datori di lavoro e suoceri. Oh, s, ho frequentato la
Bradley School... sapeva che anche la prima moglie di Salinger ha
studiato l?  accettabile essere insopportabili purch si sia consapevoli
di esserlo. Almeno  cos che lo giustificavo a me stessa.
Dopo il giro della scuola, dovetti sostenere l'esame di ammissione.
Mi fecero accomodare a un tavolo regale in una sala da pranzo
formale e cavernosa, che si trovava nell'ala accanto alla mensa.
La targa di bronzo sullo stipite della porta la indicava come SALA
BRENNER BAULKIN. Non riuscivo a capire come fosse possibile che
qualcuno, nel mondo anglofono, si chiamasse Brenner.
Non ricordo molto dell'esame, tranne la parte in cui dovetti
descrivere un oggetto senza mai identificarlo esplicitamente. Scelsi
la mia gatta e conclusi il saggio con lei che si tuffava dalla nostra
veranda verso una morte straziante e cruenta.
La fissazione della Bradley per J. D. Salinger mi aveva fatto pensare
che avessero un debole per gli scrittori tormentati, e avevo ragione.
Qualche settimana pi tardi ci informarono che mi era stata
concessa una borsa di studio e che mi sarei diplomata alla Bradley
School nel 2005.
Sei nervosa, tesoro? mi chiese mamma.
No mentii, guardando fuori dal finestrino. Non capivo perch
avesse fatto tutte quelle scene a proposito della Main Line.
Ai miei occhi di quattordicenne, le case di quella zona non erano
imponenti neanche la met rispetto all'obbrobrio di stucco rosa in
cui viveva Leah. Il gusto, dovevo ancora impararlo, era il delicato
equilibrio tra costoso e dimesso.
Te la caverai alla grande. Mamma mi strinse il ginocchio,
mentre la roba vischiosa che aveva sulle labbra rifletteva la luce
bianca del sole quando sorrideva.
Un gruppo di ragazze, in fila per quattro, marciarono accanto
alla nostra BMW, gli zaini saldamente assicurati alle spalle esili con
entrambi gli spallacci, grosse code di cavallo che ondeggiavano
come piume bionde sugli elmetti degli spartani.
Mamma, lo so. Alzai gli occhi al cielo, pi per me che per
lei. Ero pericolosamente vicina alle lacrime, ad accoccolarmi tra
le sue braccia mentre lei faceva correre le sue lunghe unghie appuntite
su e gi lungo il mio avambraccio fino a farmi venire la
pelle d'oca. Fammi il solletico sul braccio! la imploravo sempre
quando ero piccola, raggomitolandomi accanto a lei sul divano.
Farai tardi! Mi piant sulla guancia un bacio che lasci uno
strato appiccicoso di lucidalabbra. In cambio ricevette un ciao
imbronciato da fresca adolescente. Quella mattina, a trentacinque
gradini di distanza dal portone della scuola, stavo ancora facendo
soltanto le prove per la mia parte.
La prima ora di lezione fu nell'aula magna e, da grande idiota,
ne ero emozionata. La mia scuola media non aveva campanelle
o insegnanti diversi per lezioni diverse. Per ogni classe c'erano
quaranta ragazze, divise in due aule. Nella tua aula studiavi matematica,
scienze sociali, scienze, religione e inglese con la stessa
insegnante per tutto l'anno e, se eri fortunata, beccavi quella che
non era la suora (io non ero mai stata fortunata). L'idea di una
scuola in cui la campanella suonava ogni quarantuno minuti, facendoti
andare nella classe accanto, con un nuovo insegnante e un
nuovo agglomerato di studenti, mi faceva sentire una guest star di
Bay side School o gi di l.
Ma la parte pi emozionante di quella prima mattina fu inglese.
Inglese avanzato, un'altra distinzione che la mia vecchia scuola
non aveva mai fatto, e dove mi ero assicurata un posto grazie alla
mia brillante descrizione in centocinquanta parole della tragica
dipartita della mia gatta. Non vedevo l'ora di prendere appunti
con la penna verde che avevo comprato alla cartoleria della scuola.
La Mt. St. Theresa ci faceva scrivere a matita come mocciose,
ma alla Bradley non importava con cosa scrivevo. Non le importava
neppure che tu prendessi appunti, purch i tuoi voti fossero
sempre alti. I colori della Bradley erano il bianco e il verde e avevo
comprato una penna della stessa sfumatura delle maglie della
squadra di basket per dimostrare la mia nuova appartenenza.
Inglese avanzato era una classe piccola, solo dodici studenti, e
invece che ai banchi, potevamo sederci a tre lunghi tavoli, stretti
l'uno accanto all'altro a formare un ferro di cavallo. Il professor
Larson era una persona che mamma avrebbe snobbato definendolo
corpulento, ma quei dieci chili in pi gli avevano regalato
una faccia piena e gentile: occhi socchiusi e una leggera incurvatura
del labbro superiore che gli dava l'aria di uno che stava
ripensando alla battuta esilarante detta la sera prima da un amico
davanti a una Bud Light tiepida. Portava camicie color pastello un
po' stinte e aveva quel genere di capelli castano chiaro lisci e flosci
che ci garantiva che non era passato troppo tempo da quando era
uno studente delle scuole superiori come noi e che s, insomma,
ci capiva benissimo. I miei lombi da quattordicenne approvavano.
Tutti i lombi di noi quattordicenni approvavano.
Il professor Larson stava spesso seduto, di solito con le gambe
allungate davanti a s, portandosi frequentemente una mano
dietro la testa e appoggiandoci il cranio, mentre chiedeva: E secondo
te perch  importante il passaggio in cui Holden cita la
filastrocca sul campo di segale?.
Quel primo giorno il professor Larson ci fece dire a turno una
cosa bella che avevamo fatto quell'estate. Ero sicura che avesse
pensato quell'esercizio per me: quasi tutti gli altri ragazzi, i cosiddetti
ergastolani, erano passati alle superiori direttamente dalla
scuola media Bradley e probabilmente si erano frequentati per
tutta l'estate. Ma nessuno sapeva cosa aveva fatto la nuova arrivata
e, anche se non avevo fatto altro che abbronzarmi sulla veranda
di casa mia, guardando soap opera dalla finestra come una sfigata
sudata e senza amici, non c'era bisogno che lo sapessero. Quando
venne il mio turno, raccontai a tutti che il 23 agosto ero stata al
concerto dei Pearl Jam, cosa che non era successa, ma che non mi
ero neanche inventata di sana pianta. La mamma di Leah aveva
prenotato i biglietti per noi prima di tutto quel disastro con l'erba,
prima di avere la prova definitiva che esercitavo sulla figlia la cattiva
influenza che aveva sempre sospettato. Ma c'era un oceano tra
Leah e quelle persone nuove e io avevo dei nuovi amici su cui fare
colpo, perci mentii e sono felice di averlo fatto. La mia cosa bella
di quell'estate suscit vari cenni di approvazione e addirittura un
figo da parte di un ragazzo di nome Tanner che, lo appresi con
sorpresa, non era solo l'obiettivo che mi ero prefissata per la mia
pelle quell'estate, ma anche un nome.(2)
Dopo che finimmo quel gioco il professor Larson volle parlare
del Giovane Holden, che ci era stato assegnato come lettura
estiva. Mi sedetti pi dritta. Avevo divorato il libro in due giorni in
veranda, lasciando impronte umidicce a forma di mezzaluna con i
pollici su ogni pagina. Mamma mi aveva chiesto cosa ne pensassi
e quando le avevo risposto che pensavo che fosse divertentissimo,
mi aveva guardata perplessa e mi aveva detto: Tif, guarda
che Holden ha un grave esaurimento nervoso. Quella rivelazione
mi aveva sconvolto a tal punto che avevo riletto il libro, profondamente
preoccupata che quell'elemento cruciale della trama mi
fosse sfuggito. Per un attimo avevo avuto paura di non essere il
genio delle lettere che mi piaceva pensare, ma poi mi ero ricordata
di come la Mt. St. Theresa snobbasse la letteratura in favore della
grammatica (meno sesso e peccato nella grammatica), perci in
realt non era colpa mia se le mie osservazioni non erano ficcanti
quanto avrebbero potuto essere. Prima o poi ci sarei arrivata.
Il ragazzo pi vicino alla lavagna emise un lamento. Si chiamava
Arthur e la cosa bella che aveva fatto quell'estate era stata un
giro nella redazione del New York Times che, a giudicare dalle
reazioni della classe, non era bello come vedere i Pearl Jam in concerto,
ma neanche brutto come assistere al Fantasma dell'opera al
Kimmel Center. Persino io capivo che assistere a un musical non
impressiona nessuno, a meno che non sia a Broadway.
Ti  piaciuto molto, non  vero? scherz il professor Larson
e la classe ridacchi.
Arthur pesava quasi centoquaranta chili e l'acne gli incorniciava
la faccia come due parentesi. Aveva i capelli talmente unti
che quando ci pass le mani in mezzo rimasero cos, un arco oleoso
dall'attaccatura alla sommit della testa. Dai, Holden non potrebbe
essere meno consapevole! Se ne sta l a chiamare tutti ipocriti,
quando l'ipocrita peggiore di tutti  lui.
Hai sollevato un problema interessante disse il professore
incoraggiante. Holden  un narratore affidabile?
La campanella suon prima che qualcuno potesse rispondere e
mentre Larson assegnava la lettura dei primi due capitoli di Aria
sottile, di cui avremmo discusso nei giorni seguenti, tutti
infilarono matite e quaderni nei loro zaini prima di correre fuori in un
turbinio di zoccoli Steve Madden e di gambe coperte di peluria.
Non capivo perch uscissero tutti cos in fretta. Era la prima volta
che me ne accorgevo ma, a quel punto, ho continuato a notarlo
per il resto della mia vita: ero lenta. Quello che agli altri riesce
senza sforzo, a me non riesce se non m'impegno.
Quando mi resi conto che ero rimasta da sola con il professor
Larson le mie guance arrossirono sotto il fondotinta CoverGirl
che secondo mamma mi serviva e che io avevo dato per scontato
che le altre ragazze avrebbero portato. Non era cos.
Tu vieni dalla St. Theresa, giusto? Il professore era curvo
sulla cattedra e stava sfogliando dei documenti.
Mount St. Theresa. Finalmente riuscii a chiudere lo zaino.
Il professor Larson alz lo sguardo dalla cattedra e la piega sul
suo labbro divenne pi profonda. Giusto. Bene, la relazione sul
libro che hai fatto era molto buona. Molto approfondita.
Anche se quella sera a letto avrei ripensato in continuazione
a quel momento fino a digrignare i denti e a stringere i pugni
per evitare l'autocombustione, non volevo fare altro che uscire
di l. Non ho mai saputo dire la cosa giusta al momento giusto e
probabilmente la mia faccia assomigliava a quella della mia zia
irlandese quando ha bevuto troppo vino rosso e inizia ad accarezzarmi
i capelli e a dirmi quanto le sarebbe piaciuto avere una
figlia. Grazie.
Lui sorrise e i suoi occhi scomparvero. Lieto di averti nella
mia classe.
Ah, be', ci vediamo domani. Feci per salutarlo con un cenno
della mano e cambiai idea a met strada. Probabilmente diedi
l'impressione di avere una specie di tic da sindrome di Tourette.
Avevo imparato tutto quello che c'era da sapere sulla sindrome di
Tourette un giorno in cui ero ammalata, guardando una puntata
del Sally Jessy Raphael Show.
Il professor Larson rispose al mio saluto con un piccolo cenno
della mano.
A pochi passi dalla porta dell'aula c'era una cattedra rotta e
Arthur ci aveva appoggiato lo zaino. Ci stava frugando dentro, ma
mentre mi avvicinavo a lui alz lo sguardo.
Ehi disse.
Ciao.
Gli occhiali disse a mo' di spiegazione.
Oh. Infilai le mani sotto gli spallacci dello zaino e li strinsi
forte.
Hai pausa pranzo adesso? chiese.
Io annuii. Ma avevo programmato di passarla in biblioteca.
Non riuscivo a concepire niente di peggio dell'attimo dopo aver
pagato il pranzo, quando mi sarei guardata intorno nella sala della
mensa, facendo vagare lo sguardo per quella distesa di facce
senza nome per poi essere costretta a sedermi dove non mi volevano
perch non era consentito portare le cose da mangiare fuori
dalla mensa. Il primo giorno di scuola c'erano un sacco di cose da
raccontarsi e nessuno voleva sprecare quel tempo prezioso per i
pettegolezzi prendendosi la responsabilit di accogliere la nuova
arrivata. Lo capivo, per me sarebbe stata la stessa cosa. Sapevo
che a un certo punto tutto mi sarebbe diventato familiare, che
quella rossa riccia con le vene azzurre appena accennate sulla
fronte sarebbe diventata la ragazza con il quoziente intellettivo
pi alto della classe, che avrebbe presentato domanda in anticipo
per Harvard e sarebbe stata la prima studentessa della Bradley
della classe del 2005 a essere ammessa. (Su un totale di settantuno
studenti, furono nove in tutto. Non a caso il Main Line
Magazine aveva definito eccellente la preparazione per l'universit
offerta dalla Bradley.) Che il calciatore basso e tarchiato
con dei pettorali veri sarebbe diventato il ragazzo a cui Lindsay
Biz Hanes avrebbe fatto un pompino nel seminterrato del suo
migliore amico nel corso dell'ultima estate mentre il padrone di
casa guardava. Alla fine quelle facce e quelle identit avrebbero
assunto un significato per me e alla fine anch'io sarei diventata
qualcuno per tutti quanti gli altri, con una serie di aneddoti
folcloristici a spiegare perch stavo seduta con chi stavo seduta,
perch avevo scelto certe persone e non altre a cui offrire la mia
lealt. Ma fino a quando quel momento non fosse arrivato, preferivo
conservare la mia dignit portandomi avanti con i compiti
di spagnolo in biblioteca.
Vengo con te propose Arthur.
Si mise su una spalla lo zaino ingombrante e fece strada, i suoi
grossi polpacci pallidi che sfregavano l'uno contro l'altro mentre
arrancava gi per le scale. Sapevo cosa si prova quando il tuo
corpo ti tradisce. Avevo solo quattordici anni e gi sembravo una
studentessa universitaria del primo anno che deve perdere i classici
cinque chili di troppo che mettono su tutte le matricole. Per i
miei coetanei maschi erano stupidi e siccome avevo le braccia e le
gambe relativamente magre e un seno che con le magliette con lo
scollo a V sembrava pornografico, pensavano che avessi un corpo
perfetto. E questo nonostante il fatto che, sotto i vestiti, ci fosse
un disastro genetico cui neppure un attacco di anoressia scatenato
dall'ansia per l'abito del ballo avrebbe potuto porre rimedio: una
pancia che era un mucchio di grasso, un ombelico che ammiccava
come un occhio a mandorla. Fu l'estate in cui inizi ad andare
di moda il tankini e in vita mia non sono mai stata pi grata a un
capo di abbigliamento.
Sei, tipo, innamorata del professor Larson come tutte le altre
ragazze della scuola? Arthur sorrise e si sistem gli occhiali, che
finalmente aveva trovato, sul naso lucido.
Prima le mie insegnanti erano suore. Che dici,  colpa mia?
Una ragazza cattolica disse Arthur solennemente. Da quelle
parti non ce n'erano molte come me. Dove?
Mt. St. Theresa Academy? Aspettai la sua reazione, che, lo
immaginavo, non sarebbe stata favorevole. Quando mi accorsi
dalla sua espressione che non aveva capito, aggiunsi: A
Malvern?. Tecnicamente Malvern era considerata l'inizio della Main
Line, ma era l'ultimo rango delle truppe, quello che proteggeva i
generali e i capitani nel cuore morbido del campo di battaglia. I
plebei che ne sfioravano il confine infastidivano la maggior parte
degli abitanti blasonati della Main Line: Malvern non apparteneva
davvero alla loro dinastia.
Arthur fece una smorfia. Malvern?  lontano. Tu abiti l?
E cos iniziarono gli anni di spiegazioni: no, a dire il vero non
abito l. Abito a Chester Springs, che  ancora pi lontano e pullula
di plebei e anche se ci sono delle belle case antiche che incontrerebbero
di certo il vostro favore, io non vivo in una di quelle.
Quanto ci metti per arrivare qui? chiese Arthur dopo che
ebbi finito la mia tiritera.
Tipo mezz'ora. Erano quarantacinque minuti, certi giorni
cinquanta, ma quella era un'altra delle bugie che imparai a raccontare.
Io e Arthur arrivammo all'ingresso della mensa e lui mi fece
segno di entrare per prima. Dopo di te.
Non sapevo ancora chi avrei dovuto temere, perci anche se la
mensa era affollata e traboccava di un'energia che avrebbe potuto
essere interpretata come minacciosa, io ne ero ignara. Guardai
Arthur salutare qualcuno e lo seguii quando disse: Vieni.
La mensa era il punto di convergenza dove s'incontravano l'antica
magione e il nuovo edificio della scuola. I tavoli per il pranzo
erano di legno, una sfumatura consunta color caff, scheggiato a
rivelare lo scheletro sabbia. I pavimenti scuri in pendant terminavano
davanti a un grande ingresso che sfociava in un atrio di recente
costruzione con lucernai, marmo lucido a terra e finestroni
che andavano dal pavimento al soffitto e che davano sul cortile,
dove studenti delle medie pascolavano in mezzo al prato come
bestiame. Il cibo si trovava in una stanza a u che accoglieva chi
proveniva dall'antica magione con un banco di gastronomia e che
ti risputava nell'atrio nuovo, poco pi in l rispetto alle braccia
ossute delle anoressiche in fase di recupero che si avvicinavano al
bancone delle insalate per prendere broccoli e dressing all'italiana
senza grassi.
Seguii Arthur, che si ferm a un tavolo accanto a un camino
antico. Sembrava che non venisse usato da anni, ma la sua bocca
sporca di fuliggine suggeriva che i precedenti abitanti lo avevano
apprezzato. Arthur lasci cadere lo zaino su una sedia di fronte a
una ragazza con grandi occhi castani cos distanti l'uno dall'altro
che erano praticamente all'altezza delle basette. Alle sue spalle la
chiamavano lo Squalo, ma quegli occhi inconsueti in realt erano
la sua caratteristica migliore e ci che un giorno suo marito
avrebbe amato di pi in lei. Indossava dei pantaloni color kaki e
una felpa di cotone che le si raccoglieva sotto il seno abbondante
formando una specie di marsupio spiegazzato. Accanto a lei c'era
un'altra ragazza, il mento tra le mani, i lunghi capelli castani che
le scendevano sulle spalle e formavano una pozza sul tavolo intorno
ai suoi gomiti. Era cos pallida che fui sconvolta dalla sua
gonna corta, che metteva in mostra cos sfacciatamente le gambe
bianche. Mamma mi avrebbe legata su un lettino solare prima di
consentirmi di uscire con una pelle cos chiara. Sembrava per
che la cosa non la infastidisse. Il ragazzo accanto a lei indossava
una maglietta da calcio che sembrava obbligatoria per fare il paio
con il suo bell'aspetto salubre, e teneva la mano appoggiata su un
quadrante della parte bassa della schiena di lei che solo un fidanzato
avrebbe toccato.
Ehi disse Arthur. Lei  TifAni. Ha frequentato una scuola
cattolica. Siate carini con lei. Se l' gi vista abbastanza brutta.
Ciao, TifAni! disse lo Squalo, raggiante. Gratt il fondo di
un vasetto da budino vuoto con un cucchiaio di plastica, cercando
di tirare su gli ultimi residui di poltiglia appiccicaticcia al
cioccolato.
Ciao.
Arthur indic lo Squalo. Beth. Poi la ragazza pallida. Sarah.
Poi il suo ragazzo. Teddy.
Un coro a cappella di ciao. Alzai la mano e salutai di nuovo.
Forza. Arthur mi tir per la manica. Io appesi lo spallaccio
del mio zaino allo schienale di una sedia e mi avvicinai alla fila
che si stava formando al bancone. Quando fu il turno di Arthur,
ordin un enorme sandwich con roast beef e tacchino, tre tipi
diversi di formaggio, niente pomodori, solo lattuga e cos tanta
maionese che faceva eie ciac tutte le volte che lo mordeva. Io chiesi
una tortilla agli spinaci farcita con formaggio, mostarda e pomodoro
(oh, i tempi in cui credevo che una tortilla avesse meno
calorie del pane!). Arthur lanci sul suo vassoio due pacchetti di
patatine, ma mi accorsi che la maggior parte delle ragazze non le
prendeva, perci non le presi neanch'io. Portai alla cassa la mia
tortilla e la mia Diet Snapple e mi misi in fila per pagare.
Mi piacciono i tuoi pantaloni. Il complimento mi fece voltare.
Una ragazza che era allo stesso tempo estremamente strana e
affascinante indic con un cenno i miei pantaloni cargo arancioni,
che gi non vedevo l'ora di non indossare mai pi. Aveva i capelli
di un biondo tiziano cos uniforme che non poteva essere naturale,
grandi occhi castani chiss come privi di ciglia e la pelle del
colore di chi ha una piscina nel cortile di casa e nessun lavoretto
estivo. Con la sua camicia fucsia e la gonna a pieghe da scolaretta
che quasi certamente infrangeva le regole sulla lunghezza delle
gonne era vestita in un modo che sfidava lo stile preppy androgino
che sembrava predominante tra le ragazze della Bradley, ma si
atteggiava come se fosse il capo della banda.
Grazie. Sorrisi raggiante.
Sei nuova? mi chiese. Aveva la voce roca, come le voci fuori
campo in quegli spot che ti esortano a chiamare immediatamente
una hotline.
Quando annuii disse: Mi chiamo Hilary.
Io mi chiamo TifAni.
Ehi, Hilary! La voce tonante proveniva dal centro del tavolo pi rispettato della mensa, affollato da ragazzi con i peli sulle
gambe - peli veri, ispidi e scuri come quelli di mio padre - e ragazze
pronte a ridere quando loro si accusavano a vicenda di
appartenere a una delle seguenti categorie: femminuccia, ritardato,
testa di cazzo.
Ehi, Dean! Hilary rispose alla chiamata.
Prendimi un po' di pesciolini gommosi le chiese. Non avendo
un vassoio, Hilary aveva le mani piene. Si mise la lattina di
Coca Light sotto il mento e si appoggi un pacchetto di pretzel
nell'incavo del braccio.
Preso! Ero alla cassa e afferrai il sacchetto di caramelle prima
che lo facesse lei, pagandolo insieme alla mia tortilla e alla mia
bevanda tra le sue proteste.
Non me ne dimenticher disse, afferrando il sacchetto con il
mignolo, riuscendo chiss come a trasportare tutti i suoi acquisti
solo con le mani.
Raggiunsi Arthur, che si era fermato qualche metro pi in l
rispetto alla cassa. L'incontro e la curiosit di Hilary nei miei confronti
mi avevano fatto arrossire. A volte per una ragazza una tregua
momentanea dalle rivalit tra femmine  molto pi preziosa
di un ragazzo che ti piace davvero che ti chiede di uscire e non
sparisce neanche dopo che gli hai dato quello che voleva.
Vedo che hai conosciuto una met delle HO.
Lanciai un'occhiata a Hilary che lasciava cadere il sacchetto di
caramelle sul vassoio di Dean. I maschi potevano usare i vassoi.
 una troia?(3)
 un acronimo per Hilary e la sua migliore amica, Olivia.
Quella l. Indic con un cenno una ragazza con i capelli scuri ricci,
che esprimeva il suo apprezzamento ridendo mentre le Gambe
Pelose costruivano una fortezza con i contenitori vuoti delle
patatine fritte. Se lo  inventato usando i loro nomi. Secondo
me non sanno neanche che cos' un acronimo. Arthur sospir,
compiaciuto della loro ignoranza. E questo rende il tutto ancora
pi geniale.
Potevo non aver capito subito che Holden Caulfield era in preda
a un esaurimento nervoso, ma, che Dio mi sia testimone, sapevo
perfettamente che cos'era un acronimo.
Sono veramente delle HO? Prima di allora non avevo mai
sentito una ragazza appropriarsi volontariamente di una definizione
come quella. Una volta mi avevano dato della troia, il passaggio
naturale che tutti fanno quando hai un seno da adulta a dodici
anni, e avevo pianto tra le braccia di mamma per un'ora.
Gli piacerebbe. La pelle sul dorso del naso unto di Arthur si
arricci. Ma non saprebbero cosa fare con un cazzo neanche se
glielo sbattessero in faccia.
Dopo il pranzo ebbi chimica, una delle materie che mi piacevano
di meno, ma fu emozionante lo stesso perch entrambe
le HO erano nella mia classe. L'emozione svan in fretta quando
l'insegnante ci disse di dividerci in coppie per un esperimento
che avrebbe dimostrato che la chimica poteva essere figa.
Guardai disperatamente alla mia destra, ma il mio vicino si era
gi girato e stava facendo segno a qualcuno che voleva come
compagno. A sinistra la situazione era la stessa. Coppiette felici
s'incamminarono verso il fondo dell'aula e quella migrazione
rivel la presenza di un altro studente staccato dal gruppo, un
ragazzo con i capelli castano chiaro e occhi che erano visibilmente
azzurri anche dall'altra parte dell'aula. Mi fece un cenno
e aggrott la fronte, una tacita richiesta di essere la sua compagna,
anche se ormai quella era l'unica opzione. Gli feci un
cenno a mia volta e ci avviammo verso le postazioni dietro la
fila di banchi.
Oh, bene disse la professoressa Chambers quando ci vide
uno accanto all'altra, ancora un po' incerti. Liam e TifAni, prendete
l'ultimo tavolo accanto alla finestra.
Come se avessimo altra scelta borbott sommessamente
Liam, in modo che la Chambers non potesse sentirlo. Siete gentili
a preoccuparvi di quelli nuovi.
Mi ci volle un secondo per rendermi conto che stava includendo
anche se stesso nella categoria di quelli nuovi. Gli lanciai
un'occhiata. Tu sei nuovo?
Lui scroll le spalle, come se desse per scontato che era ovvio.
Anch'io! sussurrai tutta emozionata. Non riuscivo a credere
di essere stata cos fortunata da finire con lui. Quelli nuovi sono
obbligati per contratto a stare uniti tra di loro.
Lo so. Abbozz un sorriso e la luce pomeridiana si appunt
sulla fossetta che aveva sulla guancia. Fermo in quella posa, avrebbe
potuto essere un poster che si stacca da Tiger Beat. Sei
troppo carina per essere scelta per ultima.
Strinsi le cosce, cercando di soffocare l'incendio.
La professoressa Chambers inizi uno sproloquio sulla sicurezza
che non interess a nessuno finch non disse che se non
stavamo attenti saremmo usciti di l con capelli e sopracciglia bruciacchiati.
Mi lanciai un'occhiata alle spalle per guardarla, accorgendomi
in quello stesso istante che Hilary mi stava osservando
con i suoi grandi occhi senza ciglia, come se avesse gi subito la
sorte che tanto preoccupava la professoressa Chambers. Avevo
un secondo per prendere una decisione: distogliere lo sguardo e
fingere di non averla vista oppure sorriderle e avere un qualsiasi
scambio non verbale che avrebbe potuto ulteriormente suscitare
il suo apprezzamento nei miei confronti. L'istinto che mi aveva
fatto guadagnare la mia effimera popolarit alla Mt. St. Theresa si
manifest e scelsi la seconda opzione.
Con mia grande gioia Hilary mi sorrise a sua volta e diede un
colpetto a Olivia, sussurrandole qualcosa all'orecchio mentre le
si avvicinava. Anche Olivia mi sorrise e mi fece un cenno.  un
figo mim Olivia con la bocca allungando parecchio le labbra
intorno alla parola figo e indicando Liam con un impercettibile
cenno del capo. Io gli lanciai una rapida occhiata per essere sicura
che non ci stesse guardando e mimai a mia volta: Lo so.
Mio Dio, ero cos soddisfatta di me quando la campanella suon
alle 15,23. Era soltanto il primo giorno e avevo iniziato a flirtare
con il ragazzo nuovo e figo, accampando diritti su di lui in un
modo che solo la nostra reciproca condizione di nuovi a scuola
poteva consentire, e avevo legato con le HO. Mi venne voglia di
mandare un bel biglietto con un decoro floreale a quella bestiaccia
di suor John: Cara suor John, mi trovo proprio bene nella mia
nuova scuola e ho conosciuto un ragazzo da cui mi piacerebbe
essere sverginata. E devo ringraziare soltanto lei!.

Capitolo 3.

Venticinque, ventisei - alzate il mento - ventotto - ancora
due, devono essere i migliori! - ventinove, trenta. Ho dondolato
all'indietro e ho appoggiato il sedere sui talloni, distendendo le
braccia in avanti nel tentativo di allungarle dopo aver corso fino
a bruciare: per ascoltare questa generosa promessa pagavo trecentoventicinque
dollari al mese. Probabilmente avrei anche quel
corpo pi snello e sottile se, quando arrivo a casa, non avessi cos
fretta di ficcarmi del cibo in bocca che a volte non mi tolgo neanche
la giacca prima di iniziare a saccheggiare la cucina.
Rimettete i pesi nel contenitore e prendete posto alla sbarra
per l'allungamento dei polpacci. Questa  sempre la parte della
lezione che mi mette pi ansia, perch devo depositare i pesi e raggiungere
il mio punto preferito alla sbarra in fretta ma con educazione,
mentre non vorrei fare altro che prendere a gomitate quelle
lente che mi intralciano il passo. Devo andare in tiv, non sono
qui per la mia salute, stronze! Mi accontento di urtarle come per
caso, trattamento che di solito riservo ai Cantanti. Avete presente
quelle persone cos maledettamente felici di essere vive che saltellano
per strada, con le cuffie nelle orecchie e quella stomachevole
espressione di contentezza mentre cantano a squarciagola le parole
di qualche classico malefico? Ormai ho preso coraggio e li urto con
la mia borsa enorme mentre gli passo accanto, gustandomi l'Ehi !
indignato che mi gridano dietro. Nessuno pu essere cos felice.
In palestra sono un po' pi gentile. Non vorrei alterare l'immagine
che gli istruttori hanno di me, sapientemente costruita per
colpirli e suscitare il loro affetto: la ragazza dolce ma leggermente
distaccata che sceglie sempre il livello pi avanzato nella parte
della lezione dedicata alle cosce, per quanto forte le possano tremare
le gambe.
Fortunatamente quando ho posato i pesi nel contenitore e mi
sono girata ho visto che il mio posto preferito era libero. Ho sistemato
l'asciugamano intorno alla sbarra, ho appoggiato a terra
la bottiglietta d'acqua e ho iniziato ad andare su e gi sulla parte
anteriore dei piedi, mentre tiravo in dentro la pancia verso la spina
dorsale e avvicinavo il pi possibile le scapole.
L'istruttrice ha detto: Posizione perfetta, Ani.
Per un'ora ho piegato, tirato in dentro, schiacciato, sollevato
e pulsato. Arrivata allo stretching finale, avevo la sensazione che
i miei arti assomigliassero ai noodle del pad thai che bramo sempre
e ho avuto la tentazione di evitarmi la corsa di tre chilometri
per tornare a casa. Ma mentre aspettavo di posare il tappetino
nell'angolo della parte anteriore della sala, mi sono intravista nello
specchio e, soprattutto, ho notato il rotolo che mi spuntava dalla
parte posteriore della canotta e ho cambiato idea.
Dopo la lezione, nello spogliatoio, una ragazza che aveva barato
in tutte e tre le serie di addominali mi ha detto: Sei stata cos
brava!.
Prego? Ovviamente l'avevo sentita.
Durante gli addominali. Quell'ultima posizione. Ho cercato
di lasciar andare le gambe e non sono riuscita a stare su neanche
per una serie.
Be',  il punto in cui mi serve di pi, perci spingo il pi possibile.
Mi sono data un colpetto sulla pancia, gonfia contro i miei
pantaloni da yoga xs di Stella McCartney per Adidas. Da quando
sono iniziati i preparativi per il matrimonio, le mie abbuffate
sono ritornate ai livelli della scuola superiore. Negli ultimi anni
ero riuscita a limitarle alla domenica e ogni tanto al mercoled
sera. Allenandomi esageratamente e trattenendomi il resto della
settimana ero riuscita a mantenere un peso costante di
cinquantaquattro chili (che ti rendono slanciata se sei alta uno e settantotto,
tracagnotta se sei uno e sessanta). Il mio obiettivo per il matrimonio
e, cosa ancor pi importante, per il documentario, erano i
quarantasette chili: ultimamente sapere cosa avrei dovuto fare - al
pi presto - per raggiungerlo stava esacerbando i miei momenti di
fame isterica. Mi sentivo come un orso impazzito che immagazzina
calorie per prepararsi all'anoressia.
Ma di! ha insistito la ragazza. Stai benissimo.
Grazie. Il mio sguardo si  appuntato sulla parte di dietro
del suo corpo mentre mi dava le spalle per aprire l'armadietto.
Aveva un busto lungo ed esile controbilanciato da fianchi larghi
e da un ampio sedere piatto. Non sono riuscita a decidere cosa
fosse peggio: scivolare lentamente in quell'abisso di jeans informi
da mamma o combattere, botulinizzata e affamata, passo dopo
passo.
Ho sgobbato fino a casa, trascinando i piedi lungo la West Side
Highway. Mi ci sono voluti venticinque minuti per coprire tre chilometri
correndo. Anche tenendo conto delle soste che ho dovuto
fare per aspettare il verde e non farmi investire dalle macchine, 
stato patetico.
Ehi, piccola. Luke non si  preso il disturbo di alzare lo
sguardo dall'iPad che aveva sulle ginocchia. Quando io e Luke
abbiamo iniziato a frequentarci, lo stomaco mi si attorcigliava
intorno alla parola piccola stringendola come avrebbero fatto
quelle macchinette nelle sale giochi con un animaletto di peluche:
un miracolo che avessero tirato su qualcosa, perch lo sanno
tutti che sono truccate. Era quello che avevo sempre desiderato
alle superiori e all'universit, un giocatore di lacrosse dalle spalle
larghe che arrivava correndo dietro di me e mi abbracciava: Ehi,
piccola.
Com' andato l'allenamento?
Eh. Mi sono tolta la canotta sudata, ho rabbrividito quando i
capelli bagnati mi si sono attaccati alla nuca, non pi protetta dal
top Lululemon. Sono andata verso la credenza, ho individuato
un barattolo di burro di arachidi biologico e ci ho affondato il
cucchiaio.
Mi ripeti a che ora vi vedete?
Ho lanciato un'occhiata all'orologio. All'una. Devo sbrigarmi.
Mi sono concessa una sola cucchiaiata di burro di arachidi e un
bicchier d'acqua prima d'infilarmi sotto la doccia. Mi ci  voluta
un'ora per prepararmi, ben pi di quanto ci metta ad agghindarmi
per una cena con Luke. C'erano molte donne per cui dovevo vestirmi.
Le turiste per strada ( cos che si fa), la commessa che mi
avrebbe leccato il culo solo dopo aver notato la targhetta di Miu
Miu annidata tra le cuciture a trapunta della mia borsa di pelle.
La pi importante di tutte quel giorno era una delle damigelle,
studentessa di medicina, che a ventitr anni aveva temerariamente
dichiarato che se non avesse avuto figli entro i trent'anni si sarebbe
fatta congelare gli ovuli. L'et avanzata della madre ha una correlazione
diretta con l'autismo. Aveva succhiato cos forte la sua
vodka tonic che aveva sputato una bolla dalla cannuccia. Tutte
queste donne che fanno figli dopo i trenta.  proprio da egoisti.
Se non hai ancora trovato nessuno da accalappiare prima, adotta.
Naturalmente Monica Moni Dalton era convinta che avrebbe
trovato qualcuno da accalappiare prima di arrivare ai fatidici trenta.
Non mangiava un carboidrato complesso dall'ultima puntata di
Sex and the City e la sua pancia sembrava photoshoppata.
Solo che, da qui a tre mesi, Moni sar la prima di noi a compiere
ventinove anni e non ci sar nessun uomo nel letto accanto a lei
a festeggiare il suo compleanno con una scopata di prima mattina.
Il suo panico ha un odore chimico.
Vestirsi per Moni  anche estremamente divertente. Adoro sorprenderla
a studiare le fasce sottili dei miei sandali attorno alla
caviglia, adoro il modo in cui il suo sguardo si muove all'unisono
con il mio smeraldo. Anche lei  un 'habitue di Barneys, ma i suoi
conti arrivano ai genitori, e non  certo il massimo quando sei
dal lato sbagliato dei venticinque. A quel punto, l'unica persona
che  accettabile saldi i tuoi conti  il tuo uomo o tu stessa. Per la
cronaca, sono io a pagare i miei acquisti (tutto a parte i gioielli).
Ma non sarei mai in grado di farlo se non fosse per Luke. Se non
si occupasse lui di tutto il resto.
Stai molto bene. Luke mi ha piantato un bacio sulla nuca
mentre andava in cucina.
Grazie. Ho tirato le maniche della mia giacca bianca. Non
riesco mai ad arrotolarmele nel modo giusto, come fanno le fashion
blogger.
Dopo fate un brunch insieme?
S. Ho infilato in borsa trucco, occhiali da sole, rivista New
York - che ho lasciato spuntare di proposito per met per far
sapere a tutti che leggo la rivista New York -, gomme e una
bozza dell'invito per il matrimonio che la nostra timida tipografa
ha realizzato.
Ehi, allora questa settimana uno dei miei clienti vuole assolutamente
che usciamo a cena con lui e la moglie.
Chi? Ho srotolato le maniche della giacca e le ho arrotolate
di nuovo.
Questo tizio. Andrew. Di Goldman.
Forse Nell lo conosce. Ho sorriso a trentadue denti.
Oddio. Luke ha sbuffato, preoccupato. Spero di no. Nell
lo innervosisce.
Ho sorriso. Gli ho dato un bacio sulla bocca. Ho sentito il caff
stantio nel suo alito. Ho cercato di non rabbrividire. Ho cercato
di ricordarmi della prima volta che l'avevo visto, la prima volta
vera: a una festa quando ero al primo anno di universit, tutti gli
altri in jeans Seven, io soffocata dalla vita stretta dei miei pantaloni
kaki. Luke era all'ultimo anno alla Hamilton, ma il suo migliore
amico del collegio frequentava la Wesleyan. Nel corso degli anni
si erano fatti spesso visita a vicenda, ma siccome ero solo una matricola,
quella festa del primo semestre era la prima occasione in
cui lo vedevo. All'epoca Luke voleva Nell, prima di capire che
rompicazzo (parole sue) potesse essere. Per fortuna o sfortuna,
Nell andava a letto con il migliore amico di Luke, perci era chiaro
che non sarebbe successo niente tra di loro. Quando tornai
a casa quella sera, punta sul vivo dal frettoloso Ciao di Luke,
misi in atto una strategia. Lui voleva Nell, perci la studiai attentamente.
Mangiavo come mangiava lei, lasciando quasi i tre quarti
della pietanza nel piatto (Nell aveva una scorta di pillole azzurre
capaci di farti perdere interesse anche verso il carboidrato pi
devastante) e quando tornai a casa per la festa del Ringraziamento
mi feci comprare da mamma gli stessi vestiti che portava lei. Nell
mi insegn che avevo sbagliato tutto: le belle ragazze devono dare
l'impressione di non fare nulla per essere belle, era questo l'errore
fatale che avevo commesso alla Bradley. Certi giorni Nell usciva
con una polo vecchia di suo padre, un paio di orribili UGG logori e
pantaloni della tuta, senza trucco, solo per dimostrare che era leale
nei confronti del genere femminile. Inoltre le belle ragazze devono
essere autoironiche, ammettere apertamente quando hanno
un brufolo enorme e parlare dei loro attacchi di diarrea esplosiva
per rassicurare le altre ragazze che non mirano al ruolo di civetta
mangiauomini. Perch altrimenti, se le altre fiutano intenzione e
capacit, tu sei finita e ti puoi dimenticare il ragazzo che volevi. La
forza ringhiante di un branco di donne riuscirebbe a far appassire
anche la pi potente delle erezioni.
Alla fine di quel primo anno ero in grado di mettere e togliere
gli stessi pantaloni kaki senza neanche sbottonarli. Non ero ancora
magra magra, dovevo ancora aspettare dopo la laurea per perdere
altri cinque chili, ma gli standard dell'universit erano meno
rigidi di quelli che avrei trovato a New York. A maggio, in una
giornata fastidiosamente calda, stavo andando a lezione con una
canotta da quattro soldi. Il sole era come una mano calda che mi
battezzava posandosi sulla mia testa mentre superavo Matt Cody,
un giocatore di hockey su ghiaccio che aveva scopato la coscia di
Nell cos forte da lasciarle sulla pelle il segno rosso del pene; il
livido era rimasto l, maturando e assumendo sfumature di viola,
blu e verde, per quasi una settimana. Quel giorno Matt si ferm,
sorpreso da come la luce mi esplodeva tra i capelli e sugli occhi,
ed esclam davvero senza fiato: Wow.
Ma dovevo essere cauta. L'universit era il mio primo tentativo
di reinventarmi e non potevo comprometterlo facendomi di
nuovo una cattiva reputazione. Nell mi disse che ero la profumiera
pi zoccola che avesse mai conosciuto; pomiciavo un sacco,
limonavo un sacco, ma non mi spingevo pi in l di cos a meno
che il tizio in questione non fosse il mio ragazzo. E avevo anche
imparato a farlo grazie a Nell e a quella che lei chiamava la sua
teoria di Hemingway. Hemingway aveva l'abitudine di scrivere
un finale per i suoi romanzi solo per poterlo poi cancellare, affermando
che rendeva la storia pi potente perch il lettore sarebbe
sempre stato in grado di intuire il fantasma di quel passaggio finale
incorporeo. Quando ti piace un ragazzo, argomentava Nell, ne
devi trovare immediatamente un altro, magari quello che becchi
sempre a fissarti alla lezione di letteratura americana contemporanea,
quello con troppo gel in testa e i jeans ridicoli. Tu alla fine
gli sorridi, gli permetti di invitarti a uscire, bevi un whisky leggero
nella sua stanza del dormitorio mentre lui sproloquia poeticamente
di Dave Eggers, con i Phoenix che gemono in sottofondo.
Schiva il suo bacio oppure no, ma continua finch il ragazzo che
ti piace veramente avverte una zaffata del suo odore, dell'odore
di quell'altro ragazzo che ti fiuta. Lo sentir addosso a te, le sue
pupille si dilateranno come quelle di uno squalo che avverte una
traccia di sangue nell'acqua.
Dopo la laurea, incrociai di nuovo Luke, a un'altra festa in citt.
Il momento non avrebbe potuto essere pi propizio perch
avevo un ragazzo e, Cristo santo, l'odore di quel coglione avrebbe
potuto riempire uno stadio. Era un tipo immensamente accentratore,
un discendente di una famiglia della Mayflower, che mi
tenevo solo perch era l'unico ragazzo a non aver paura di farmi
quello che gli chiedevo di farmi a letto. Schiaffeggiarmi? Dimmi
solo se non  forte abbastanza sussurrava, prima di caricare il
colpo e schiaffeggiarmi cos forte che i nervi del cranio mi lampeggiavano
e l'oscurit si appannava e si distorceva, un velo nero
mi si torceva davanti agli occhi, ripetutamente, finch non venivo
con un gemito grottesco. Luke sarebbe rimasto sconvolto se gli
avessi mai chiesto di farmi una cosa del genere, ma ero disposta a
barattare quel bisogno palpitante di essere picchiata - non ho mai
capito se fosse una cosa naturale o culturale - per un cognome
come il suo: avrei ucciso qualcuno pur di poterlo mettere dietro
al mio nome. Quando finalmente lasciai quel ragazzo per Luke,
la libert improvvisa che ci era stata concessa - di uscire a cena e
di tornare a casa insieme dopo come una vera coppia - era elettrizzante.
Come una corrente, questa libert ci trascin con s in
fretta e molto lontano e andammo a vivere insieme dopo un anno.
Luke sa che ho frequentato la Wesleyan, ovviamente. Spesso commenta
quanto  strano che non ci siamo mai incrociati tutte quelle
volte che  venuto a trovare il suo amico.
Questo  il modello Emile, in rosa pallido. La commessa ha
tolto il vestito dalla stampella e ha ruotato su se stessa con l'abito
appoggiato addosso, alzando la gonna e stringendo la stoffa
tra il pollice e l'indice. Come potete vedere ha un leggero luccichio.
Ho lanciato un'occhiata a Nell. Nell  ancora una che fa girare
la testa (parole di mamma) dopo tutti questi anni. Non avr
mai bisogno di sposarsi per sentirsi bene con se stessa, come tutte
noi. Prima lavorava nella finanza, sul suo piano c'erano solo
due donne, e quando passava gli uomini si giravano per lanciare
un'occhiata alla Barbie Bancaria. Alla festa di Natale di due anni
fa, uno dei suoi colleghi idioti - sposato e con figli, ovviamente -
l'aveva presa in braccio, se l'era messa su una spalla e cos il vestito
le si era alzato scoprendole il sedere elegante; poi lui si era messo a
correre per la stanza facendo versi da scimmia mentre tutti gli altri
urlavano e lo incitavano.
Perch da scimmia? le avevo chiesto.
Immagino che fosse l'idea che si era fatto di Tarzan. Nell
aveva fatto spallucce. Non  che fosse un genio.
Nell ha citato la societ per una cifra che non  dato conoscere
e adesso ogni mattina dorme fino alle nove, poi va a lezione di
spinning, prosegue con lo yoga, e afferra il conto del brunch prima
che qualcuna di noi riesca ad arrivarci.
Nell ha fatto una smorfia. Sembrer nuda con quel colore
addosso.
Ma tanto useremo l'autoabbronzante le ha ricordato Moni.
La luce che filtrava dalla finestra si  appuntata su un brufolo
gigantesco che aveva sulla guancia, coperto da un correttore troppo
rosa. Era davvero stressata per il fatto che mi stavo sposando
prima di lei.
Blu notte  una sfumatura che dona a tutte. Un braccialetto
Cartier Love  scivolato dalla manica della commessa mentre
rimetteva il rosa pallido sullo stand e ci mostrava con un gesto
plateale il cugino blu scuro. Era una bionda naturale, probabilmente
resa ancor pi bionda solo da un paio di passaggi all'anno
da Marie Robinson.
Ma c' qualcuno che usa colori diversi? ho chiesto.
In continuazione. Poi ha aggiunto la ciliegina sulla torta.
Georgina Bloomberg  stata qui la settimana scorsa per una sua
amica e loro faranno proprio cos. Ha tirato fuori una terza versione,
un'orribile sfumatura melanzana, e ha aggiunto: Mischiare
i colori pu essere molto chic se fatto come si deve. Mi ripete
quante damigelle avr?.
Erano sette. Tutte della Wesleyan e tutte residenti a New
York, a parte due che avevano preso la strada di Washington.
Nove testimoni per Luke, tutti laureati alla Hamilton a eccezione
del fratello maggiore, Garret, che si era laureato con lode alla
Duke. Anche loro tutti residenti in citt. Una volta avevo fatto
notare a Luke quanto fosse triste che entrambi fossimo arrivati
qui cos abbondantemente equipaggiati di amici da non riuscire
mai a fare esperienza della vera New York. Tutti i personaggi assurdi
che si aggirano per la citt, tutte quelle notti folli e mitiche
che aspettavano solo noi, non ci erano mai serviti, perci non li
avevamo mai cercati. Luke aveva replicato che  incredibile la
mia capacit di trovare sempre un modo per trasformare il positivo
in negativo.
Nell e Moni sono andate in camerino per mostrarmi quanto
potessero risultare chic insieme il rosa pallido e il blu notte e io
ho frugato nella mia borsa alla ricerca del telefono. L'ho allungato
di fronte a me all'altezza del mento mentre scorrevo il feed di
Twitter e Instagram. La nostra caposervizio Beauty aveva girato di
recente un servizio per la trasmissione Today mettendo in guardia
le telespettatrici sui pericoli della dipendenza da smartphone: sfoghi
nella parte del viso su cui si appoggia il cellulare e comparsa
precoce del collo da tacchino, provocata dallo sguardo sempre
rivolto in basso per vedere chi si era appena fatta il mazzo e purificata
l'anima da @SoulCycle.
Dopo il nostro colloquio, Spencer aveva iniziato a seguirmi
su Instagram. Non ho riconosciuto nessuno nella foschia filtrata
delle sue foto, ma ho notato un commento in cui le si chiedeva
se avrebbe partecipato all'evento degli Amici dei Cinque, che si
sarebbe svolto in un triste pub accanto a uno Starbucks a
Villanova in Pennsylvania. Una parte di me ha fantasticato su come
sarebbe stato andarci: presentarsi con un semplice maglioncino
di cachemire, lo scarabeo smeraldo attaccato al dito, Luke al
mio fianco che emanava una tale sfrontata sicurezza in se stesso
che, per una specie di osmosi, ne avrei dimostrata altrettanta
anch'io. Tutti quegli sfigati che non se n'erano mai andati dalla
Main Line, che vivevano in appartamenti in cui probabilmente
c'era la moquette. Dio. Ci sarebbe stato un sussurro tra la folla,
met persone indignate, l'altra met colpite: Hai visto chi c'?
Certo che ha le palle, con un significato diverso per ciascuno di
loro. Forse ci sarebbe stato il ragazzo che ancora credeva che gli
dovessi una scopata, dopo tutti questi anni. All'evento mancava
qualche mese. Se per quella data avessi raggiunto il mio peso
forma, chiss.
Sono uscita da Instagram per entrare nella posta proprio mentre
Nell scivolava fuori dal camerino con il vestito rosa cipria
drappeggiato su quel corpo da tavolo da picnic, la schiena nuda
che non mostrava altro che pelle e spina dorsale.
Wow ha esclamato senza fiato Braccialetto Love, e non era
solo per concludere la vendita.
Nell si  premuta le mani tozze sul petto, piatto come le pizze
sottili che all'universit prendevamo per colazione. Ho dovuto
distogliere lo sguardo. Nell aveva il vizio di mangiarsi le unghie e
i bordi frastagliati della punta delle sue dita, i lembi di pelle scorticati
e sanguinolenti, mi ricordano troppo con quanta facilit si
disfino le cuciture del corpo. Una volta, nel bel mezzo di un episodio
di Law & Order avevo ipotizzato: Se nel tuo appartamento
dovesse introdursi uno stupratore, come farai a cavargli gli occhi
con quei monconi?.
Be', allora dovrei procurarmi una pistola. A met della frase
gli occhi azzurri di Nell si erano spalancati, in allarme. Troppo
tardi, i neuroni avevano acceso il pensiero e sparato la frase fuori
dalla bocca prima che lei potesse fermarsi. Scusa aveva aggiunto
goffamente.
Figurati. Avevo puntato il telecomando verso la tiv e alzato
il volume. Il sarcasmo non deve morire per i Cinque.
Ani, mi sembra di portare un vestito di carne. Un'altra persona
l'avrebbe detto per lamentarsi, ma Nell stava ammirando la
distesa liscia della sua schiena nello specchio, il modo in cui il
colore si armonizzava senza stacchi alla pelle appena sopra il suo
sedere che valeva una cifra non divulgata, per cui non si capiva
dove finiva il vestito e iniziava lei.
Volete davvero che mi metta accanto a lei? ha frignato Moni,
aprendo la tenda del camerino. Moni non la finir mai di cercare
di diventare la migliore amica di Nell. Non ci arriva proprio. Nell
non vuole che le si lecchi il culo. Non le serve.
Quel colore ti sta benissimo, Moni ho detto furbescamente,
mentre Nell faceva finta di non sentirla. Non la finir mai di sbattere
davanti alla faccetta imbronciata di Moni che Nell ha preferito
me, l'italoamericana, a lei, la principessa di Darien.
Moni ha protestato: Ma non posso mettermi il reggiseno.
Braccialetto Love si  precipitata da lei - un paio di tette cascanti
non le sarebbero costate una vendita, non quando era di turno lei ! -
e ha iniziato a sistemarle le spalline del vestito. Si pu trasformare,
vede? Si adatta a tutte le corporature. Alla fine le ha legato
qualcosa che sembrava una fascia per una monotetta. Moni ha
sollevato i lati del vestito allo specchio, le tette che s'increspavano
sotto la stoffa come se fosse esplosa una bomba sottomarina, migliaia
di metri pi in basso.
Pensate che alle altre ragazze star bene? ha insistito Moni.
Il resto del gruppo quel giorno non era riuscito a venire all'appuntamento
e avevano generosamente lasciato la decisione nelle mani
di Moni e Nell. Luke aveva tre testimoni single, tra cui Garret, che
portava i Ray-Ban polarizzati e ti appoggiava la mano sulla schiena
quando ti parlava. Nessuna avrebbe osato mettere a repentaglio il
proprio posto al ricevimento e la possibilit di essere l'accompagnatrice
di Garret mostrandosi agguerrita per la scelta dell'abito.
Mi piace moltissimo ha annunciato Nell. Non aveva altro da
dire, e l'ha buttato l svogliatamente.
 figo, s ha concordato Moni, osservando perplessa il suo
corpo da angolazioni differenti.
Sono tornata al mio telefono per controllare la posta, e avevo
del tutto dimenticato la comparsa precoce del collo da tacchino
quando sono arrivata all'oggetto di un'email che mi ha fatto rigirare
nello stomaco vuoto quell'unica cucchiaiata di burro di arachidi:
AGGIORNAMENTO PROGRAMMA AMICI DEI 5, diceva, con una
bandiera rossa di urgenza che sventolava accanto.
Maledizione. Ho toccato il messaggio per aprirlo.
Cosa? Nell si stava reggendo l'orlo del vestito sopra il ginocchio,
per vedere come stava pi corto.
Io mi sono lamentata. Vogliono spostare le riprese ai primi di
settembre.
Quando avrebbero dovuto essere?
Alla fine di settembre.
E allora, qual  il problema? La fronte di Nell si sarebbe
aggrottata se non fosse stato per il botulino. (Preventivo aveva
spiegato, mettendosi sulla difensiva.)
Il problema  che ho mangiato come un animale. Devo diventare
anoressica adesso se voglio essere pronta per il 4 settembre.
Ani. Con le mani sui fianchi da ottanta centimetri, Nell ha
detto: Smettila. Sei cos esile adesso. Nell si sarebbe ammazzata
se fosse mai stata cos esile.
Dovresti fare la dieta Dukan  intervenuta Moni. Mia sorella
l'ha fatta prima del matrimonio. Ha schioccato le dita. Ha
perso quattro chili in tre settimane, ed era gi una trentotto.
 la dieta che ha usato Kate Middleton ha detto Braccialetto
Love e tutte quante abbiamo reso omaggio alla duchessa di Cambridge
con un attimo di silenzio. Kate Middleton sembrava cos
affamata il giorno del matrimonio che meritava un encomio.
Andiamo a fare il brunch ho sospirato. Quella conversazione
mi stava facendo venire voglia di starmene da sola nella mia
cucina, nel cuore della notte, con un frigo pieno e tante ore tutte
per me per razziarlo. Adoravo le serate in cui Luke aveva dei
clienti da intrattenere. Tornavo a casa con due sacchetti pieni dei
carboidrati pi succulenti della gastronomia del quartiere, divoravo
fino all'ultima briciola di amido e gettavo le prove gi per lo
scivolo della spazzatura, senza che Luke ne sapesse niente. Dopo
essermi nutrita, guardavo per ore video porno, del genere in cui
gli uomini gridavano alle donne di abbaiare come cani, altrimenti
avrebbero smesso di scoparsele. Venivo in continuazione. Non mi
ci voleva molto. Poi crollavo sul letto, dicendomi che comunque
non avrei voluto sposare qualcuno che fosse disposto a farmi una
cosa del genere.
Moni si  alzata per andare in bagno dopo che avevamo ordinato.
Che ne dici dei vestiti? Nell ha scosso la testa per liberare i
capelli biondissimi dalla crocchia. Il barista si  bloccato a guardarla.
Eri fantastica in rosa pallido le ho detto. Ma i capezzoli
sono un po' un problema.
Che cosa direbbero i signori Harrison? Nell si  messa una
mano sul cuore, una dama vittoriana scandalizzata con un corsetto
troppo stretto. I miei futuri suoceri la divertivano moltissimo, a
causa della loro casa ingannevolmente modesta a Rye, la loro residenza
estiva a Nantucket, i papillon di lui e il caschetto biondo e molto chic di lei, tenuto indietro da un cerchietto di velluto. Non
li avrei biasimati se di fronte a me avessero storto il loro classico
naso nordico. Ma la signora Harrison aveva sempre voluto una
figlia e non riuscivo ancora a credere che fosse soddisfatta di una
come me.
Credo che la signora Harrison non abbia mai visto neanche i
suoi, di capezzoli ho detto. Probabilmente per lei sarebbe una
bella lezione di anatomia.
Nell si  portata un monocolo invisibile all'occhio sinistro e lo
ha socchiuso. Perci quelle sono le cosiddette areole, caro? ha
detto, con la voce tremante come i turisti di una certa et in metropolitana.
Era la tipica personificazione stereotipata della signora
anziana, e non assomigliava per niente alla signora Harrison.
Immaginavo chiaramente l'espressione della mia futura suocera
se avesse potuto sentirci mentre la prendevamo in giro di fronte
al pepe di cayenna dei nostri Bloody Mary da quattordici dollari.
Non si sarebbe arrabbiata, la signora Harrison non si arrabbia
mai. Avrebbe aggrottato le sopracciglia sottili, la sua fronte
si sarebbe raggrinzita in un punto in cui la pelle di Nell non pu
piegarsi, le labbra si sarebbero delicatamente dischiuse in un sommesso:
Oh.
Era stata cos paziente la prima volta che mamma aveva fatto
visita a casa Harrison, aggirandosi furtivamente per le stanze arredate
con eleganza, capovolgendo candelabri e altri totem per
decifrarne la provenienza (Scully & Scully?  quel negozio di
New York? Mamma, smettila.). Cosa pi importante, i signori
Harrison contribuivano al matrimonio per il sessanta per cento.
Il trenta per cento veniva da me e Luke (okay, Luke) e il restante
dieci per cento dai miei genitori, nonostante le mie proteste che
non ce n'era bisogno, nonostante il fatto che l'assegno non sarebbe
mai stato incassato anche se avessero insistito. Come principali
investitori, gli Harrison avevano tutti i diritti di porre il veto sul
mio favoloso complesso hipster e controllare la lista degli ospiti:
pi sessantenni con il cerchietto, meno ventottenni vestite da
puttanelle. Ma la signora Harrison si era limitata ad alzare le sue
mani rigorosamente prive di smalto e mi aveva detto: questo  il
tuo matrimonio, Ani, e dovresti pianificarlo come ritieni pi opportuno.
Quando i ragazzi del documentario mi avevano contattato
la prima volta ero andata da lei con la paura riposta in una
tasca segreta della mia gola, come se avessi ingoiato senz'acqua un
enorme Adderall a rilascio graduale. Con la voce cos roca che ne
ero imbarazzata, le avevo detto che avrebbero scavato in quello
che era successo alla Bradley, che volevano raccontare la storia
che non era mai stata raccontata, la vera storia, quella che i media
avevano interpretato male quattordici anni prima. Sarebbe stato
peggio se non avessi partecipato - cos avevo argomentato - perch
avrebbero potuto descrivermi in qualsiasi modo, invece avendo
la possibilit di parlare in prima persona avrei potuto... Ani
mi aveva interrotto, l'espressione sconcertata,  ovvio che lo devi
fare. Credo che sia molto importante che tu lo faccia. Dio, sono
una merda.
Nell ha riconosciuto il luccichio nel mio sguardo e ha cambiato
argomento. E il blu notte allora? A me piaceva il blu notte.
Anche a me. Ho attorcigliato il tovagliolo in un baffo maligno,
le estremit appuntite e dure, arricciate in un sorriso perfido.
Smettila di angosciarti per la nuova data delle riprese ha detto
Nell, con una comprensione acuta e inquietante di quello che
mi passa per la testa che Luke non ha mai avuto.
Avevo incontrato Nell per caso, come uno potrebbe trovare
un'opera di Robert Mapplethorpe sulle bancarelle di una fiera
d'arte, sbalordito che una cosa di tale valore sia ammassata in
mezzo a un mucchio di schifezze come quelle. Nell era accasciata
contro il muro del bagno a Butterfields, un dormitorio che pi
avanti prendemmo a chiamare Butterfingers, per via dei giocatori
della squadra di lacrosse che malmenavano le ragazze che non si
reggevano in piedi per colpa della vodka Popov. Anche con la
bocca aperta, la lingua asciutta e chiazzata di bianco a causa di
tutti gli stimolanti illegali, non c'era dubbio che avesse una faccia
da stella del cinema.
Ehi le dissi, con la mano sulla sua spalla scura da lampada
abbronzante -  facile infilarsi in quelle bare fosforescenti quando
sei cos giovane da pensare che a ventiquattro anni si sia vecchi - e
la scossi finch non apr gli occhi e vidi che, ovviamente, erano azzurri
come il cielo sulla copertina della brochure che la Wesleyan
inviava ai futuri studenti.
La mia borsa continu a lamentarsi Nell, anche mentre la
rimettevo in piedi, le stringevo un braccio intorno alle costole affilate
come pugnali e la trascinavo verso la mia camera. Dovetti
buttarla due volte nella boscaglia, lanciandomi su di lei mentre
l'agente Stan della sicurezza del campus si aggirava su una macchinetta
da golf, assetato del sangue delle matricole con un tasso
alcolemico dello 0,01 o pi alto.
La mattina dopo mi svegliai e trovai Nell che strisciava sul mio
pavimento, scavando sotto il futon ed esprimendo la sua frustrazione
in sbuffi sommessi.
Ho cercato di ritrovare la tua borsa! le dissi mettendomi sulla
difensiva.
Lei alz lo sguardo verso di me, mentre il panico la immobilizzava
a quattro zampe. Tu chi sei?
Non trovammo mai la sua borsa, ma alla fine capii perch era
cos maledettamente importante per lei. Le boccette di pillole
- per aiutarla a dormire, per aiutarla a non mangiare, per aiutarla
a stare sveglia tutta la notte a studiare in biblioteca - che sferragliavano
come il sonaglio di un bambino mentre camminava. 
l'unica cosa di cui non parliamo mai veramente.
Nell ha allungato la mano sul tavolo e le sue brutte dita si sono
intrecciate con le mie. Quando me le ha strette ho sentito la piccola
cimice tra le nostre mani; la sua era macchiata di azzurro
quando l'ha ritirata. Mi sono messa la disciplina sulla lingua. Ho
bevuto una sorsata del mio Bloody, ho deglutito e aspettato. Anche
se quel documentario non avrebbe assolutamente ripulito il
mio vecchio nome, anche se nessuno mi avrebbe creduto, il meno
che potevo fare era eliminare le loro munizioni:  disgustosa, soltanto
una lurida baldracca grassa piena di rancore. La pillola mi
ha lasciato sulla lingua un residuo che aveva lo stesso sapore che
hanno i soldi - un odore muschiato, polveroso - e mi sono imposta
di credere che la redenzione fosse l'unica possibilit.

Capitolo 4.

Era solo la mia seconda settimana alla Bradley e gi dovevo
sostituire il mio intero guardaroba, tranne i pantaloni cargo arancioni
di Abercrombie & Fitch. Per quanto fossero appariscenti,
Hilary li aveva graziati con il sigillo della sua approvazione. Avevo
una visione: lei era nella mia stanza e mi faceva i complimenti
per la mia collezione di abiti da centro commerciale. Annidato
in mezzo a un mucchio di pantaloni kaki, avrebbe intravisto un
risvolto arancione che spuntava come una lingua coperta dal colorante
di una caramella. Li vuoi? le avrei detto. Sono tuoi. No,
dico davvero. Sono tuoi!
Mamma mi port al centro commerciale King of Prussia e spendemmo
duecento dollari da J.Crew in mucchi di capi di tweed
e a maglia intrecciata. Poi andammo da Victoria's Secret, dove
scelsi una selezione arcobaleno di canotte con reggiseno incorporato.
Mamma mi sugger d'indossarle sotto tutti i vestiti per
dissimulare il grasso infantile, che s'increspava ostinatamente
intorno al mio ombelico. L'ultima fermata fu da Nordstrom, per
un paio di zoccoli Steve Madden, gli stessi che portavano tutte le
ragazze da tortilla e insalata. Le si sentiva arrivare battendo i piedi
lungo il corridoio prima di vederle, le piante che si attaccavano e
si staccavano dai loro tacchi. Vorrei solo incollarglieli ai piedi
avevo sentito dire a un insegnante.
Pregai mamma di completare i nostri acquisti con una catenina
Infinity di Tiffany, ma lei rispose che pap le avrebbe staccato la
testa.
Forse per Natale mi lusing. Se prendi dei bei voti.
L'altro grande cambiamento riguard i miei capelli. Il lato paterno
della famiglia  italiano al cento per cento, ma mamma 
mezza irlandese, e Hilary stabil che con i miei colori avrei potuto
portare anche dei colpi di sole pi chiari. Mi disse il nome del
salone in cui andava e mamma prenot il primo appuntamento
disponibile con la parrucchiera meno cara dello staff. Il salone era
a Baia Cynwyd, che era ancora pi vicina a Philadelphia e, perci,
ancora pi lontana da noi. Io e mamma ci perdemmo atrocemente
mentre andavamo all'appuntamento e arrivammo con venti minuti
di ritardo. Mamma disse che la receptionist spocchiosa non
avrebbe dovuto ricordarcelo tre maledette volte. Avevo paura che
il salone mi avrebbe respinto e cercai di rassicurarmi dicendomi
che eravamo state viste scendere da una BMW. Doveva pur contare
qualcosa, giusto?
Grazie al cielo, la parrucchiera meno cara ebbe il buon cuore
di perdonarci per il ritardo e mi color la testa con spesse strisce
di giallo, arancione e bianco, ognuna delle quali partiva ad almeno
un paio di centimetri dal mio scalpo, per cui avevo bisogno
di un ritocco ancora prima di uscire dal salone. A mamma fece
schifo il risultato finale e piazz una scenata imbarazzante, che
almeno riusc a farci ottenere un venti per cento di sconto sugli
agghiaccianti servizi del salone. Poi passammo direttamente
al supermercato e comprammo una tintura castano chiaro per
dodici dollari e quarantanove che, una volta mescolata alla pessima
e costosa schiaritura, ebbe come risultato una splendida sfumatura
bionda che sbiad diventando del colore dei candelabri
d'ottone consumati di mia madre nello stesso tempo che ci mise
la mia stella a sorgere e tramontare a scuola. Mi sembr appropriato
che la mia sfumatura perfetta di biondo durasse quanto la
mia popolarit, davvero.
Anche se Hilary e Olivia erano carine con me, erano ancora
diffidenti. Perci tenevo la testa bassa e parlavo solo quando mi
parlavano loro, di solito mentre passavamo nei corridoi o
uscivamo dalle aule. Mancava ancora un po' perch venissi invitata a
pranzo con loro e ancora di pi prima che venissi invitata a casa
loro nel fine settimana e non volevo sfidare la sorte. Capivo che
quello era un periodo di prova. Potevo aspettare.
Nel frattempo Arthur e il suo gruppo mi tenevano compagnia,
e non era affatto una cattiva compagnia. Ad Arthur piaceva spettegolare
e non so come facesse, ma era sempre il primo a raccontare
quelle scene mortificanti che non aveva nessun motivo di conoscere.
Fu lui a raccontarci che Chauncey Gordon, una gelida studentessa
del terzo anno con un ghigno perennemente tatuato in faccia,
si era ubriacata cos tanto a una festa che quando il rappresentante
degli studenti aveva cercato di farle un ditalino lei gli aveva fatto
pip sulla mano. Teddy era stato a quella festa, eppure non lo sapeva.
Teddy aveva quel genere di chiazze rosse sulle guance che
hanno tutti i ragazzi biondi e sportivi, e la sua abbronzatura estiva
proveniva nientemeno che da Madrid, dove aveva partecipato a un
prestigioso corso di tennis per giovani atleti ricchi e promettenti. E
comunque sono sempre stata convinta che Teddy avrebbe potuto
posizionarsi meglio e cercare di sedersi al tavolo con le Gambe Pelose,
ma sembrava soddisfatto del suo posto. Arthur, Teddy, Sarah
e lo Squalo si conoscevano da anni e neppure l'improvviso e preoccupante
aumento di peso di Arthur (Non  stato sempre cos
grosso mi aveva sussurrato lo Squalo una volta, mentre lui andava
a prendersi il secondo sandwich) o l'aureola di acne intorno al suo
viso potevano mettere in pericolo il suo posto al loro tavolo del
pranzo. Immagino che in un certo senso fosse una cosa dolce.
Poi lo Squalo mi fece svoltare quando m'inform che avremmo
potuto evitare educazione fisica se avessimo praticato uno sport.
Nessuna delle ragazze da tortilla e insalata faceva educazione fisica
e quelli erano i trentanove minuti della settimana che odiavo
di pi.
Ma poi il risvolto negativo  che... devi praticare uno sport
disse lo Squalo, dando per scontato che fossimo d'accordo che lo
sport era peggio dell'educazione fisica, e non era vero.
Alla Mt. St. Theresa avevo giocato a hockey su prato, ma non
direi che fossi portata per lo sport. In ogni caso ero l'unica a cui
non dispiaceva correre in palestra. Non ero mai arrivata prima,
ma in effetti riuscivo a correre per chilometri senza neanche stancarmi
(mamma diceva che avevo preso da lei tutto quel fiato),
perci scelsi di entrare nella squadra di corsa campestre. Il fatto
che l'allenatore fosse il professor Larson non ebbe niente a che
fare con la mia decisione. Proprio niente.
Non vedevo l'ora che tutta quella corsa mi togliesse di dosso
quel grasso infantile. Continuavo a flirtare sempre di pi con
Liam e dimagrire avrebbe potuto solo contribuire a quello che
stavamo costruendo, qualunque cosa fosse. Liam giocava a
lacrosse, che era uno sport primaverile, perci al momento non poteva
entrare in una squadra, e senza quei legami che si creano tra maschi
sudati, anche lui era nel limbo dei ragazzi popolari insieme
a me. Era evidente che nella sua vecchia scuola era stato un figo
ed era ovvio che il suo posto fosse al tavolo delle Gambe Pelose.
Sembrava che alla fine ci sarebbe arrivato e gli squali gli giravano
gi intorno, fiutandolo, cercando di decidere se fosse una preda o
un compagno di caccia.
Anche se io e Liam eravamo nella stessa classe di chimica,
lui era al secondo anno. Si era trasferito da Pittsburgh durante
l'estate: suo padre era un chirurgo plastico molto richiesto con
delle protesi negli zigomi che lo facevano assomigliare un po' a
un gul di Star Trek (fonte: Arthur). A Pittsburgh Liam frequentava
una scuola pubblica, il che era sorprendente persino per me
e, da quanto avevo saputo, l'amministrazione si era rifiutata di
riconoscere molti dei suoi crediti perch erano inapplicabili,
che in amministrativese significa scuola pubblica, che schifo.
Alla sua vecchia scuola era gi andato a letto con due dell'ultimo
anno, il che lo faceva sembrare pericoloso a ragazze come le HO.
E il pericolo ci piaceva. Solo qualche anno prima avevamo visto
tutte Leonardo DiCaprio sclerare per Claire Danes in Romeo +
Giulietta e stavamo solo aspettando che il nostro innamorato
tormentato rischiasse l'osso del collo per arrampicarsi in mezzo alle
nostre gambe.
Potreste pensare che, siccome avevo frequentato una scuola
cattolica, avessi delle riserve sul sesso prematrimoniale, ed era
vero, ma nessuna di queste riserve includeva la paura che la fornicazione
mi avrebbe spedito negli ardenti abissi dell'inferno.
Avevo avuto l'opportunit di vedere con i miei occhi che ipocriti
scatenati potessero essere i preti e le suore. Predicare la bont e
l'accettazione e non dimostrarne affatto. Non dimenticher mai
quando la mia maestra di seconda elementare, suor Kelly, ordin
a tutta la classe di non parlare con Megan McNally per il resto
della giornata perch si era bagnata i pantaloni. Megan era rimasta
seduta al suo banco, in una pozza di urina gialla come denti
marci, mentre calde lacrime di umiliazione le scendevano lungo le
guance rosse cascanti.
Ero arrivata a credere che se una donna consacrata poteva essere
cos certa di andare in paradiso nonostante fosse una stronza
di proporzioni megagalattiche, Dio doveva essere molto pi clemente
di quanto mi avevano insegnato. Che cos'era una piccola
impurit della mente e del corpo?
Le mie riserve avevano pi a che fare con l'aspetto tecnico: far
male, sporcher tutto di sangue e mi coprir di ridicolo, quanto
ci vuole prima che smetta di fare male e inizi a essere piacevole
e poi, il dubbio pi grosso, e se resto incinta? Preoccupazioni di
secondo livello erano le malattie veneree e la paura di farmi una
cattiva reputazione. Stavo scoprendo da Arthur che alla Bradley
molte ragazze facevano sesso, ma solo alcune venivano condannate
per questo motivo. Chauncey era il classico esempio. Anche
se aveva pisciato sulla mano del rappresentante degli studenti, di
solito aveva un ragazzo, e perci sembrava che non venisse giudicata
severamente. Credevo di capire che se andavo a letto con il
mio ragazzo, anch'io potevo evitare lo stigma sociale. E comunque
cos era preferibile anche per me. Non volevo fare sesso per
venire (avevo capito come riuscirci da sola gi da tempo). No,
volevo le lenzuola fresche contro la schiena, stringere il suo corpo
tra le mie ginocchia mentre lui sussurrava: Sei sicura?. Un cenno
di assenso, l'espressione del mio viso spaventata ma vogliosa,
la spinta che l'avrebbe trasformata in dolore, facendogli capire
quanto gli stavo dando, con lui che mi avrebbe voluta ancora di
pi per il mio sacrificio. Potevo avere un orgasmo quando volevo
- sotto le lenzuola, in meno di un minuto - ma c'era qualcosa in
tutto questo, nel fatto che un ragazzo volesse il mio dolore, che mi
toccava nel profondo.
La Bradley richiedeva che tutti gli studenti seguissero un seminario
annuale d'informatica di due ore e quando Liam entr nel
piccolo laboratorio scelse di sedersi accanto a me, anche se c'era
un posto libero accanto a Dean Barton e Peyton Powell, entrambi
del terzo anno, entrambi grandi idoli sul campo di calcio.
L'insegnante d'informatica ci guid attraverso una serie di
istruzioni complicate per impostare il nostro indirizzo email scolastico.
Stavo scegliendo tra il nome della mia gatta suicida e litio
come password, quando Liam mi diede una piccola gomitata
e m'indic il suo schermo. Io guardai la pagina. Il test della purezza:
100 domande per stabilire se sei una bigotta che ha bisogno
di farsi una scopata o una lurida baldracca che deve chiudere le
gambe.
Liam indic con il mouse la prima domanda: Hai mai dato un
bacio alla francese? e mi guard come a dire: E allora?.
Io alzai gli occhi al cielo. Non sono mica in quarta elementare.
Liam ridacchi sommessamente e io pensai: Bella risposta, Tif.
E cos and avanti, per altre novantanove volte: Liam che indicava
una domanda e mi guardava aspettando la mia risposta.
Quando arrivammo alla parte che chiedeva con quante persone
fossi andata a letto, Liam fece gironzolare la freccia sulla risposta
1-2. Io scossi la testa e lui la spost verso destra, 3-4. Scossi
di nuovo la testa e, sorridendo, lui la spost di nuovo, 5+. Gli
diedi un leggero pugno sul braccio. Dean si volt.
Dovremo cambiare questa cosa disse Liam dolcemente mentre
faceva scivolare la freccia verso sinistra e schiacciava un pulsante
e la parola Vergine! lampeggiava color rosa chewing-gum.
Il laboratorio fin e Liam usc in fretta dalla pagina, ma non prima
che Dean e Peyton si fermassero al nostro tavolo e Dean chiedesse:
Qual  il suo punteggio?. Un grande sorriso si apr sulla
sua brutta faccia. Capivo il fascino di Peyton, con i suoi morbidi
capelli biondi e gli occhi celesti era pi aggraziato di qualunque
ragazza della Bradley. Ma Dean. Certo, era alto e aveva un bel corpo,
ma con quelle orecchie grandi e la faccia schiacciata, i capelli
stopposi e opachi, sembrava la scimmia di mezzo della Marcia del
Progresso illustrata sui nostri libri di biologia.
Basso, amico. Liam rise. Basso.
Nessuno si prese il disturbo di consultare me, anche se ero proprio
l ed erano il mio test e il mio punteggio, eppure un fremito
inspiegabile mi attravers tutta. Il punteggio della mia purezza
contava, per qualunque ragione, e ci significava che anch'io contavo.
Dopo quell'episodio, Liam inizi a sedersi con le Gambe Pelose
e le HO a pranzo.
Il mio invito arriv un paio di settimane pi tardi, ai primi di
ottobre, dopo che tuoni e fulmini avevano fatto rifugiare tutte le
squadre in palestra. Il professor Larson reclam le scale, quelle
che andavano dagli spogliatoi nel seminterrato al campo da
basket, che la squadra di calcio aveva immediatamente monopolizzato.
Due scalini alla volta disse il professore. Le sue cosce robuste
si separarono mentre mostrava l'esercizio. Corse di nuovo gi
e soffi nel fischietto e noi scalammo i gradini in serie da due, a
ripetizione, con il sudore che ci faceva arricciare i capelli alla base
del collo.
Saltelli a piedi uniti. Il professor Larson incoll le gambe
insieme e saltell su per le scale come un bastone pogo. Arrivato in
cima si volt e abbass lo sguardo verso di noi come per chiedere
se avessimo domande. Quando nessuna parl, soffi nel fischietto
che aveva appeso al collo e grid: Via!.
Avevo ancora un'altra rampa di scale davanti quando alzai lo
sguardo e vidi Dean, Peyton e qualcun altro della squadra di calcio,
la schiena appoggiata al muro, gli sguardi minacciosi. A ogni
gradino che salivo, il mio grosso seno mi sbatteva contro la cassa
toracica, facendo uscire il fiato come un grugnito da bambino
grasso. Non era un'attivit che volevo svolgere sotto lo sguardo
altrui, soprattutto se si trattava di un gruppo di Adoni del terzo
anno.
Sembr un'agonia infinita, ma poi sentii: Va bene cos, ragazze,
e vidi il professor Larson correre su per il resto delle scale
fino al pianerottolo, finch la sua schiena larga non tagli fuori
Dean e Peyton dal mio campo visivo. Stava dicendo loro qualcosa,
impossibile da distinguere sopra la protesta rumorosa dei
miei polmoni, ma riuscii a sentire Dean che diceva: Aahhh, di,
professor Larson.
Pat! strill il professore, facendo segno all'allenatore di calcio
dei ragazzi. Chiama i tuoi cani.
Barton! Powell! La voce dell'allenatore Pat arriv come
una palla di cannone dall'altro lato della palestra. Portate qui il
culo!
A quel punto ero a pochi gradini dalla sommit della rampa di
scale e sentii le parole di Dean chiare come se me le avesse dette
all'orecchio. Qualcuno ha marcato il suo territorio.
Il professor Larson strinse le spalle indignato e poi scatt a
pochi centimetri da Dean, la mano stretta cos forte intorno al suo
braccio che riuscivo a vedere l'alone bianco delle dita del professore
sulla sua pelle.
Ehi! esclam Dean, contorcendosi.
Poi arriv l'allenatore Pat, la bocca calda nell'orecchio di Larson,
e tutta la tensione si sciolse in fretta com'era montata.
Cos' stato? Inciampai sull'ultimo gradino e sbattei lo stinco
contro il cemento. Ahi mi lamentai.
Il professor Larson si gir per guardarmi con una preoccupazione
tale che per un attimo pensai di essermi tagliata quando ero
caduta e di non essermene accorta. Osservai le mie gambe, ma
non c'era traccia di ferita o sangue.
Tif, tutto okay? Il professore fece per toccarmi la spalla ma
ritir in fretta la mano, grattandosi invece la nuca.
Mi asciugai il sudore dal labbro superiore. Sto bene. Perch?
Lui chin la testa, mostrando la riga perfettamente centrata
nella sua spessa placca di capelli. Niente. Cos. Si mise le mani
sui fianchi e guard i calciatori che danzavano intorno alla palla,
girando all'impazzata sul parquet lucido. Ragazze, spostiamoci
nella sala pesi.
Pi tardi scoprii che Dean era stato messo in punizione per
quello che aveva detto al professor Larson. Il giorno dopo Hilary
mi chiese di pranzare con lei. In qualche modo quegli eventi
erano collegati. Non sapevo quale fosse il collegamento ed ero
troppo impaziente di rivendicare il posto che mi spettava al loro
tavolo per preoccuparmene.
Arthur era sconvolto dalla mia nuova collocazione in mensa.
Fai sport e adesso mangi anche con le HO si lament dopo
la lezione di inglese. Qual  il prossimo passo? Ti metterai con
Dean Barton?
Simulai dei conati di vomito, pi per Arthur che per me. Mai.
 un essere umano davvero grottesco.
Arthur fece le scale pi in fretta di me e quando fu in cima
aveva il fiatone. Arriv in mensa per primo e spinse la porta con
due mani. Si apr con un rantolo, sbattendo rumorosamente contro
una sedia pieghevole di metallo. Be', io potrei strappargli il
cazzo e strozzarcelo. Il battente della porta oscill all'indietro,
finendomi contro la spalla e facendo sparire Arthur per un attimo.
La aprii di nuovo con una piccola spinta e lo vidi l, che sorrideva
malignamente. Sai che io odio praticamente tutti? Lasci che
l'affermazione indugiasse per un attimo prima di allontanarsi. Io
mi piegai per il dolore, ma finsi che fosse solo per poter appoggiare
una sedia contro la porta, perch Harold, il professore di
storia, stava sempre ad armeggiare con il chiavistello che avrebbe
dovuto tenerla aperta e a sbuffare Accidenti! quando la lasciava
andare, pensando di averla sistemata, solo per ritrovarsi con la
porta che si chiudeva di scatto con un colpo sprezzante. Qui c'
rischio d'incendio! ammoniva gli studenti intorno a lui che non
ascoltavano, sistemando la sedia contro la porta per tenerla aperta.
Quando alzai lo sguardo Hilary mi stava salutando dall'altra
parte della sala. Finny! Finny ! Era cos che avevano iniziato
a chiamarmi. Sul mio viso sbocci la felicit e seguii il suono del
mio nuovo soprannome come la nascente pecorona che stavo per
diventare.
Verr a riprenderti alle 21,30. Mamma azion la leva del
cambio per parcheggiare e la macchina indietreggi con un rantolo.
La spia di controllo del motore era accesa da un mese. Il meccanico
aveva detto a mamma che ci sarebbero voluti ottocento
dollari per spegnerla e quando lei gli aveva chiesto se pensava che
fosse nata ieri lui si era limitato a ripetersi. Deve proprio farla riparare
aveva detto e a quel punto era stata mia madre a diventare
rossa come la macchina.
In vita mia non ero mai arrivata a una festa da sola e l'idea di entrare
in palestra senza un'amica accanto mi fece provare una nostalgia
disperata di Leah. Ma solo qualche ora prima a pranzo Hilary e
Olivia mi avevano chiesto se sarei andata al Ballo d'Autunno.
Pensavo di no, ma... Trattenni il fiato. Aspettai che una delle
due completasse la mia frase, che m'invitasse nella sua imponente
dimora, con centinaia di braccia d'edera che ne stringevano il corpo
di mattoni, in modo che potessimo provarci le varie mise,
bocciandoci a vicenda finch non ci fossero stati vestiti sparpagliati
per tutto il pavimento, maniche di maglioni e gambe di pantaloni
intrecciate con angolazioni strazianti, una serie di sagome di gesso
di cadaveri.
Dovresti ripensarci. Hilary riusc a farlo suonare come un
avvertimento. Pronta, Liv? Si alzarono dal tavolo e lo feci pure
io, anche se avevo met tortilla davanti e il mio stomaco che ne
voleva ancora si contorceva.
Non potevo andare al ballo con quello che avevo addosso e
sarebbe stata dura affrontare l'allenamento di corsa campestre e
poi andare a casa, cambiarmi e tornare in tempo alla Bradley. Dissi
al professor Larson che non mi sentivo bene e lui rispose, con una
gentilezza tale che dovetti distogliere lo sguardo, che sarei dovuta
tornare a casa e riposare un po'. Non volevo mentirgli, ma pensavo
anche che era ingiusto non avere nessuno che approvasse la mia
canotta e la mia gonna di jeans a parte mamma, e che avevo diritto
a fare tutto quello che potevo per cambiare quella situazione.
Stai molto bene, tesoro aggiunse mamma, quando le mie
dita indugiarono sulla maniglia della portiera. Per un attimo desiderai
che potessimo semplicemente squagliarcela dal parcheggio,
andare via e dividerci una quesadilla con funghi e carciofi da
Chili's. Ordinavamo sempre la salsa di senape al miele e il cameriere
ci lanciava un'occhiata strana quando gli chiedevamo di
portarci anche un contorno.
Ma credo che sia troppo presto. Mi costrinsi a usare un tono
sicuro, cos mamma avrebbe capito che sapevo di cosa parlavo e
che non stavo solo temporeggiando. Forse dovremmo fare un
ultimo giro qui intorno.
Mamma scost la manica per guardare l'orologio. Sono le
19,45. Io direi che un quarto d'ora  un ritardo adeguato ed elegante.
Sar peggio se non ci vai. La maniglia scatt ancor prima che mi
rendessi conto che la stavo tirando e spinsi la portiera per aprirla
con la grossa zeppa di una Steve Madden.
Il mondo dentro la palestra vibrava sotto i brani della top ten
di TRL e sotto le luci stroboscopiche, che cambiavano a ritmo della
musica in toni di rosa, azzurro e giallo. Dovevo solo localizzare
un gruppo per unirmi subito a loro, ragionai, prima che qualcuno
notasse che ero l da sola.
Vidi lo Squalo, che chiacchierava fuori dal bagliore color arcobaleno
della pista da ballo con alcuni dei ragazzi del corso di
teatro.
Ehi! Mi feci largo a spallate tra la folla.
TifAni! Le pupille dello Squalo erano predatorie nella penombra
del perimetro.
Come va? gridai.
Lo Squalo si lanci in una filippica contro i balli (Solo una
scusa per strusciarsi), ma aggiunse che era venuta perch forse
Arthur sarebbe riuscito a procurarci dell'erba. Mi ritrovai a desiderare
di avere gli occhi posizionati ai lati della testa, come lei,
per poter analizzare i corpi sulla pista da ballo senza far capire che
stavo parlando con lei solo finch era necessario.
Come fanno a non piacerti i balli? Indicai la sala, ma era una
scusa per fare un inventario della folla. Nei cinque secondi a mia
disposizione non vidi n Hilary, n Olivia, n Liam, n nessuno
delle Gambe Pelose.
Se fossi come te i balli mi piacerebbero. Lo sguardo dello Squalo indugi sull'orlo pericoloso della mia gonna di jeans.
Avevo perso tre chili nelle tre settimane e mezzo da quando ero
entrata a far parte della squadra di corsa campestre e tutti i vestiti
mi sorridevano bassi sui fianchi.
Sono ancora cos grassa. Alzai gli occhi al cielo, elettrizzata.
Bene, bene, bene. La figura di Arthur blocc la visuale della
pista da ballo dal punto in cui mi trovavo, e questo mi fece arrabbiare
abbastanza da farmi dimenticare quanto mi avesse ferito la
sua invettiva di qualche ora prima. Ci farai vedere come si fa a
ballare un lento lasciando anche lo spazio per lo Spirito Santo?
Sbottai: Sai, in realt non fanno cos. All'inizio la fascinazione
di Arthur nei confronti della Mt. St. Theresa e di tutte le sue sacre
contraddizioni mi aveva fatto piacere. Ci dava qualcosa di cui
parlare. Con il passare del tempo, per, avrei solo voluto che la
smettesse. Peccato che non succedeva mai. Sembrava uno scherzo
innocente, ma io lo vedevo per quello che era: il suo modo di tenere
i riflettori puntati su di me, di ricordare a tutti - di ricordare
a me- chi ero veramente e da dove venivo veramente.
Ma l avevate il permesso di ballare? prosegu Arthur. Nella
pancia al neon della palestra sembrava che stesse sudando gocce
di punch alla frutta. Arthur sudava sempre. Non  il passatempo
del demonio?
Lo ignorai, spostando il peso sul piede destro per sbirciare alle
sue spalle.
Le HO non verranno disse.
Io indietreggiai come se mi avesse schiaffeggiato. Come fai a
saperlo?
Perch solo gli sfigati vengono a questi balli. Arthur sorrise,
le guance gonfie che brillavano trionfanti di unto.
Studiai la sala in cerca di indizi per dimostrargli che aveva torto.
Teddy c'.
Perch Teddy vuole farselo succhiare. Seguii lo sguardo di
Arthur puntato su Teddy e Sarah, che ballavano come se qualcuno
avesse cucito insieme i loro bacini alla lezione di economia
domestica.
Siccome non volevo che Arthur mi vedesse piangere, bofonchiai
che dovevo andare in bagno, ignorandolo mentre mi chiamava
e insisteva col dire che stava solo scherzando. Svoltai l'angolo
della palestra, parlando tra me e me per farmi coraggio man
mano che avanzavo. Arriveranno. Arriveranno.
Mi bloccai in cima alle scale che portavano allo spogliatoio
quando vidi chi le stava salendo, dopo essere appena uscito dal
bagno.
Ti senti meglio? Il professor Larson portava i jeans. Non lo
avevo mai visto con i jeans prima di allora. Sembrava un ragazzo
in un locale. Un ragazzo con intenzioni da adulto. Incrociai le
gambe, preoccupata che potesse vedermi sotto la gonna dal punto
in cui si trovava, qualche gradino pi in basso rispetto a me.
Un pochino. Abbassai la voce come avrebbe fatto un'ammalata,
perci lui vide soltanto le mie labbra che si muovevano
intorno alle parole.
E di, TifAni. La sua voce era cos severa, cos tipicamente
adulta, che il mio corpo s'irrigid in uno scoppio di sdegno adolescenziale:
come osava attaccarmi in quel modo? Sai che non puoi
saltare gli allenamenti. Cos' successo?
Sapevo che se avessi mentito e gli avessi detto che avevo il ciclo
mi avrebbe lasciato in pace, ma l'idea di parlare del mio ciclo con
il professor Larson mi faceva venire voglia di vomitare. Non mi
sentivo bene. Ma  passata. Lo giuro.
Bene allora. Lui sorrise, ma non in modo sincero. Sono felice
per la tua guarigione miracolosa.
Finny! La voce alle mie spalle cambi completamente la
serata. La gonna di Hilary era cos corta che riuscivo a vedere
un lampo di slip rosso ciliegia. Hilary si vestiva proprio nel
modo in cui mi stavo allenando a non vestirmi, ma siccome lei
lo faceva per ribellione e non per abitudine, anzich imbruttirla
le donava.
Vieni. Pieg un dito con l'unghia fucsia nella mia direzione.
Ragazze, se vi allontanate dalla propriet della scuola devo
avvisare i vostri genitori. Adesso la voce del professor Larson era
pi vicina e mi girai di nuovo vedendolo un gradino appena sotto
di me.
Prof. Lo guardai con gli occhi fuori dalle orbite. Su. La
prego.
Per un attimo ci fu solo il ritmo di una canzone orribile e poi il
professor Larson sospir e disse che non mi aveva mai vista.
Una Navigator blu scuro era ferma accanto al cordolo del marciapiede.
La portiera si apr rivelando tre paia di Gambe Pelose,
tra cui Dean e Peyton, Olivia appollaiata tutta contenta in braccio
a Liam. La gelosia mi scav nel petto.  solo perch la macchina 
piena.
Hilary si accomod e si batt le mani sulle cosce. Siediti in
braccio a me cantilen. Ci saremmo entrate se ci fossimo strette
l'una all'altra ma mentre mi rannicchiavo sulla forma a L del suo
corpo, sentii l'odore del gin, e capii da cosa dipendeva il suo
affetto.
Mi rivolsi al gruppo. Dove andiamo?
Al Posto. Il conducente cerc il mio sguardo nello specchietto
retrovisore. Dave era uno dell'ultimo anno e aveva braccia cos
sottili e glabre che questa rabbiosa ragazza italiana lo invidiava.
Alle sue spalle lo chiamavano Dave il Chiodo, perch era un po'
scemo e ogni tanto andava in fissa, ma al liceo la macchina  una
moneta preziosa e lui ce l'aveva.
Il Posto non era altro che un fazzoletto isolato di terra, recintato
da alberi di sanguinella spogli, la loro fugace fioritura lontana
ancora tre quarti di anno, e grossi aceri non potati abbastanza
stretti l'uno all'altro da sbarrare da un lato la vista dalla strada e
dall'altro quella dai dormitori del Bryn Mawr College. Anni prima
gli studenti della Bradley ne avevano rivendicato la propriet
per poter bere birra e fare qualche pompino di tanto in tanto.
Ci sarebbe voluto di meno ad andarci a piedi. Se avessimo tagliato
per i cespugli dietro i campi da squash e avessimo attraversato
la strada a una corsia su cui non passava mai nessuno, ci saremmo
arrivati in cinque minuti. Ma Dave costeggi il perimetro
del campus della Bradley e trov un posto dove parcheggiare su
una strada trafficata a varie centinaia di metri dal punto in cui il
bosco si apriva un po'. Scendemmo dalla macchina in fila indiana,
goffamente, ridacchiando, e ci radunammo accanto al marciapiede.
Dean si mise alla testa del gruppo, indicandomi la strada anche
se il sentiero era ben visibile e gi battuto. Terminava alla base
di un belvedere in miniatura, e in fondo scorsi il tronco tagliato di
un albero. Mi avvicinai zigzagando e ne accarezzai la superficie,
per assicurarmi che fosse asciutta prima di sedermi.
Dean si mise una mano in tasca e mi allung una birra. Non
posso dissi.
Era troppo buio per vedere l'espressione di Dean, ma il suo
profilo si stagliava minaccioso. Non puoi?
Mia madre viene a prendermi tra un'ora spiegai. Sentir
l'odore.
Che palle. Dean apr la lattina per s e si sedette accanto a
me. I miei genitori sono fuori il prossimo fine settimana. Faccio
una festicciola a casa.
I rebbi dei fari di una macchina illuminarono il nostro recinto
quel tanto che bast perch Dean mi vedesse sorridere. Figo.
Non lo dire alle HO mi mise in guardia.
Avrei voluto chiedere perch, ma in quel momento arriv
Peyton. Amico, sai che sei seduto nello stesso punto in cui
Finnerman ha spompinato quel frocetto.
Dean fece un rutto. Vaffanculo.
Dico davvero. Olivia li ha visti qui. Peyton si volt. Liv, non
 stato proprio qui che hai visto Arthur che faceva un pompino a
Ben Hunter?
Le parole di Olivia arrivarono fino a noi nel buio.  stato
orribile!
Io passai un dito sulla superficie liscia del legno, pensando a
quanto doveva essere stata affilata la sega perch l'amputazione
fosse cos netta. C'erano un sacco di domande che volevo fare, ma
non volevo attirare l'attenzione sul mio legame con Arthur se era
pi emarginato di quanto pensassi. Quella era un'accusa grave.
Chi  Ben Hunter? chiesi, cercando di prendere tempo, mentre
analizzavo quella nuova informazione.
Dean e Peyton scoppiarono a ridere, e Dean mi mise un braccio
sulla spalla. Un frocetto che veniva spesso da queste parti.
Poi si  tagliato quei bei polsi da fatina.
Peyton s'inclin in avanti. I miei occhi si erano abituati al buio
e da vicino la sua faccia era ancora pi straordinaria. Purtroppo
non  riuscito a uccidersi.
Purtroppo. Dean spinse Peyton con una mano. Lui barcoll
e fece cadere la birra. La lattina rotol, fischiando, su un lato.
Peyton imprec sottovoce e si mise a inseguirla.
Cosa gli  successo? chiesi, sperando di non sembrare scossa
com'ero in realt.
Ah, Finny. Dean mi diede uno spintone, pi forte di quanto
mi aspettassi, e mi morsi la lingua. Ti dispiace per lui?
Deglutii e sentii il sapore metallico del mio sangue. No. Non lo conosco neanche.
Be', di sicuro il suo fidanzato  devastato. Dean prese una
sorsata di birra. Occhio a quel ragazzo. Arthur. Ha il cervello
fottuto. Le sue dita mi penzolarono da sopra la spalla e mi sfiorarono
distrattamente il capezzolo. Non dimenticarti di venerd.
Il nostro segreto gli fece assumere un tono basso e confidenziale.
E non dirlo a Hilary e Olivia.
Io fui cos stupida da fare come mi aveva detto.
Il tassista che mi port alla festa di Dean - a differenza di quelli
che un giorno mi avrebbero scarrozzato su e gi lungo la West
Side Highway quando la mattina ero in ritardo per andare al lavoro
e quando la sera rimanevo oltre le otto e potevo mettere il taxi
in nota spese - era un uomo paziente. Mi osserv divertito senza
dire niente mentre ammucchiavo una banconota da dieci, nove da
uno, undici quarti di dollaro, sei monete da dieci centesimi e una
da cinque nel palmo della sua mano. Ventidue dollari e quaranta.
Ecco quanto cost andare da scuola a casa di Dean ad Ardmore.
Ecco quanto pagai per perdere la mia dignit.
Il sole stava scivolando dietro gli alberi quando scesi dal taxi,
con la sacca sportiva che mi costringeva a tenere la spalla abbassata.
Avevo ancora addosso la tuta da corsa sudata, ma Dean mi
aveva detto che avrei potuto fare una doccia a casa sua. Ero terrorizzata
che qualcuno piombasse in bagno e scoprisse il segreto di
com'era davvero il mio corpo, perci quando Dean mi fece strada
in casa e mi mostr la camera degli ospiti, che aveva un bagno
tutto suo, entrai e uscii a tempo di record.
Mi pettinai i miei nuovi capelli biondi e li asciugai per qualche
minuto con un phon. Ci sarebbero voluti anni prima che capissi
come farmi i capelli, che erano spessi e ondulati ma che avrebbero
ubbidito a una spazzola tonda e a una piastra, se avessi gi
saputo quali strumenti mi servivano. Fortunatamente la moda
dell'inizio del millennio era una mezza coda alta disordinata,
perci li raccolsi in un piccolo chignon bagnato e mi tamponai
mento e naso con il correttore Clinique. Un po' di mascara ed
ero pronta. Avevo implorato mamma di darmi un po' di soldi per
comprare della biancheria nuova appositamente per quell'occasione,
sforbiciando le mutandine che gi avevo e dicendole che
la corsa le stava facendo scucire. Nel reparto della biancheria di
Nordstrom avevo comprato la cosa pi sexy che avevo visto: tre
paia di slip di seta leopardati. Quando arrivai a casa e li provai
scoprii che la vita mi arrivava pi su dell'ombelico - erano mutandoni
contenitivi pre-Spanx, in realt -, ma mi limitai a fare
spallucce e me li arrotolai sui fianchi, immaginando che contassero
solo il tessuto e la fantasia. Non c' niente di pi triste del
rito di passaggio adolescenziale di fare sesso prima di capire che
cosa  sexy.
Ehi! Dean mi diede il cinque quando entrai in cucina. Era
davanti all'isola di granito con Peyton e qualche altro ragazzo,
tutti giocatori della squadra di calcio, che stavano facendo
rimbalzare monete da un quarto di dollaro nei boccali di birra. Ero
l'unica ragazza nella stanza.
Finny, fai un tiro per me. Dean baci il quarto di dollaro.
Sei il mio portafortuna.
Peyton sussurr qualcosa al suo compagno e scoppiarono a ridere.
Sapevo che riguardava me. Probabilmente una battuta rozza
a sfondo sessuale e avvampai di orgoglio.
Non avevo nessuna tecnica, solo lo slancio del momento: angolai
la moneta, il bordo pi vicino a me a faccia in gi, e la sbattei
contro il marmo appiccicoso del ripiano. Quella rimbalz in
alto, turbin vorticosamente e fin in un bicchiere, con la birra che
eruttava in bolle arrabbiate.
Un ruggito dalla folla e Dean mi diede di nuovo il cinque, stavolta
stringendo le dita carnose intorno alle mie quando i nostri
palmi si toccarono, tirandomi verso di lui e abbracciandomi cos
stretta che riuscii a sentire il deodorante speziato che si era spruzzato
generosamente dopo gli allenamenti di calcio invece di fare
una doccia.
Cazzo che tiro grid Dean alla squadra avversaria.
Peyton rivolse verso di me quei suoi occhi azzurri e la sua approvazione
mi riscald tutta. Sei stata proprio brava, Tif.
Grazie. Il sorriso mi arriv alle orecchie. Dean mi pass una
birra e io ne presi un sorso, assaporandone il gusto aspro che mi
spumeggiava nello stomaco vuoto. Non avevo ancora l'abitudine
di saltare i pasti, ma quella sera ero cos frastornata, cos accaldata
per l'emozione, che non dovetti fare nessuno sforzo per rinunciare
alla cena.
Sentii due mani sulle spalle, che mi stringevano i muscoli solo
una frazione di secondo di troppo. Liam sorrise e mi mise un
braccio sulla spalla. Ero scalza e m'incastravo perfettamente sotto
la sua ascella, che grazie al cielo non odorava affatto come quella
di Dean. Guarda che nanerottola che sei disse.
Non  vero! protestai con un leggero senso di vertigine.
Liam bevve un sorso della sua birra e si concentr su un punto
sopra la mia testa, contemplando qualcosa. Abbass di nuovo lo
sguardo verso di me. C' un tavolo in veranda che sarebbe perfetto
per il birra pong.
Sono bravissima a birra pong dissi, spostando ancora un po'
il mio peso contro di lui. Il suo fianco era duro, i muscoli slanciati
da adolescente maschio.
Liam bevve un altro sorso, stavolta bello lungo, svuotando la
lattina, e quando se la stacc dalle labbra fece Ahhh. Poi dichiar:
Nessuna ragazza  brava a birra pong, e mi fece strada
verso la porta a vetri scorrevole. La pedana era umida e viscida
sotto i miei piedi scalzi, ma non volevo tornare dentro a cercare
un paio di scarpe, rischiando che durante la mia assenza momentanea
Liam chiedesse a qualcun altro di fare squadra con lui.
Dean e alcuni dei ragazzi ci seguirono fuori. Furono decise le
squadre e le regole. Io e Liam contro Dean e Peyton. Valeva toccare
le palle con qualsiasi cosa e con un solo rimbalzo si dovevano
buttare gi due bocce di birra. Dopo cinque minuti, io e Liam
stavamo vincendo.
Non ci volle molto prima che Dean e Peyton recuperassero. Io
perdevo un po' del mio tocco ogni volta che era il mio turno di
portarmi il bicchiere alle labbra. Quando Peyton e Dean ci batterono,
pensai che fosse finita l e che potessimo allontanarci dal
tavolo, ma Liam disse che da dove veniva lui per dimostrare di
essere sportivi bisognava bere l'ultimo bicchiere. Era il mio turno
e ingurgitai obbediente ci che rimaneva in piccoli sorsi nauseati.
Porco cazzo! Dean batt le mani. L'aria rigida ottobrina cattur
alcune parole prima di rilasciarle nell'aria - Non ho mai
visto una ragazza tracannare cos -, il loro effetto esaltante come
una A in inglese, come l'orgoglio che provai qualche anno dopo
quando ottenni una scrivania in quella torre lucida a nido d'ape.
Quali fighette hanno frequentato finora? Sorrisi compiaciuta, sapendo
che erano Hilary e Olivia. Mi rifugiai di nuovo nel bozzolo
dell'ascella inodore di Liam, appoggiandomi a lui cos pesantemente
che barcoll.
Calma, calma disse, ma si mise a ridere.
Poi eravamo dentro, seduti a gambe incrociate intorno al tavolo
del soggiorno, a giocare di nuovo con le monetine. Solo che
stavolta era il whisky a bruciarmi la gola quand'era il mio turno
di bere. Dean disse qualcosa di cos buffo che ruzzolai a terra dal
ridere. Liam - no, un attimo - Peyton era accanto a me e mi rimise
dritta, dicendomi che forse dovevo saltare il prossimo giro. Guardai
alle sue spalle, cercando Liam. Volevo Liam.
Sta bene. Dean vers altro whisky nei bicchieri.
Qualcuno diede a Peyton della femminuccia e lui disse: Guardatela.
Non voglio approfittarmi di lei mentre  in questo stato.
Fu probabilmente allora che mi addormentai. Perch subito
dopo mi ritrovai distesa sul pavimento della stanza degli ospiti,
con accanto la mia sacca. Con un lamento alzai la testa, e cos fece
anche il ragazzo tra le mie gambe. Peyton mi accarezz la coscia
e torn a fare qualunque cosa stesse facendo che, secondo lui, mi
piaceva. Io non sentivo niente.
Ci fu un certo trambusto alla porta, qualcuno fece capolino e
disse a Peyton di sbrigarsi a fare qualcosa, ad andare da qualche
parte. Io ero troppo stanca per coprirmi.
Sto venendo sbott Peyton. Una risata e poi la porta si richiuse.
Devo andare. Guardai il suo bellissimo viso nella valle delle
mie gambe, meticolosamente depilate nella remota possibilit che
qualcosa del genere succedesse con Liam. Frequentiamoci per
davvero, okay?
Mi addormentai.
Ahi, ahi mi stavo lamentando prima di aprire gli occhi, prima
che potessi identificare la fonte del dolore. Liam. Eccolo. Ed
ecco la sua faccia sulla mia, altrettanto stravolta dal dolore, il busto
immobile, ma i fianchi premuti contro i miei, che premevano
ancora di pi in un ritmo agonizzante.
Ero china sul water del bagno della stanza degli ospiti, le piastrelle
fresche sotto le mie ginocchia. Stavo vomitando sangue?
Perch c'era del sangue nel water?
Qualche mese dopo, quando ormai avevo smesso di mentire
a me stessa abbastanza per ammettere che ero diventata la storiella
ammonitrice che le madri raccontano alle loro figlie, feci
finta di dormire quando il treno si ferm alla stazione di Bryn
Mawr. Viaggiai lungo tutta la R5 fino a Philadelphia e quando arrivai
chiamai la scuola. Oddio! Mi sono addormentata in treno e
mi sono ritrovata in citt!
Oh, cielo gracchi la signora Dern, assistente di lungo corso
del preside Mah e fumatrice accanita. Stai bene?
S, ma probabilmente perder le prime due ore di lezione
risposi.
La Dern commise l'errore di sembrare preoccupata anzich
sospettosa, perci invece di riprendere il primo treno della R5
che tornava verso la Main Line, bighellonai fino alla 30th Street
Station. Trovai un ristorante cinese a buffet e anche se non erano
neppure le dieci di mattina le file intatte di carne scintillante
e verdure erano troppo belle per riuscire a resistere. Mi feci
un piatto e con la prima forchettata di plastica che m'infilai in
bocca, morsi una tasca misteriosa che esplose, uno scoppio di
elementi chimici salati e granulosi che mi fecero venire i conati
di vomito.
Ecco cosa avevo sentito quella notte al terzo e ultimo giro. Una
massa disgustosa e amara sulla lingua depositata all'unisono con il
gemito euforico di un ragazzo.
Quando mi svegliai era mattina e mi trovavo in un letto e in
una stanza che non riconobbi, con il sole che si srotolava come
la rotta di un aereo, caldo e accogliente, inizialmente ignaro della
tragedia della notte come lo ero io.
Dietro di me ci fu un movimento e prima ancora di girarmi
per vedere chi fosse, mi resi conto che volevo cos tanto che fosse
Liam che non poteva essere lui. Ma, tra tanti ragazzi, doveva
essere proprio Dean. Era senza maglietta, il busto magro nudo e, per
un attimo, pensai che gli avrei vomitato addosso.
Lui gemette e si strofin la faccia. Come ti senti, Finny? Si
tir su appoggiandosi sui gomiti e rivolse lo sguardo verso di me,
con curiosit. Perch io mi sento una merda.
Mi resi conto che avevo ancora addosso la mia canotta di Victoria's
Secret, ma solo quella. Mi misi a sedere, stringendomi il
copriletto sul petto e guardandomi intorno. Eh... sai dove sono
le mie mutande?
Dean scoppi a ridere, come se fosse la cosa pi divertente che
avesse mai sentito. Non lo sa nessuno! Sei andata in giro senza
per mezza serata.
Dal modo in cui Dean lo disse, anche quello era solo un altro
aneddoto innocente della nostra folle festa, proprio come uno dei
ragazzi dell'ultimo anno che aveva salutato dicendo che se ne tornava
a casa e la mattina dopo gli altri lo avevano trovato svenuto
nella sua macchina sul vialetto, senza che fosse arrivato neanche
a infilare le chiavi nel quadro. O come un altro tipo della squadra
di calcio che aveva dimenticato di mettere il tacchino nei sandwich
che avevano preparato a notte fonda, e perci alla fine si era
mangiato un sandwich alla maionese. Era una storia cos buffa
che meritava di essere ripetuta in continuazione: TifAni era cos
bombata che se n' andata in giro per ore senza mutande!
La vita era cambiata drasticamente mentre dormivo, ma Dean
mi stava guardando come se fossimo compagni in quell'apocalisse
post-festa, ed era una realt cos irresistibilmente allettante da
accettare in confronto all'altra che annuii con una debole risata.
Dean mi diede un asciugamano e mi sped nella stanza degli
ospiti. L, a terra accanto al cassettone, c'erano le mie enormi mutande
appallottolate in una piccola palla leopardata. Le infilai nella
sacca, ignorando il sangue.

Capitolo 5.

Ma di. Proprio nessuna? La direttrice del Women's Magazine
si aggirava per il suo ufficio come un tavolino girevole in total
look Phillip Lim, offrendo un vassoio di dolcetti alle mandorle
a una cerchia di redattrici scrupolosamente malnutrite, nel vano
tentativo di convincere una di noi a mangiare.
Io ho eliminato lo zucchero ho detto, sulla difensiva.
Penelope LoLo Vincent ha posato il vassoio sulla sua scrivania
e si  lasciata cadere sulla sedia. Mi ha fatto un cenno con la
mano, le unghie laccate del colore della cancrena. Ma certo. Tu
devi sposarti.
Di, va bene. Mi sacrifico io! Arielle Ferguson era la nostra
redattrice junior, tanto dolce e tanto ignara con la sua taglia quarantadue.
Si  fatta avanti barcollando e ha selezionato un dolcetto
cos rosa da farmi preoccupare. Ugh, Arielle, avrei voluto
dirle telepaticamente, LoLo vuole che mangino solo le redattrici
anoressiche.
LoLo ha osservato Arielle, inorridita, mentre le sue mascelle
sgranocchiavano le duecento calorie vuote. Tutte hanno trattenuto
il respiro, raggelate per lei da una paura di riflesso. Arielle si 
illuminata quando ha deglutito. Ottimo!
Perfetto. LoLo ha indugiato sulla parola e la sua lingua ha
schioccato sulla sillaba finale, il verso di una madre chioccia folle.
Allora! Cosa mi avete portato? Ha piantato il tacco del suo sandalo YSL Tribute a terra e si  girata di mezzo centimetro sulla sedia,
puntando su Eleanor con il suo sguardo laser. Tuckerman, vai.
Con un movimento del polso, Eleanor ha spostato dietro la
spalla una grossa ciocca di capelli biondi. Allora, l'altro giorno
stavo parlando con Ani e lei mi ha raccontato che una sua amica
in passato lavorava nella finanza e che in quel campo le molestie
sessuali sono ancora incredibilmente frequenti. Mi ha fatto un
cenno. Vero, Ani? Io ci ho messo un po' a sorriderle. Solo dopo
che l'ho fatto, Eleanor ha proseguito. Perci io e Ani stavamo
dicendo, sai,  come se avessimo fatto moltissima strada nel riconoscere
che le molestie sessuali sono un problema e nell'educare
la gente in proposito. E questo  straordinario. Ma insomma, praticamente
ormai vediamo tutto bianco o nero e siamo tutti troppo
seri su questi argomenti, proprio nel momento in cui l'umorismo
sboccato - in particolare da parte delle donne - domina la cultura
di massa. Questo ha condizionato il modo in cui le donne parlano
e scherzano, rendendo sempre pi difficile tracciare un confine su
ci che pu metterle a disagio, perci come si fa a sapere qual  un
comportamento inaccettabile, o addirittura illegale, nella propria
vita professionale? Mi piacerebbe scrivere un pezzo che analizzi i
confini della molestia sessuale nel 2014, quando non c' pi niente
di sacro.
Affascinante. LoLo ha sbadigliato. E qual  il titolo?
Be', uhm, pensavo a: Che cosa significa molestia sessuale nel
2014?.
No. LoLo si  esaminata una scheggiatura dell'unghia.
Il lato buffo delle molestie sessuali.
LoLo si  girata verso di me con una risatina allegra. Geniale,
Ani.
Ho lanciato un'occhiata al taccuino che avevo in grembo, su
cui comparivano le parole il lato buffo delle molestie sessuali
tutte in maiuscolo, scorrendo tutti gli studi che avevo raccolto
sotto il titolo. Tra l'altro, c' un libro fantastico che sta per essere
pubblicato, potremmo raccordarlo alla nostra storia.  di questi
due professori di sociologia di Harvard. Specificamente su come
la cultura di massa abbia influenzato i luoghi di lavoro molto pi
di quanto ci rendiamo conto. Le bozze erano sulla mia scrivania.
Le avevo richieste all'addetta stampa per poter leggere il libro prima
di proporre a LoLo la stessa idea.
Eccellente. LoLo ha annuito. Per favore, passalo a Eleanor
e aiutala per qualunque cosa possa servirle. La vena sulla sua
fronte pulsava come un cuore arrabbiato mentre pronunciava le
parole qualunque cosa. Mi chiedo sempre se LoLo sappia pi di
quanto lasci intendere. Chiss se si accorge che Eleanor  solo una
scribacchina senza talento, e una leccaculo senza ritegno. Eleanor
 di un paesello sperduto della Virginia dell'Ovest. Ma guarda un
po' dov' arrivata da quando si  trasferita a New York!  tenace,
questo devo riconoscerglielo. Abbiamo cos tanto in comune che
mi ci  voluto un po' per capire perch non andavamo d'accordo.
Conflittualit interna. Entrambe abbiamo lottato contro tutte le
probabilit per arrivare dove siamo adesso, e viviamo nel terrore
che non ci sia abbastanza spazio per tutte e due.
E allora... LoLo ha tamburellato con le dita sui braccioli
della sua sedia. Cosa mi hai preparato, signora Harrison?
Spostandomi sulla sedia, le ho servito la mia opzione di riserva,
quella che volevo introdurre come contorno buffo, un grande
titolo da copertina, dopo averla lasciata a bocca aperta con una
presentazione che avesse davvero una certa seriet. Eleanor vuole
sempre incontrarmi prima che andiamo a queste riunioni in modo
che possiamo discutere il numero nel suo insieme, accertarci che
l'indice contenga la giusta quantit di brillante e scabroso. Ha la
capacit di cogliere la mia idea pi ficcante e presentarla come
una polpetta mezza cotta da cui io stavo facendo fatica a cavar
fuori qualcosa, finch lei non  intervenuta rimodellando il tutto
fino a farlo diventare materiale buono per la vittoria dell'ASME.(4)
L'American Council on Exercise ha recentemente ricalcolato il
numero di calorie bruciate per varie attivit ho iniziato tra cui
il sesso. Sono quasi il doppio rispetto a quelle che gli avevano
assegnato dodici anni fa. Ho pensato che sarebbe divertente se
facessimo fare a una scrittrice qualcosa tipo 1'Allenamento con il
sesso. Potrebbe indossare un braccialetto contacalorie e un monitor
della frequenza cardiaca e valutare i suoi sforzi in termini di
calorie bruciate.
Fantastico. LoLo si  rivolta alla nostra caporedattrice. Possiamo
eliminare Le porcherie da dire a letto dal numero di ottobre
e sostituirlo con Allenamento con il sesso? Senza aspettare
la sua risposta ha abbaiato alla responsabile del sito: Mettiamo
questo titolo sulla home page e testiamolo immediatamente. Mi
ha lanciato un'occhiata di traverso. Ben fatto.
Eleanor mi ha seguita fino alla mia scrivania, un piccolo moscerino
contrito. No,  troppo allampanata per essere un moscerino.
Pi come una zanzara che aveva avuto un assaggio del mio
sangue e ne voleva ancora. Spero che non ti dispiaccia se ho
menzionato la vicenda della tua amica in riunione. So che  una
cosa personale.
Sul telefono della mia scrivania c'era una lucina rossa che segnalava
un messaggio in segreteria. Mi sono tirata su i pantaloni
prima di sedermi; stavo facendo la Dukan da sette giorni e la vita
delle gonne e dei pantaloni iniziava a staccarsi dalla pancia e a raggrinzirsi
quando mi sedevo. Era cos confortante che quando non
riuscivo a dormire, tra i morsi allo stomaco e i ricordi di un Tour
de France insonne, prendevo una pila di pantaloni dall'armadio
e me li provavo guardandomi allo specchio del bagno e meravigliandomi
per come riuscivo a tirare su la trentotto senza neanche
sbottonarli. Quella piccola vittoria privata quasi compensava il
fatto che quando m'infilavo di nuovo a letto, con Luke che mi
appoggiava il braccio appesantito dal sonno sulla vita taglia trentotto,
dovevo sentire il suo terribile alito di met notte. L'alito gli
puzzava cos tanto nei primi tempi in cui ci frequentavamo? No,
non credo proprio. Non avrei mai potuto innamorarmi tanto di
una persona con un alito cos cattivo. Gli era successo qualcosa.
Magari erano le tonsille. Glielo avrei detto la mattina dopo. Era
una cosa che si poteva sistemare. Tutto si poteva sistemare.
Ho tubato: Ma certo che no, Eleanor.
Eleanor si  appollaiata sul bordo della mia scrivania. Indossava
un paio di pantaloni palazzo bianchi. Adoro quei pantaloni
aveva detto LoLo quando era entrata in ufficio per la riunione e
adesso ho la sfortuna di sapere che faccia fa Eleanor quando viene.
Magari potrebbe aver voglia di raccontare la sua esperienza
per l'articolo?
Magari s ho risposto. Sulla mia scrivania c'era una biro verde
senza tappo. Le ho dato qualche colpetto con il gomito, centimetro
dopo centimetro, finch la punta sporca d'inchiostro non
ha sfiorato la cucitura dei pantaloni di Eleanor. Ho continuato a
guardarla negli occhi mentre le promettevo rispettosamente che
lo avrei chiesto a Nell quello stesso pomeriggio.
Eleanor ha tamburellato con le nocche sulla mia scrivania e
gli angoli della bocca le si sono sollevati verso le guance. Non
un sorriso, un ghigno conciliante. Forse possiamo fare in modo
che sul pezzo compaia anche la tua firma. Sarebbe un'opportunit
fantastica per te. Di solito questo  un privilegio che si concede
agli stagisti. L'anno prima il mio pezzo su contraccezione ed emboli
aveva ottenuto la nomination per un premio asme e Eleanor
non mi avrebbe mai perdonato per questo. Ha spostato il culo
dalla mia scrivania e io ho ammirato la mia opera, il modo in cui
gli scarabocchi oleosi sembravano vene varicose verdi sulla parte
esterna della sua coscia.
Un'opportunit fantastica ho convenuto, con un sorriso finalmente
sincero, e Eleanor ha mimato con le labbra un Grazie,
le mani giunte in preghiera, come se fossi un vero tesoro,
prima di andarsene.
Ho preso il telefono, trionfante, e ho ascoltato la segreteria.
Dopo aver sentito il messaggio di Luke ho riagganciato e l'ho richiamato.
Ehi, ciao.
Amavo il suono della voce di Luke al telefono. Come se fosse
impegnato, ma si divertisse a sgattaiolare via per farmi una confidenza.
Ero stata io a spingere per il fidanzamento, spingere in
maniera molesta. I produttori della hbo mi avevano contattato
via email ormai quasi da un anno, chiedendomi se volessi partecipare
a un documentario genericamente intitolato Gli amici
dei Cinque. Io non ero un'amica dei Cinque, ma l'opportunit
di riscattarmi, di raccontare la mia versione della storia, mi faceva
venire l'acquolina in bocca. Ma se lo facevo, dovevo farlo
per bene. Non mi sarei mai messa a fare smorfie davanti alla telecamera
se non avessi spuntato tutte le caselle della categoria
super competitiva avercela fatta: lavoro figo; codice di avviamento
postale invidiabile; corpo affamato e il colpo di scena: un
fidanzato da sogno e pieno di soldi. Un fidanzamento con Luke
avrebbe reso la mia ascesa incontestabile. Nessuno mi avrebbe
toccato se fossi stata in procinto di sposare Luke Harrison IV.
Quante volte avevo fantasticato di raccontare la mia storia alla
telecamera, portandomi una mano al viso, con lo smeraldo che
presto sarebbe stato mio che baluginava mentre mi asciugavo
una lacrima delicata?
Io e Luke stavamo insieme da tre anni prima del fidanzamento
ufficiale, lo amavo ed era ora. Era ora. Era stata in questi termini
che l'avevo messa con lui, solennemente, una sera a cena. Volevo
aspettare fino al bonus dell'anno prossimo aveva ribattuto. Ma
alla fine aveva capitolato, aveva fatto stringere l'anello di nonnina
per il mio dito sottile e io avevo accettato con gioia di partecipare
al documentario. So che non dovrei cadere nella vecchia trappola
che non sono nessuno, che non ce l'ho fatta davvero finch non
ho un anello al dito. Al diavolo Facciamoci avanti e tutto il resto.
Dovrei essere migliore di cos, una donna pi sicura e indipendente.
E invece no. Okay? Non sono cos e basta.
Che ne dici se stasera andiamo a cena con quel mio cliente?
mi ha chiesto Luke. Era una settimana che cercava di organizzarla.
Mi mancavano ancora due giorni per completare la fase di
attacco della Dukan. Poi avrei potuto mangiare qualche verdura
selezionata. I broccoli neanche morta, culona.
Ho stretto la cornetta. Possiamo fare tra qualche giorno?
L'unico suono erano le urla da confraternita studentesca che
venivano dal piano di Luke.
Quando avevamo appena iniziato a frequentarci, ero terrorizzata
all'idea che Luke conoscesse mia madre. Gi la vedevo con il
prurito alle narici - questo s che  l'odore di un vero affare -, mi
avrebbe chiamato Tif, avrebbe chiesto a Luke quanto guadagnava
e sarebbe finito tutto. Lui sarebbe tornato in s, si sarebbe reso
conto che io sono la ragazza che conosci in un locale e ti sbatti un
paio di volte finch non t'innamori di una bionda naturale con
un nome androgino e un piccolo fondo fiduciario. Invece, con
mia immensa sorpresa, quando eravamo tornati a casa sua dopo
la cena con Dina e Bobby FaNelli, mi aveva preso tra le braccia,
mi aveva fatto rotolare sul letto e tra i baci mi aveva detto: Non
riesco a credere di essere io quello che  arrivato a salvarti. Come
se in fila davanti a me avessi un mucchio di pretendenti dal sangue
blu pronti a tuffarsi in un cassonetto, ansiosi di lottare per togliermi
di dosso l'odore di spazzatura.
Non preoccuparti ho detto. Stasera sono libera. Forse un
po' di broccoli non mi avrebbero fatto male.
Prima di uscire per la cena mi sono fermata alla redazione
Moda. La mise che indossavo non era abbastanza brutta. Pi 
brutta e trendy la mise che porto, pi  forte l'odore intimidatorio
di redattrice di rivista che emano.
Questo? Ho tirato fuori un vestito largo di Helmut Lang e
una giacca di pelle.
Siamo nel 2009? ha sbottato Evan. Certo, un redattore Moda
gay e stronzo ci vuole per forza.
Ho bofonchiato: Scegli tu qualcosa.
Evan ha tamburellato con le dita sugli stand di vestiti, battendo
ogni stampella come il tasto di un pianoforte, per atterrare alla
fine su un top a strisce di Missoni e un paio di shorts a pois. Ha
lanciato un'occhiata dietro la sua spalla ossuta e ha osservato con
aria seccata il mio seno. Lascia perdere.
Oh, vaffanculo. Mi sono appoggiata al tavolo degli accessori
e ho indicato con un cenno uno chemisier dalla fantasia floreale,
con un'apertura sulla parte bassa della schiena. Quello?
Evan ha studiato il capo, si  portato le dita alle labbra e ha
bofonchiato perplesso: Di solito gli abiti di Derek sono tagliati
per figure pi longilinee.
Derek?
Evan ha alzato gli occhi al cielo. Lam.
Ho alzato gli occhi al cielo a mia volta e ho afferrato il vestito dalla
stampella. Ho perso tre chili. Penso di potermelo permettere.
Il vestito mi tirava leggermente sul seno, cos Evan ha aperto
un bottone, mi ha fatto scivolare un lungo pendente sulla testa e
mi ha studiato. Non male. Mi ripeti che dieta stai facendo?
La Dukan.
Non  quella che ha fatto Kate Middleton?
Ho iniziato a mettermi l'eye-liner allo specchio. L'ho scelta
perch era la pi estrema. Non funziona, se non ti sembra la cosa
peggiore del mondo.
Eccoti mi ha accolto Luke, diviso tra sollievo e irritazione.
Non si  mai abbastanza in orario per lui e la sua puntualit militante
mi infastidisce cos tanto che mi ribello ritardando sempre
apposta di qualche minuto.
Ho controllato l'ora sul mio telefono in modo plateale. Mi
pareva che avessi detto alle 20,00.
Infatti. Il bacio di Luke era indifferente o conciliante. Stai
molto bene.
Ma sono le 20,04.
Non ci fanno sedere finch non ci siamo tutti. Luke ha premuto
il palmo della mano sulla parte bassa scoperta della mia
schiena e mi ha accompagnato dentro il ristorante. Quello era un
brivido, giusto? Quelli eravamo noi, ancora carichi di elettricit?
Dio, odio tutto questo ho detto.
Luke ha sorriso. Lo so.
Avevo vagamente notato la coppia accanto alla postazione della
direttrice di sala: ci osservavano mentre aspettavano di essere
presentati. Il cliente e sua moglie, corpo mediocre con muscoli da
allenamento alla Equinox, capelli biondi sbarazzini scostati dal
viso in una messa in piega morbida da novanta dollari. Osservo
sempre prima la moglie; mi piace sapere contro cosa devo battermi.
Indossava la tipica uniforme da Kate: jeans bianchi, zeppe
color carne e un top di seta smanicato. Rosa shocking, sono sicura
che aveva passato qualche minuto a pensarci su - era abbastanza
abbronzata, magari meglio il top di seta smanicato blu navy, non
si pu sbagliare con il blu navy - e sulla spalla una Prada color cognac
della sfumatura esatta delle sue scarpe, l'abbinamento perfetto
pi rivelatorio della sua et di quanto non fosse il principio
di rughe sul collo. Aveva almeno dieci anni pi di me, ho stabilito,
sollevata. Non so come far quando compir trent'anni.
Whitney. Mi ha dato la mano, ostentando una manicure fatta
quel pomeriggio, e ha stretto la mia con una debolezza tale che
 stato come se volesse farmi sapere che essere una mamma casalinga
per lei era la cosa pi importante del mondo.
Ani ho risposto, avendo barattato il Piacere con il mio
nome da quando il signor Harrison mi si era presentato cos. Ero
sconvolta e mi chiedevo quante persone nel corso degli anni avessi
reso partecipi della mia educazione provinciale con tutti quei volgari
Piacere. La bellezza di un'educazione raffinata - per quelli
abbastanza fortunati da venire al mondo con la costola d'oro - sta
nel fatto che  quasi impossibile da replicare autenticamente e
quelli che fingono si faranno sempre scoprire, di solito in qualche
modo spettacolare e imbarazzante. Ogni volta che penso di essere
riuscita a uscire dal mio buco borghese mi accorgo di qualcosa
che ho fatto male e la mia gente mi tira di nuovo dentro. Non imbrogli
proprio nessuno. Prendete le ostriche, ad esempio. Pensavo
che bastasse fingere di andare pazza per quegli ammassi di saliva
salati, ma sapevate che bisogna mettere il guscio capovolto una
volta che le avete ingurgitate? Un particolare tanto piccolo e tanto
rivelatorio, perch il diavolo si nasconde sempre nei dettagli.
E lui  Andrew ha detto Luke.
Ho allungato la mano nella zampa enorme di Andrew, ma il
mio sorriso si  spento quando finalmente mi sono presa il disturbo
di guardarlo in faccia. Gli ho detto: Ciao?, e lui a sua
volta ha piegato la testa e mi ha guardato in modo strano. Ani,
giusto?
Se volete seguirmi ha detto la direttrice di sala, spiccando il
volo nel ristorante e trascinandoci dietro di s come un magnete.
Ho seguito Andrew, studiandogli la nuca, spruzzata di grigio
(adesso?) e il dubbio si  trasformato in speranza che fosse chi
credevo, praticamente il mio desiderio era un romanzo rosa.
C' stato un ingorgo mentre decidevamo quale coppia dovesse
prendere la panca, con Luke che ha suggerito che la prendessero
le ragazze perch eravamo piccole tutte e due (e Whitney
 scoppiata a ridere: Penso che sia un complimento, Ani) e il
tavolo, come molte cose a New York, era delle dimensioni adatte
a una casa delle bambole. Questo  il motivo per cui alla fine
se ne vanno tutti. Arrivano i bambini e ti ritrovi con borse della
spesa flosce e stivali da neve umidicci e scatoloni di decorazioni
natalizie di Duane Reade da quattro soldi ammucchiati nell'ingresso
e un giorno qualcuno inciampa nel manico di un sacchetto
di Bloomingdale's e d di matto, cos inizia la lenta avanzata verso
Westchester o il Connecticut. Luke fischia - Calma - quando lo
dico, ma accidenti, che liberazione. Le signore Mostro che aspettano
i loro mariti da Dorrian's e Brinkley's, attirandoli nei sobborghi
quando scade il contratto d'affitto, giusto un attimo prima che
scadano pure i contraccettivi. Non che non andassi anch'io da
Dorrian's ai miei tempi, ma volevo essere anche qui, nei ristoranti
troppo piccoli e troppo cari, con la metropolitana che ribolle di
tipi assurdi e maleducati, la torre lucida che ospita il Women's
Magazine, le redattrici ingannevolmente ambiziose che spingono
per avere meno lussuria e pi sostanza. Non pensate che mi
voglio strangolare con l'elastico per capelli che abbiamo detto alle
lettrici di avvolgere sull'uccello dei fidanzati? aveva ruggito una
volta LoLo, quando neanche una redattrice si era presentata alla
riunione per il sommario di settembre con un'idea sui pompini.
 questo che vende. Forse a New York non sembrerebbe tutto
cos a dimensione di casa delle bambole, come una specie di lotta
per arrivare dovunque, se le cacciatrici di mariti si tenessero alla
larga. Ma questa  la cosa di New York che mi piace di pi: ti spinge
a lottare per il tuo posto. Io avevo lottato. Non avrei guardato
in faccia nessuno pur di rimanerci.
Sono finita di fronte a Andrew e Luke di fronte a Whitney.
Qualcuno ha proposto di scambiarci di posto, ma ci  stato impedito
da Luke e dalla sua battuta trita sul fatto che avrebbe potuto
cenare per sempre di fronte a me. Il ginocchio di Andrew, grosso
come un pompelmo, baciava in continuazione il mio, anche se il
mio sedere era il pi possibile vicino allo schienale della panca e
io volevo soltanto che tutti la smettessero con le chiacchiere insignificanti,
le battute stupide, in modo che potessi trovare un
attimo di tranquillit per guardare Andrew con gli occhi socchiusi
e chiedergli: Sei tu?.
Scusa ha detto Andrew e sulle prime ho pensato che intendesse
per aver invaso il mio spazio.  solo che il tuo viso mi 
molto familiare. Mi ha fissato, con le labbra che gli si schiudevano
mentre smontava lentamente il mio travestimento: gli zigomi -
affilati adesso! -, i colpi di sole color miele per bilanciare il fiume
Stige dei miei capelli senza forzarli in una sottomissione bionda.
Oh, tesoro aveva chiocciato Ruben, il mio colorista, quando
ero andata da lui la prima volta. Aveva preso una ciocca di paglia
gialla tra le dita e l'aveva guardata inorridito, come se fosse uno
scarafaggio.
Luke stava spiegando il tovagliolo, ma si  fermato e ha guardato
Andrew.
 stato uno di quei rari momenti in cui si hanno gli strumenti
per capire che qualcosa d'importante, che potrebbe addirittura
cambiarti la vita, sta per succedere. Mi era capitato due volte prima,
e la seconda era quando Luke mi aveva chiesto di sposarlo.
So che ti sembrer una pazzia mi sono schiarita la voce, ma tu
sei... il professor Larson?
Professor Larson? ha mormorato Whitney e ha emesso un gridolino
frivolo quando ha capito tutto.  stato il tuo insegnante?
Doveva essersi tagliato i capelli lisci e flosci dopo aver lasciato
la Bradley, ma bastava togliergli il mocio da lavoro-in-finanza
come un caschetto del Lego, prendere una penna di Photoshop
per smussare le rughe e squadrargli la mascella ed eccolo l: il professor
Larson. Alla maggior parte delle persone si pu coprire la
bocca e capire se stanno ridendo o no a seconda della forma dei
loro occhi. Intorno ai suoi, la pelle sembrava rimasta spiegazzata
dopo una risata particolarmente fragorosa.
Com' piccolo il mondo. Il professor Larson  scoppiato a
ridere, sorpreso, con il pomo di Adamo che gli traballava. E tu ti
fai chiamare Ani adesso?
Ho lanciato un'occhiata a Luke. Avremmo potuto benissimo
essere a due tavoli diversi, impegnati in due conversazioni diverse.
La sua espressione era amareggiata quanto quella di Larson era
gongolante. Ero solo stufa che la gente mi chiedesse quante f
c'erano in TifAni.
 davvero assurdo ha detto Whitney, guardando brevemente
tutti e tre. Il suo sguardo si  appuntato su Luke ed  sembrato
che si rendesse conto di qualcosa. Immagino che questo significhi
che frequentavi la Bradley. C' stata una pausa improvvisa e
piena di terrore mentre il suo cervello completava il ragionamento.
Oh, capisco, tu sei TifAni.
Nessuno riusciva a guardare gli altri.  comparsa la cameriera,
ignara del sollievo che aveva portato, e ha chiesto se l'acqua del
rubinetto andava bene. Va sempre bene.
 buffo che New York abbia una delle acque potabili pi
pulite al mondo ha detto Whitney, esperta padrona di casa, abile
nel gestire una piega imbarazzante presa dalla conversazione.
Una citt sporca come questa?
Abbiamo concordato tutti. S, era buffo.
Quale materia? ha chiesto Luke all'improvviso e, visto che
nessuno rispondeva, ha aggiunto: Quale materia insegnavi?.
Il professor Larson ha piantato un gomito sul tavolo e ci si 
appoggiato. Inglese avanzato. L'ho fatto per due anni dopo la
laurea. Quando non riuscivo a immaginare di non stare in vacanza
tutta l'estate. Ti ricordi, Whit?
Hanno condiviso una risata cospiratoria, che mi ha ferito. Oh,
mi ricordo ha detto lei, scrollando il tovagliolo. Non vedevo
l'ora che ne venissi fuori. Be', non potevo biasimarla per questo.
Neanch'io avrei mai frequentato un insegnante.
Andrew mi ha guardato. Ma Ani era la mia studentessa migliore.
Mi sono messa a lisciarmi il tovagliolo sulle gambe. Non sei
obbligato a dirlo ho bofonchiato. Sapevamo entrambi che lo
avevo deluso a livelli epici.
E adesso  una delle giornaliste migliori del Women's Magazine
ha detto Luke, paternamente, con orgoglio. Che sciocchezza.
Come se Luke non pensasse che la mia carriera sia solo
una graziosa fase riempitiva prima che iniziamo a fare figli. Ha
allungato il braccio sul tavolo e ha appoggiato la mano sulla mia.
Ha fatto moltissima strada. Quello era il suo sparo di avvertimento.
A Luke non piace quando la gente tira fuori la Bradley. In
passato pensavo che fosse perch cercava di proteggermi e questo
mi commuoveva moltissimo. Adesso capisco che Luke vuole solo
che tutti se ne dimentichino al pi presto. Ancora non si  rassegnato
all'idea che io partecipi al documentario. Non sa spiegare
bene perch, o forse s ma non vuole offendermi. Io per so cosa
pensa: Ti stai coprendo di ridicolo. Nel mondo degli Harrison non
c' niente di pi ammirevole del gelido stoicismo.
Hmmm. Whitney si  data qualche colpetto sul labbro inferiore
con l'unghia, rosa come la scarpetta di una ballerina. Il
Women's Magazine? Mi dice qualcosa. Le cacciatrici di mariti
dicono sempre cos quando scoprono dove lavoro. Non  un complimento.
Non sapevo che alla fine fossi andata a lavorare l ha detto il
professor Larson.  fantastico. Mi ha rivolto il suo sorriso pi
gentile.
Whitney se n' accorta. Sono passati secoli dall'ultima volta
che l'ho sfogliato. Ma prima di conoscere Andrew lo leggevo sempre
come se fosse la Bibbia. Non  cos che lo chiamano? La Bibbia
delle Donne? La sua risata era delicata. Immagino che a un
certo punto lo confischer dalla stanza di mia figlia, come faceva
mia madre con me! Luke ha riso educatamente, ma il professor
Larson no.
Ho trovato il sorriso che uso quando l'argomento di conversazione
sono i bambini e me lo sono stampato in faccia. Quanti
anni ha?
Cinque ha risposto Whitney. Elspeth. Abbiamo anche un
maschietto, Booth. Ha quasi un anno. Ha strabuzzato gli occhi
guardando Andrew. Il mio ometto.
Oh, Ges. Che bei nomi le ho detto.
Il sommelier  comparso accanto a Luke e si  presentato. Avevamo
qualche domanda sul menu? Luke ha chiesto se il bianco
stava bene a tutti e Whitney ha detto che non riusciva a immaginare
di bere nient'altro con quel caldo.
Facciamo questo Sauvignon Blanc. Luke ha indicato una casellina
da ottanta dollari sul menu.
Oh, adoro il Sauvignon Blanc ha detto Whitney.
La Dukan non consentiva il vino, ma dovevo bere per socializzare
con una donna del genere. Quel primo bicchiere, con le
endorfine che mi gorgogliavano nello stomaco, realisticamente
era l'unica cosa che potesse aiutarmi a fingere un interesse per il
suo mondo. Le lezioni di piano di sua figlia, il regalo di Van Cleef
che aveva ricevuto dal marito quando era diventata mamma. Non
riuscivo a credere che il professor Larson avesse capitolato davanti
a una donna la cui maggiore aspirazione nella vita era volteggiare
tra gli scaffali del supermercato. Quando il cameriere  arrivato
con la bottiglia, ho accettato con gratitudine che mi versasse il
vino.
Brindo al piacere di aver finalmente incontrato la tua incantevole
moglie. Luke ha alzato il bicchiere. Incantevole. Che parola
volgare. Prima amavo queste cene, amavo darmi da fare per ottenere
l'approvazione delle mogli. Che traguardo era quando finalmente
gliela leggevo in faccia. Adesso ero solo stufa. Stufa, stufa,
stufa.  per questo che mi sto ammazzando?  davvero questo
che immaginavo potesse farmi sentire realizzata? Una cena a base
di pollo arrosto a ventisette dollari e un fidanzato che mi scopa
con dolcezza quando arriviamo a casa.
E io la tua. Andrew ha accostato il suo bicchiere al mio.
Be', non ancora. Ho sorriso.
E allora, Ani. Whitney stava facendo la cosa che odio, pronunciare
il mio nome come Annie invece che Ah-nii. Luke
mi ha detto che il matrimonio  a Nantucket. Come mai?
Per il privilegio intrinseco del posto, Whitney. Perch Nantucket
trascende tutte le classi sociali, tutte le zone del Paese. Vai
nel Dakota del Sud e dici a qualche triste casalinga compiaciuta di
s che sei cresciuta nella Main Line e lei non sa che teoricamente
dovrebbe rimanerne colpita. Dille che villeggi a Nantucket - accertati
di usare proprio quel verbo - e sapr chi cazzo ha di fronte.
Ecco perch, Whitney.
La famiglia di Luke ha una casa l ho risposto.
Luke ha annuito. Ci vado da quando ero bambino.
Oh, sono sicura che sar splendido. Whitney si  avvicinata
di un centimetro. Aveva l'alito affamato. Vuoto e stantio, come se
fosse un po' che non s'infilava niente in bocca. Ha chiesto a Andrew:
Non siamo andati a un matrimonio a Nantucket qualche
anno fa?.
Martha's Vineyard l'ha corretta lui. Il suo ginocchio ha sfiorato
di nuovo il mio. Il vino mi ha ricoperto la gola come uno
sciroppo per la tosse e mi sono resa conto di quanto fosse pi
affascinante con qualche anno di pi. C'erano un milione di cose
che avrei voluto chiedergli ed ero agitata e amareggiata che Luke
e Whitney fossero l, a rubarci quel momento. La tua famiglia 
di Nantucket? ha chiesto a Luke.
Whitney  scoppiata a ridere. Nessuno  di Nantucket, Andrew.
I diecimila abitanti di Nantucket avrebbero dissentito, ma
ci che Whitney intendeva  che la gente come noi non era di
Nantucket. Prima mi emozionava che una donna come lei desse
per scontato che fossimo fatte della stessa pasta. Significava che
la mia maschera era convincente. Da quando questa supposizione
aveva iniziato a farmi arrabbiare? Quando ho avuto l'anello, il codice
di avviamento postale di Tribeca, il cavaliere bianco rampollo
di una famiglia protestante di origini inglesi in ginocchio davanti a
me, quando non ero pi cos distratta a cercare di mettere le mani
- su cui un tempo portavo la french manicure - su tutte quelle
cose, sono riuscita a fare un passo indietro e a riconsiderare tutto.
C' molto poco in me di nobile, eppure trovo difficile credere che
qualcuno possa essere soddisfatto, davvero soddisfatto, di questo
tipo di esistenza. O tutti i membri del club del tartan si limitano
ad aggirarsi spiritualmente distrutti e non ne parlano, oppure
questo  davvero abbastanza per loro. Pensavo che il finale di partita
dovesse essere maledettamente spettacolare se erano disposti
a proteggerlo in quel modo. Luke e tutta la sua famiglia, i suoi
amici, le loro mogli, avevano votato per Mitt Romney nel 2012.
Le sue cazzate in nome della personalit giuridica dell'embrione
potevano impedire alle vittime di stupri e incesti, donne che si trovavano
in pericolo di vita, di abortire in sicurezza. Questo poteva
significare la chiusura delle cliniche Planned Parenthood.
Ma di, non succeder mai aveva detto Luke sogghignando.
E anche se non succede avevo replicato io, come puoi votare
per qualcuno che ha una posizione del genere?
Perch non m'importa, Ani. Luke aveva sospirato. Il mio
furor femminista un tempo gli sembrava carino. Se non riguarda
te, non riguarda me. Ma cos' che ci riguarda? Obama che tassa
tutto il tassabile perch siamo nella fascia di reddito pi alta.
Ma quelle altre cose mi riguardano, invece.
Tu prendi la pillola! aveva gridato Luke. Perch dovresti
avere bisogno di abortire?
Luke, se non fosse stato per Planned Parenthood a quest'ora
potrei avere un figlio di tredici anni.
Non ho intenzione di parlarne aveva dichiarato lui ed era
scattato verso l'interruttore della luce sulla parete. Poi era andato
in camera da letto, sbattendo la porta dietro di s e lasciandomi a
piangere da sola nella cucina buia.
Avevo raccontato a Luke di quella notte nel periodo in cui era follemente
innamorato di me, che  l'unico momento in cui si dovrebbe
raccontare a chiunque una cosa vergognosa su se stessi - quando
uno  cos pazzo di te che la disgrazia ti rende ancora pi cara ai
suoi occhi. Ogni particolare orribile gli faceva diventare gli occhi pi
grandi eppure, chiss come, pi assonnati, come se fosse troppo per
capirlo davvero fino in fondo e si ripromettesse di elaborare il resto
pi avanti. Credo che se dovessi chiedere adesso a Luke cosa mi era
successo quella notte, non saprebbe rispondere. Ges, Ani, non lo
so,  stato brutto, okay? Lo so che ti  successo qualcosa di brutto.
Lo so. Non  necessario ricordarmelo ogni giorno, cazzo.
Almeno sa che  una cosa troppo brutta per parlarne.  stato
un punto di grande discussione quando ho iniziato a prendere in
considerazione l'idea del documentario per la prima volta. Ma
non hai intenzione di parlare di quella notte, giusto? Quella
notte, che sineddoche confortante. In realt avevo accarezzato
l'idea di parlarne guardando dritta in telecamera, raccontando
sfacciatamente ci che Peyton, Liam e Dean (Dio, soprattutto
Dean) mi avevano fatto, ma c'era un problema. Non avevo ancora
lo smeraldo. E volevo quella meraviglia verde sbrilluccicante
sul dito per quando fossero iniziate le riprese. Perci avevo storto
la bocca come se avessi dato un morso a un lime dopo uno shot
di tequila e gli avevo risposto: Ma certo che no.
Sono cresciuto a Rye ha detto Luke.
Whitney si  affrettata a buttare gi il suo sorso di vino. Io
sono di Bronxville! Si  tamponata la bocca con il tovagliolo.
Che liceo frequentavi?
Andrew  scoppiato a ridere. Tesoro, non penso che tu sia
andata al liceo negli stessi anni di Luke.
Whitney ha tirato il tovagliolo a Andrew fngendosi offesa.
Non si sa mai.
Luke ha riso. Be', a dire il vero ho studiato in un collegio.
Ah. Whitney si  sgonfiata. E va bene. Ha aperto il menu
e, come uno sbadiglio, ha contagiato tutti quanti gli altri.
E allora, cosa c' di buono qui? ha chiesto Andrew. La luce
delle candele si  distorta sulle sue lenti, perci non ho capito se
lo stava chiedendo a me o a Luke.
Tutto ha risposto Luke nello stesso momento in cui io dicevo:
Fanno un ottimo pollo arrosto.
Whitney ha arricciato il naso. Non ce la faccio proprio a ordinare
il pollo al ristorante. E tutto quell'arsenico, poi. Una mamma
casalinga che era anche una fan del Dr. Oz Show. Il mio genere
preferito!
Arsenico? Mi sono portata una mano al petto, la preoccupazione
sulla mia faccia un segnale che poteva proseguire. Su consiglio
di Nell avevo letto L'arte della guerra di Sun Tzu. La mia
strategia preferita  fingere inferiorit e incoraggiare l'arroganza
del mio nemico.
S! Whitney  sembrata molto allarmata che, a quanto pareva,
non ne avessi mai sentito parlare. Gli allevatori lo danno da
mangiare ai polli. Si  morsa le labbra, disgustata. Li fa crescere
pi in fretta.
Ma  orribile ho esclamato. Avevo letto quello stesso studio,
il vero studio, non la traduzione allarmistica che la trasmissione
Today aveva reso virale. Quel posto non serviva dei fottuti petti di
pollo surgelati della Perdue. Be', allora senz'altro non ordiner
il pollo arrosto.
Sono tremenda! ha riso Whitney. Ci siamo appena conosciute
e ti ho gi rovinato la cena. Si  colpita la fronte con il
palmo della mano. Devo smetterla di parlare. Ma quando stai
tutto il giorno con un bambino di un anno, nel momento in cui
ti ritrovi in compagnia di adulti non fai altro che chiacchierare.
Sono sicura che i tuoi bambini sono felicissimi di averti a
casa. Ho sorriso, come se non vedessi l'ora che succedesse anche
a me. Era impossibile che avesse quel corpo con meno di tre ore
di palestra al giorno. Era impossibile che stesse facendo tutto da
sola. Ma guai a chiederle della tata dominicana. Possono lanciare
frecciatine maligne a proposito del Women's Magazine finch
vogliono, ma crescere dei bambini  un lavoro vero, e faresti meglio
a chinare il capo se sospettano anche solo lontanamente che
stai ignorando tutto il loro lavoro vero.
Sono cos fortunata a poter stare con loro ogni giorno. Le
labbra di Whitney erano lucide per il vino. Le ha strofinate l'una
contro l'altra e si  appoggiata il mento sulla mano. Tua madre
lavorava?
No. Ma avrebbe fatto meglio a lavorare, Whitney. A lasciar
perdere la sua piccola fantasia da casalinga mantenuta e contribuire
al bilancio familiare. Non so dire se questo l'avrebbe resa pi
felice, ma noi non avevamo il lusso di pensare alla felicit. Eravamo
al verde, con mamma che richiedeva nuove carte di credito un
mese s e l'altro no per finanziare le sue escursioni da
Bloomingdale's, mentre i muri di cartongesso da quattro soldi della nostra
casa sproporzionata, fatta di materiali scadenti, s'imputridivano
per la muffa che non potevamo permetterci di far rimuovere.
Ma tu hai ragione, Whitney, era proprio fortunata a poter stare
con me tutti i giorni.
Neanche la mia ha detto Whitney. Fa una grande differenza.
Ho continuato a sorridere. Come nell'ultimo sprint di una corsa,
se adesso ti fermi e ti metti a camminare, non ritroverai mai il
passo. Un'enorme differenza.
Whitney ha scosso i capelli tutta allegra. Mi amava. La sua
spalla ha sfiorato la mia e la sua voce era sommessa e civettuola
quando ha detto: Ani, devi dircelo. Parteciperai a quel documentario?.
Luke ha appoggiato un braccio sullo schienale della sua sedia
e si  messo a giocherellare con le posate d'argento. Ho osservato
le schegge bianche di luce danzare sul soffitto basso.
Non posso dire niente.
Di, questo significa che parteciperai. Whitney mi ha dato
uno schiaffetto sul braccio.  la stessa cosa che hanno detto di
dire anche a Andrew. Giusto, Andrew?
Ho questo sogno ricorrente, in cui  successo qualcosa di brutto
e devo chiamare il 911, ma ho completamente perso il controllo
delle mie dita. Continuano a scivolare sui tasti ( sempre
un vecchio telefono fisso quello da cui provo a chiamare) e ogni
volta mi dico: Stai facendo di nuovo questo sogno, ma stavolta sarai
pi furba tu. Devi solo fare le cose con calma. Non rovinerai tutto
se fai con calma. Trova il nove. Premi. Luno. Premi. Che agonia,
aver bisogno di qualcosa con tanta urgenza, ma doverla chiedere
con tanta pazienza. Dovevo sapere immediatamente perch il
professor Larson avrebbe partecipato al documentario. Quando?
Dove? Cosa avrebbe detto? Avrebbe parlato di me? Mi avrebbe
difeso? Non avevo idea che partecipassi anche tu ho detto.
Cosa vogliono da te? Che tu intervenga solo come una specie di
osservatore o cosa?
L'arco del suo labbro si  fatto pi profondo. Be', Ani, sai che
non posso dire niente.
Tutti sono scoppiati a ridere e io mi sono dovuta sforzare per
unirmi a loro. Ho aperto la bocca per insistere un altro po', ma
lui ha detto: Magari dovremmo prenderci un caff e parlarne.
S!  intervenuta Whitney, con un entusiasmo cos genuino
che ha messo a tacere il mio. Qualunque donna sia cos entusiasta
all'idea che il marito vada a prendere un caff con un'altra donna,
oltretutto di dieci anni pi giovane, ha un matrimonio a prova di
bomba.
S, dovreste proprio parlarne insieme ha aggiunto Luke, ma
io avrei preferito che non lo avesse fatto. Perch la sua approvazione
 suonata palesemente insincera dopo quella di Whitney.
Whitney  inciampata mentre andava verso la porta. Si  ripresa
e ha ridacchiato dicendo che di solito non beveva cos tanto. Il
vino le era andato dritto alla testa.
Dopo il dessert il professor Larson aveva cercato un Uber e un
suv nero li stava aspettando accanto al cordolo del marciapiede,
pronto a riportarli nella loro casa da set di una sit-com a Scarsdale.
Whitney mi ha dato un bacio sulla guancia e ha cantilenato: E
stato bellissimo conoscerti. Com' piccolo il mondo!. Andrew
ha stretto la mano di Luke e gli ha dato una pacca sulla spalla.
Poi Luke si  fatto indietro, aprendo uno spazio perch io potessi
scivolarci dentro e salutare. Mi sono messa sulle punte per premere
la guancia contro quella di Andrew e fingere un bacio. Lui ha
premuto le mani contro la mia schiena e quando ha sentito la pelle
scoperta in quel punto, si  staccato come se lo avessi folgorato.
Siamo rimasti a guardare la macchina immergersi nel traffico e
io ho desiderato con tutta me stessa che Luke mi prendesse tra le
braccia e mi stringesse contro la sua camicia di Turnbull & Asser.
Se lo avesse fatto, avrebbe sentito che stavo tremando.
Invece ha detto soltanto:  stato strano, eh?, e io ho annuito
sorridendo come se non avessi appena perso il mio baricentro e
non sapessi che ora non c'era pi modo di tornare indietro.

Capitolo 6.

La mattina dopo la festa di Dean salii sulla sua Range Rover
con Liam e due tipi della squadra di calcio del secondo anno.
A Dean avevano sospeso la patente (c'era un grosso mucchio di
biglietti del parcheggio non pagati nel cassettino portaoggetti),
ma questo non gli impediva di andarsene in giro per la citt sgommando,
con il rap di DMX che avvisava quelli che facevano jogging
di saltare nella boscaglia se non volevano essere falciati durante
la loro corsa serale. La nausea mi riboll nello stomaco quando
Liam sal in macchina e ignor palesemente il posto vuoto proprio
accanto a me, scegliendo invece di sistemarsi sul sedile anteriore
accanto a Dean. Avevo cercato di parlargli in cucina prima che
uscissimo per andare a fare colazione e non era andata bene.
Non so proprio come ho fatto a finire in camera di Dean e
sento che dovrei dirti che mi dispiace eccetera perch non volevo
andare con...
Finny... Liam aveva riso di me, il mio soprannome era solo
un'altra cosa che aveva cooptato da Dean nel suo tentativo di assimilarsi.
E di. Lo sai che non m'importa se sei andata anche
con Dean.
A quel punto Dean lo aveva chiamato e Liam mi era passato
accanto sfiorandomi. Io ero stata contenta di quel momento da
sola per ricompormi, le lacrime che ricacciavo indietro avevano
trovato un altro canale nella mia gola, dissolvendosi in un sottile
sgocciolio salato che mi lasci addosso una sensazione cruda e
bruciata nei giorni strazianti che seguirono. Quando finalmente
svan, mi rimase addosso qualcosa di ben peggiore. Qualcosa che
ancora oggi sembra essere sempre in attesa, avventandosi su di me
proprio quando osano balenare la gioia o la sicurezza. Il ricordo
del fatto che mi ero scusata con il mio stupratore e che lui aveva
riso di me. Pensi di essere felice? Pensi di avere qualcosa di cui
essere fiera? - il ricordo mi schernisce sempre - Ah! Te lo ricordi
questo? Di solito mi rimette al mio posto. Mi rammenta che pezzo
di merda sono.
Quando arrivammo al Minella's Diner, Liam fece ugualmente
in modo di sedersi accanto a Dean e non a me. Per quarantacinque
minuti risi a fatica per tutto quello che i ragazzi dissero e fecero
- s, quei due pancake che erano rimasti attaccati l'uno all'altro
assomigliavano proprio a un paio di palle -, continuando a deglutire
per evitare di vomitare sulla mia pila di pancake. Mi sembr
che fossero passate ore quando pagammo, quando sentii che era il
momento giusto per chiamare i miei genitori e dire loro, con tono
allegro, che avevo fatto colazione a Wayne con Olivia e Hilary e
potevano venire a prendermi per favore? Poi mi sedetti sul cordolo del marciapiede tra Minella's e il Chili's della porta accanto, con
la testa tra le ginocchia. In quella fessura stretta sentivo un odore
acido e fu allora che inizi a salirmi davvero la paranoia. Avevo
l'aids? Sarei rimasta incinta? Ero tormentata dalla sensazione di
aver bisogno d'acqua, solo che non avevo sete, avevo bevuto una
brocca intera a colazione cercando di estinguere una sete che in
realt non era fisica. Anni dopo provo ancora la stessa sensazione.
Ingollo acqua, a litri, con l'agitazione che si gonfia insieme alla
mia vescica quando non trovo sollievo neanche in fondo alla bottiglia
di Fiji. Una volta lo avevo chiesto a una psichiatra - mi offrivo
sempre volontaria per la nostra storia spaventosa di violenza
mensile (Un uomo per strada si  offerto di aiutarmi a portare a
casa la spesa e poi mi ha aggredito!), infilandoci le mie domande
e le mie preoccupazioni come se fossero pertinenti all'articolo,
trasformandola nella mia seduta di terapia personale - e lei aveva
sottolineato che la sete  un bisogno basilare, fisiologico. Se si
prova sete quando non si ha davvero sete, potrebbe indicare che
un bisogno importante non  stato colmato.
Passarono quaranta minuti prima che la macchina di mamma
rallentasse davanti all'insegna del Minella's. Aspettai che facesse il
giro del parcheggio e che si fermasse accanto a me. Quando finalmente
aprii lo sportello e sentii il suo CD di Cline Dion che guaiva
e l'odore della sua putrida crema alla vaniglia di Bath & Body
Works, praticamente mi sgretolai sul sedile anteriore. Almeno l
c'era qualcosa di confortante: nelle sue scelte irritanti in fatto di
musica e cura di s, nella loro affidabile familiarit.
La mamma di Olivia non c'? mi chiese mamma, e io la guardai
e mi resi conto che era tutta in tiro e pronta a socializzare.
No. Richiusi lo sportello sbattendolo.
Lei mise il broncio. Da quanto tempo  andata via?
Io mi agganciai la cintura. Non me lo ricordo.
Che significa che non...
Guida e basta! La rabbia rovente nella mia voce fu una sorpresa
per me quanto lo fu per lei. Mi coprii la bocca con una
mano, tirando fuori un solo singhiozzo silenzioso.
Mamma spost la leva del cambio per inserire la retromarcia.
Sei in punizione, TifAni. Usc dal parcheggio, la bocca stretta in
quella linea dura e sottile che mi aveva sempre terrorizzato e che
mi sarei trovata a rivedere nelle mie litigate con Luke, rendendomi
conto che probabilmente anch'io risultavo piuttosto spaventosa.
In punizione? Non trattenni una risata sarcastica.
Sono cos stufa di questo atteggiamento di merda! Sei cos
ingrata. Ma lo sai quanto mi sta costando questa scuola? Diede
uno schiaffo al volante con la mano aperta quando pronunci la
parola sai. Io iniziai ad avere i conati di vomito. Mia madre
volt bruscamente la testa nella mia direzione. Hai bevuto?
Fece una rapida svolta a destra e sterz in un parcheggio vuoto,
pigiando sul freno cos forte che la cintura mi si conficc nello
stomaco e finalmente mi vomitai nella mano. Non nella bmw!
strill mamma, allungandosi e spingendo lo sportello e anche me.
Svuotai il contenuto del mio stomaco l, nel parcheggio di Staples.
La birra, il whisky, lo sperma salato di Dean, non vedevo l'ora di
far uscire tutto.
Il luned mattina nel mio stomaco era rimasto solo acido, che
mi ustionava le interiora come il whisky a sorpresa in quella mano
del gioco delle monetine a tarda notte. Ero in piedi dalle tre, quando
il battito del mio cuore, che picchiava come il pugno di un
genitore arrabbiato sulla porta chiusa di un adolescente, mi aveva
svegliato. Una piccola, patetica parte di me sperava che quello
che avevo fatto sarebbe stato ignorato come la tipica buffonata da
festa. Mark ha mangiato un sandwich alla maionese e TifAni si 
fatta ripassare dalla squadra di calcio! Ma neppure a quei tempi
ero cos ingenua.
La reazione fu sottile: la folla non si divise e nessuno mi attacc
una lettera scarlatta al bavero della camicia. Olivia fece finta di
non vedermi e alcune delle ragazze pi grandi mi passarono accanto
ridacchiando strette in gruppo e poi ridendo apertamente
quando si trovarono a distanza di sicurezza. S, avevano parlato
di me.
Quando entrai in classe, lo Squalo strinse il bordo del banco e
sollev il sedere tondo dalla sedia. Mi abbracci prima che potessi
sedermi. In classe tutti finsero di non sentire, riuscirono addirittura
ad andare avanti con le loro chiacchiere, mentre lei diceva:
Tif, stai bene?.
Certo che sto bene! Quando sorrisi mi sembr di avere
dell'argilla secca sulla faccia.
Lo Squalo mi strinse una spalla. Se hai bisogno di parlare
sono qui.
Okay. La guardai con un'espressione un po' esasperata.
Finch rimasi al mio posto, nel mio banco, appuntando coscienziosamente
sul mio quaderno tutto quello che diceva l'insegnante,
stetti bene. Fu il momento in cui suon la campanella,
quando tutti schizzarono via come le cimici del letto quando accendi
la luce, che il panico stiracchi le braccia e fece un grande
sbadiglio, svegliandosi dal suo sonno intermittente. Perch in
quel momento stavo vagando per i corridoi - un soldato ferito in
territorio nemico - consapevole che avevo tra gli occhi una luce
rossa, che ero lenta e ferita, che non potevo fare altro che continuare
a muovermi e a pregare che mi mancassero.
Entrare nella classe del professor Larson fu come trovare le
trincee. Ultimamente Arthur era stato caustico nei miei confronti,
ma di sicuro considerate quelle circostanze estenuanti avrebbe
mostrato un po' di compassione. Doveva essere per forza cos.
Arthur mi fece un cenno mentre mi sedevo. Un cenno solenne,
un cenno che significava: Parler con te di quello che hai fatto
tra un attimo. Quest'idea, chiss perch, mi innervosiva ancora
pi del pranzo, che sarebbe stato l'ora dopo. Nelle ultime settimane
mi ero seduta regolarmente con le HO e non riuscivo a decidere
cosa sarebbe stato peggio: presentarmi in mensa e reclamare il
mio posto al loro tavolo solo per vedermelo rifiutare o tirarmi indietro
e andare in biblioteca, suggellando la mia espulsione dalla
loro comitiva quando esisteva la remota possibilit che, se fossi
riuscita a dimostrare che avevo le palle, avrebbero potuto perdonarmi.
Addirittura riaccogliermi.
Ma se Arthur pensava che la situazione era brutta, allora era
molto, molto peggio di quanto avessi creduto all'inizio.
Quando la campanella suon, raccolsi lentamente le mie cose.
Arthur si ferm accanto a me, ma prima che potesse dire qualcosa,
intervenne il professor Larson. Tif? Puoi fermarti un attimo?
Parliamo dopo? chiesi ad Arthur.
Lui annu di nuovo. Passa da me dopo gli allenamenti. La
mamma di Arthur era insegnante di arte alle scuole medie e vivevano
in una vecchia casa vittoriana diroccata, che si trovava in
linea obliqua rispetto ai campi di squash ed era stata l'abitazione
della preside negli anni Cinquanta.
Io annuii a mia volta, anche se sapevo di non poterci andare.
Non avevo il tempo di spiegargli che ero in punizione.
L'ala d'inglese e materie umanistiche sprofond nel suo sonno
della tarda mattinata mentre gli studenti fuggivano precipitosamente
in mensa per il pranzo. Il professore si appoggi al bordo
della cattedra, incrociando una gamba sull'altra, l'orlo dei pantaloni
kaki che saliva, rivelando una caviglia abbronzata e pelosa.
TifAni disse. Non voglio metterti in imbarazzo, ma stamattina
mi sono arrivate delle voci.
Aspettai. Capii, intuitivamente, che era meglio non parlare finch
non avessi saputo cosa sapeva lui.
Io sono dalla tua parte promise. Se ti  stato fatto del male
devi dirlo a qualcuno. Quella persona non devo essere io, nel
modo pi assoluto. Ma devi parlarne con qualcuno. Un adulto.
Sfregai i palmi sulla parte di sotto del banco, sentendo il sollievo
che sbocciava come un fiore, accelerato per rivelare i petali che
si aprivano, tutti colorati, in uno spot di Discovery Channel. Non
voleva chiamare i miei genitori. Non voleva coinvolgere l'amministrazione
della scuola. Mi stava facendo il regalo pi bello che
un'adolescente possa chiedere: l'autonomia.
Scelsi con cura le parole. Posso pensarci?
Sentii l'insegnante di spagnolo, la seora Murtez, in corridoio.
S, Light! Se non hanno la Dr Pepper va bene la Pepsi !
Il professor Larson aspett che la seora Murtez chiudesse la
porta della sua stanza. Sei andata in infermeria oggi?
Non ne ho bisogno bofonchiai, troppo imbarazzata per dirgli
del mio piano. Il treno della R5 sfrecciava tutti i giorni accanto
a una delle cliniche Planned Parenthood mentre andavo a Bryn
Mawr. Dovevo soltanto fermarmi l dopo la scuola e sarebbe andato
tutto a posto.
Qualunque cosa tu dica all'infermiera sar un'informazione riservata.
Il professor Larson si diede un colpetto sul petto con un
dito. Qualunque cosa tu dica a me sar un'informazione riservata.
Non ho niente da dirle. Mi sforzai per infondere sicurezza
alle mie parole. Con tutta l'angoscia oscura, torturata e adolescenziale
che provavo in quel momento.
Il professore sospir. TifAni, lei pu fare in modo che non
resti incinta. Fatti aiutare.
Era come quella volta in cui mio padre era entrato nella mia
stanza e aveva detto che stava per fare il bucato afferrando un
mucchio di panni sporchi nell'angolo. Ero stesa sul letto e stavo
leggendo Jane, ma quando l'avevo visto ero schizzata in piedi.
No!
Troppo tardi, aveva in mano un paio di miei slip macchiati di
sangue mestruale. Era rimasto immobile come un rapinatore di
banche con in mano un sacco di banconote e aveva balbettato:
Faccio, ehm, venire tua madre. Non so che cosa avrebbe dovuto
fare lei. Pap non aveva mai voluto una figlia, in realt credo
che non avesse mai voluto avere figli in generale, ma forse un maschio
se lo sarebbe fatto andare bene. Si era sposato con mia madre
cinque mesi dopo che si erano conosciuti, qualche settimana
dopo che lei aveva scoperto di essere incinta. Era furibondo mi
aveva detto una volta mia zia, con le labbra viola di Merlot, ma
proveniva da una tipica famiglia italiana e sua madre gli avrebbe
staccato la testa se non avesse fatto quello che bisognava fare.
A quanto pare si era ripreso quando il medico aveva comunicato
loro che avrebbero avuto un maschietto. Anthony, cos mi volevano
chiamare. Non mi piace immaginarmi l'espressione di mio
padre quando nacqui, quando il dottore ridacchi: Ops!.
Non si preoccupi, non ho bisogno di aiuto dissi al professor
Larson. Spinsi indietro la sedia e mi misi lo zaino in spalla.
Lui non riusciva neanche a guardarmi. TifAni, tu sei una delle
mie allieve pi dotate. Hai un futuro promettente davanti a te.
Non vorrei mai che venisse compromesso.
Ora posso andare? Spostai il peso su un fianco e il professore
annu mestamente.
Le HO e le Gambe Pelose erano stretti al solito tavolo, che non
era mai stato abbastanza grande per loro. Alcuni gregari finivano
sempre al tavolo aggiuntivo, con le sedie in diagonale in modo da
poter cogliere ogni parola della conversazione della quale in realt
non facevano parte.
Finny! Con mio immenso sollievo Dean alz una mano per
darmi il cinque. Dov'eri? Quelle due parole - Dov'eri? -
scacciarono tutte le paure tranne una. Liam era seduto all'altra
estremit del tavolo e accanto a lui c'era Olivia, con il sole di mezzogiorno
che le scintillava sul naso lucido, mettendo in risalto le
doppie punte dei suoi riccioli del colore della birra scura. Olivia
era una persona che, anni dopo, avrei potuto considerare bellissima.
Un po' di cipria per tenere sotto controllo l'untuosit della
pelle, trattamenti alla cheratina regolari, le sue gambe e braccia da
levriero fatte apposta per capi larghi e morbidi di Helmut Lang
da portare senza reggiseno. Mi sarei odiata accanto a lei, ora che
ci penso.
Ciao, ragazzi. Rimasi in piedi a capotavola, stringendo gli
spallacci del mio zaino come se fosse un giubbotto salvagente,
come se potessi essere trascinata via dalla corrente.
Olivia mi ignor, ma Hilary sollev pigramente un angolo della
bocca, gli occhi senza ciglia che mi osservavano con un luccichio
divertito. Me lo aspettavo quando avevo accettato i termini imposti
da Dean. Potrebbe sembrare che tradire le HO non fosse la
mossa pi furba, ma Dean era una potenza. Se frequentavo lui e il
resto dei ragazzi non contava che Olivia e Hilary segretamente mi
odiassero. Lo avrebbero nascosto e solo questo era importante.
Dean si spost a sinistra sulla sedia, dando un colpetto allo
spazietto libero accanto a lui. Mi sedetti, la coscia premuta contro
la sua. Deglutii un boccone rovente di acido, desiderando che accanto
alla mia ci fosse la gamba di Liam.
Dean si inclin, l'alito di patatine nel mio orecchio. E allora,
come ti senti, Finny?
Bene. Una patina di sudore si stava raccogliendo tra le
nostre gambe. Non volevo che Liam lo vedesse, non volevo che Liam
pensasse che tra i tre, avevo scelto Dean.
Cosa fai dopo gli allenamenti? mi chiese Dean.
Vado subito a casa risposi. Sono in punizione.
In punizione? ripet Dean praticamente gridando. Ma che
hai, dodici anni?
Arrossii mentre tutti gli altri ridevano. Lo so. Odio i miei.
Non ha niente a che fare con... La voce di Dean si affievol.
Brutti voti.
Fiuhh. Dean si asciug la fronte. Perch sai, tu mi piaci, ma
se i miei genitori scoprono di quella festa, be', non mi piaci cos
tanto. Rise in modo aggressivo.
La campanella suon e si alzarono tutti, lasciando al bidello i
piatti di carta unti e gli incarti delle caramelle da raccogliere. Olivia
si precipit verso il cortile, che voleva tagliare per arrivare ad
algebra n prima di tutti gli altri. Era una brava studentessa, una
studentessa nervosa, una che scoppiava a piangere per una B+ in
un compito di chimica a sorpresa che quasi nessun altro aveva passato.
Non si accorse di me che mi affrettavo per raggiungere Liam.
Ehi. La mia testa era perfettamente in linea con la sua spalla.
Dean era troppo alto, troppo grosso, un gorilla del circo che poteva
farti a pezzi se non rispondevi al suo abbraccio.
Liam mi guard e si mise a ridere.
Cosa? Risi a mia volta, a disagio.
Mi mise un braccio sulle spalle e, solo per quel breve istante,
mi godetti il sollievo. Forse non aveva fatto il sostenuto, forse era
davvero tutto nella mia testa.
Tu sei pazza, ragazzina.
La mensa si era svuotata. Mi fermai davanti alla porta, ancorando
Liam a me. Posso chiederti una cosa?
Liam inclin la testa all'indietro e gemette. Il modo in cui disse
Coooosa? era come m'immaginavo si rivolgesse a sua madre
quando capiva che lei stava per chiedergli quando avrebbe trovato
il tempo di mettere a posto la sua stanza sudicia.
Abbassai la voce fino a farla diventare un sussurro cospiratorio.
Eravamo sulla stessa barca. Hai usato il preservativo?
 questo che ti preoccupa? I suoi occhi chiari fecero un giro
completo, come se un ventriloquo gli avesse dato una scrollata decisa.
Per un attimo, mentre le palpebre coprivano l'azzurro, non
era affatto bello come avevo pensato che fosse. C'era qualcosa nei
suoi occhi, si sarebbe potuto dare il loro nome a un colore
Crayola, che lo rendeva straordinario.
Dovrei essere preoccupata?
Liam mi mise le mani sulle spalle e avvicin la faccia alla mia,
con le nostre fronti che quasi si sfioravano. Tif, hai solo il ventitr
per cento di possibilit di rimanere incinta.
Dio, quanto mi  rimasto in testa nel corso degli anni quel numero
buttato a casaccio. Quella vecchia noiosona del capo del
dipartimento Verifica notizie del Women's Magazine non accetta
neppure le statistiche prese da un articolo del New York
Times. Dovete citare la fonte originaria ci ricordano almeno
una volta al mese le sue email collettive. Eppure ero stata disposta
ad accettare quel numero, fornitomi dalla persona che, lo avrei
scoperto pi avanti, mi aveva trovata sul pavimento della camera
degli ospiti, con la porzione del mio corpo che andava dall'ombelico
alla parte superiore delle cosce scoperta (Peyton aveva fatto
un tentativo poco convinto di tirarmi su le mutande.) Mi aveva
trascinato a letto, era riuscito a sfilarmi gli slip dalle gambe inerti
e si era tuffato dentro di me senza neanche prendersi il disturbo
di togliermi di dosso il resto dei vestiti. A suo dire intanto mi ero
svegliata e avevo mugolato, era stato cos che aveva capito che mi
andava bene. Avevo perso la verginit con uno che non mi aveva
mai visto il seno.
Bene. Avevo trascinato un po' i piedi. Stavo pensando che
forse dovrei andare da Planned Parenthood. Per prendere la pillola
del giorno dopo.
Ma Liam rivolse un sorriso a me, la sua dolce piccola idiota,
non  il giorno dopo.
Funziona fino alle settantadue ore successive. Avevo passato
cos il resto del mio fine settimana, facendo ricerche sulla pillola
del giorno dopo sul computer di casa nel seminterrato e poi facendo
ricerche su come nascondere la cronologia delle ricerche.
Liam guard l'orologio sul muro sopra la mia testa. Abbiamo
fatto sesso intorno a mezzanotte. Chiuse gli occhi, le labbra che
si muovevano mentre faceva i calcoli. Perci puoi ancora fare in
tempo.
Esatto. Volevo andarci dopo la scuola. C' una sede di Planned
Parenthood a St. Davids. Trattenni il fiato mentre aspettavo la
sua reazione. Con mia enorme sorpresa disse: Cercher di capire
come possiamo arrivarci.
Liam ci procur un passaggio da Dave, lo chauffeur personale
della Bradley, anche se avremmo potuto facilmente prendere
il treno, evitando che l'ennesima persona venisse a conoscenza
della piega umiliante che la mia vita aveva preso nelle ultime sessantaquattro
ore. Sessantaquattro ore, me ne rimanevano ancora
otto.
Gli alberi avevano appena iniziato a perdere le foglie e attraverso
i rami spogli intravidi la casa di Arthur mentre la macchina
procedeva a singhiozzo sui limitatori di velocit, prima di svoltare
a destra su Montgomery Avenue. In quel momento non avevo
un disperato bisogno di vederlo, non con Liam che mi lanciava
un'occhiata dal sedile anteriore, chiedendomi non una ma ben
due volte come stavo. Una parte molto piccola e delirante di me
avrebbe voluto che fosse troppo tardi, che il mese successivo il
ciclo non mi arrivasse, che il dramma, il Cosa dobbiamo fare?
che adesso ci legava potesse durare un po' di pi. Mi rendevo
conto che allo svanire del problema sarebbe svanito anche Liam.
Ci immettemmo su Lancaster Avenue e da l la strada era tutta
dritta. Dave svolt a destra nel parcheggio ma, invece di trovare
un posto, si limit a fermarsi davanti all'ingresso della clinica e a
sbloccare le portiere.
Girer un po' qui intorno disse mentre io scendevo dal sedile
posteriore.
No, amico ribatt Liam nervosamente, scendendo sul marciapiede
accanto a me. Aspetta qui.
Non ci penso proprio. Dave spost la leva del cambio per
ripartire. Ci sono un sacco di pazzi che vogliono mettere una
bomba in questo posto.
Liam sbatt lo sportello molto pi forte di quanto avesse intenzione
di fare, ne sono sicura.
La sala d'attesa era quasi deserta, a eccezione di qualche gruppetto
di donne sparpagliato qui e l fra le sedie lungo la parete.
Liam trov un posto lontanissimo dall'occupante pi vicino,
asciugandosi i palmi sui pantaloni kaki e guardandosi intorno con
aria accusatoria.
Mi avvicinai alla receptionist e parlai attraverso l'apertura nel
vetro divisorio. Ciao. Non ho un appuntamento, ma potrei vedere
qualcuno?
La donna spinse una cartellina attraverso l'apertura. Riempi
questo. Specifica il motivo della tua visita.
Presi una penna da una tazza di McDonald's dei Philadelphia
76ers e mi sedetti accanto a Liam, che lanci un'occhiata al mio
modulo.
Che ti ha detto?
Devo solo scrivere qui il motivo per cui sono venuta.
Iniziai a riempire le caselle. Nome, et, data di nascita, sesso,
indirizzo e firma. Nella casella accanto alle parole Motivo della
sua visita scarabocchiai: Pillola del giorno dopo.
Quando arrivai alla parte in cui mi si chiedeva di indicare un
contatto in caso di emergenza, guardai Liam.
Lui alz le spalle. Certo. Mi tolse la cartellina dalle ginocchia
e la sistem sulle sue. Accanto a Rapporto con la paziente
scrisse: Amico.
Mi alzai e restituii la cartellina alla donna del banco accettazione,
con la vista appannata dietro un leggero vetro di lacrime. La
parola amico mi si era conficcata nello stomaco come un coltello,
come il sottilissimo Shun con cui un giorno avrei immaginato
di trapassare i reni del mio fidanzato.
Pass un quarto d'ora prima che si aprisse una porta bianca e
io sentissi chiamare il mio nome. Liam mi guard incrociando gli
occhi e alz i pollici verso di me, un'espressione ridicola, come se
stesse distraendo un bambino dalla siringa prima della vaccinazione
antitetanica. Riuscii a mettere insieme un sorriso coraggioso
per lui.
Seguii l'infermiera in una sala visite e mi precipitai sul lettino.
Passarono altri dieci minuti prima che la porta si aprisse e una
donna entrasse, capelli biondi sottili raccolti in una crocchia bassa,
uno stetoscopio che le penzolava molle dal collo. Mi guard
con aria accigliata. TifAni?
Io annuii e la dottoressa mise la mia cartella sul ripiano e la
studi, lo sguardo che percorreva le mie informazioni in lungo e
in largo.
Quando hai fatto sesso?
Venerd.
Mi guard. Venerd quando?
Intorno a mezzanotte. A quanto sembrava.
Annu, alzando lo stetoscopio e premendomelo contro il petto.
Mentre mi visitava, mi spieg cos'era la pillola del giorno dopo.
Non  un aborto mi ricord, due volte. Se lo sperma ha gi
fecondato l'ovulo, non servir a niente.
E lei crede che sia successo? le chiesi, mentre il cuore mi
batteva pi forte e lei poteva sentirlo.
Non posso saperlo si scus. Sappiamo che pi l'assunzione
 ravvicinata al rapporto pi  efficace. Lanci un'occhiata
all'orologio sulla mia testa. Tu sei vicina al limite, ma ce l'hai
fatta. Fece scivolare lo stetoscopio sotto la mia camicia e me lo
premette contro la schiena. Con un sospiro rassicurante, disse:
Respira profondamente. In un'altra vita avrebbe potuto essere
un'istruttrice di yoga hipster di Brooklyn.
Fin di visitarmi e mi disse di rimanere dov'ero. C'era stata una
domanda che mi aveva bruciato in gola negli ultimi dieci minuti,
ma fu il suo gesto di afferrare la maniglia della porta che mi costrinse
a pronunciarla.
 stupro se non riesci a ricordare cosa ti  successo?
La dottoressa apr la bocca, come se stesse per dire a fatica:
Oh, no. Invece disse, a voce cos bassa che quasi non riuscii a
sentirlo: Non sono qualificata per rispondere a questa domanda.
Scivol fuori dalla stanza senza fare rumore.
Passarono vari altri minuti prima che ritornasse l'infermiera,
dalla vivacit particolarmente evidente subito dopo la sua superiore
calma e serafica, con un sacchetto di carta marrone per alimenti
pieno di preservativi dai colori accesi sotto un braccio, un
flacone di pillole in una mano e un bicchiere d'acqua nell'altra.
Prendine sei. Fece scivolare sei pillole nel mio palmo sudaticcio
e mi guard buttarle gi con l'acqua. E altre sei tra dodici
ore. Guard l'orologio. Perci metti la sveglia alle quattro. Mi
mostr il sacchetto con aria scherzosa. Fare attenzione pu essere
divertente! Alcuni s'illuminano addirittura al buio. Lo presi
dalle sue mani, con tutto quel cauto divertimento che ci sbatacchiava
dentro, prendendosi gioco di me con la sua futilit fluorescente.
Liam non era nella sala d'attesa quando tornai e il sacchetto di
carta divent umido e fragile nella mia mano mentre mi veniva in
mente che poteva essersela squagliata.
C'era una persona qui con me dissi alla donna al banco
dell'accettazione. Hai visto dov' andato?
Credo che sia uscito rispose. Intravidi la dottoressa dietro di
lei, i capelli biondi torti intorno al collo come un artiglio.
Liam era fuori, seduto sul marciapiede.
Che stai facendo? La domanda mi venne fuori stridula. Ci
sentii dentro mamma.
Non ce la facevo pi a stare l dentro. Avevo la sensazione che
pensassero che fossi tipo gay. Si alz e si scosse la polvere dal
sedere. Hai preso quello che ti serve?
Mi avrebbe fatto piacere che la bomba di un pazzoide fosse
esplosa in quel momento. Un'ultima tragedia che avrebbe ancorato
Liam a me. Me lo immaginai che si avventava su di me, coprendo
il mio corpo con il suo mentre i detriti in fiamme dell'edificio
schizzavano in aria. Niente grida all'inizio, tutti troppo sconvolti,
troppo individualmente concentrati a sopravvivere e basta. Quella
sarebbe stata la lezione pi sorprendente che un giorno avrei
imparato alla Bradley: si urla soltanto quando si  finalmente al
sicuro.

Capitolo 7.

Mi sembra di essere nel Sud della Francia! Mamma ha sollevato
la sua flte da champagne.
Sono stata sul punto di non farlo, ma poi non sono riuscita a
trattenermi.  prosecco ho sibilato.
E allora? Mamma ha appoggiato il bicchiere sul tavolo. Un
segno di rossetto, tanto rosa da risultare imbarazzante, era stampato
sul bordo.
Il prosecco  italiano.
Per me sa di champagne!
Luke  scoppiato a ridere e i suoi genitori si sono uniti a lui
pieni di gratitudine. Faceva sempre cos, salvando me e mamma
da noi stesse.
E con questo panorama certamente non si nota la differenza
tra la Francia e gli Stati Uniti ha aggiunto Kimberly, la nostra
wedding planner, che correggeva mamma ogni volta che la
chiamava Kim, cio sempre. Ha fatto un ghirigoro teatrale con il
braccio e ci siamo girati tutti a guardare il giardino degli Harrison
come se non lo avessimo gi visto un milione di volte, l'erba color
verde lime che finiva bruscamente dove iniziava il mare, perci
dopo qualche Dark 'n' Stormy sembrava di poter danzare direttamente
sull'acqua anche se c'era una discesa di dieci metri fino
alla spiaggia. C'era una scalinata diroccata stretta nel fianco del
pendio, ventitr gradini fino alla lingua amara dell'Atlantico. Io
mi rifiutavo di immergermi pi in l delle ginocchia, convinta che
pullulasse di grandi squali bianchi. Luke pensava che fosse
divertentissimo e adorava nuotare dove non si toccava, le bracciate
perfette che lo portavano sempre pi in l nell'acqua gelata. Alla
fine si girava, con la testa che ondeggiava come una mela bionda,
alzando un braccio lentigginoso in aria e chiamandomi: Ani!
Ani!. Anche se il terrore mi squarciava le budella, facevo buon
viso a cattivo gioco e lo salutavo. Se avessi lasciato trapelare anche
solo un pizzico di paura si sarebbe allontanato ancora di pi e
sarebbe rimasto in acqua pi a lungo. Se uno squalo lo avesse afferrato,
se lo avesse tenuto sott'acqua finch il sangue non avesse
formato una pellicola sulla superficie dell'acqua come una chiazza
d'olio color magenta, avrei avuto troppa paura per tuffarmi e andare
da lui. Paura per la mia vita, certo, ma altrettanta paura per
il suo corpo straziato, la gamba mancante sotto il ginocchio, un
lembo frastagliato di muscoli sanguinolenti e vene, l'odore dolce e
muschiato che il corpo emana quando  squarciato in quel modo.
Lo sento ancora, sebbene siano passati quattordici anni.  come
se qualche molecola fosse rimasta intrappolata nelle mie cavit
nasali e i neuroni lo ricordassero al mio cervello tutte le volte che
sto per dimenticarlo.
Naturalmente sarebbe anche peggio se Luke sopravvivesse,
perch sarei una vera stronza se abbandonassi il mio fidanzato
senza una gamba. Non riuscirei a immaginare niente di peggio
che passare ogni giorno della mia vita con un promemoria fisico
delle cose terribili che la vita pu fare, della certezza onnipresente
che nessuno  al sicuro. Luke, il bellissimo Luke, con i suoi amici
e i suoi familiari che erano cos bravi a essere normali, il modo in
cui un ristorante si acquietava un po' mentre andavamo verso il
nostro tavolo, la sua mano sulla parte bassa della mia schiena...
all'inizio aveva attenuato il terrore. Luke era cos perfetto che mi
rendeva impavida. Perch come poteva succedere qualcosa di
brutto vicino a una persona cos?
Subito dopo che ci eravamo fidanzati - Luke in ginocchio
dopo che avevamo attraversato la linea del traguardo della Maratona
di New York, corsa per raccogliere fondi per la leucemia,
che suo padre aveva sconfitto dieci anni prima - avevamo fatto un
viaggio a Washington per andare a trovare il suo gruppo di amici
della Hamilton che si erano stabiliti l. Li avevo conosciuti quasi
tutti ai vari matrimoni nel corso degli anni. Ma ce n'era uno che
non avevo mai visto, Chris Bailey. Bailey lo chiamavano, un ragazzo
asciutto, con un dente un po' storto, i capelli flosci con la riga
in mezzo. Non assomigliava affatto alle altre divinit ariane della
banda di Luke. Lo avevo conosciuto in un locale dove eravamo
andati dopo cena, lui non era stato invitato a quella cena.
Bailey, portami da bere aveva detto Luke, un po' prepotente,
ma anche scherzoso.
Cosa vuoi? aveva chiesto Bailey.
Questa cosa cazzo ti sembra? Luke aveva indicato la sua
Bud Light, l'etichetta raggrinzita per colpa dell'umidit.
Wow. Ero scoppiata a ridere. Una risata vera, all'inizio. Era
per scherzo. Calma. Avevo messo una mano - quella appesantita
dallo smeraldo - sulla spalla di Luke. Lui mi aveva stretto attirandomi
a s. Cazzo quanto ti amo mi aveva detto tra i capelli.
Ecco a te, amico. Bailey aveva allungato la birra a Luke. Lui
lo aveva fissato minacciosamente.
Cosa c' che non va? gli avevo chiesto.
Dov' il cocktail della mia fidanzata? aveva chiesto Luke.
Scusa, amico! Bailey aveva sorriso e il dente storto gli era
rimasto impigliato nel labbro inferiore. Non avevo capito che
volesse bere qualcosa. E a me: Cosa vuoi, cara?.
Io avevo bisogno di bere qualcosa, ma non che me lo portasse
Bailey, non in quel modo. Luke scherzava sempre con i suoi amici,
davvero, quei ragazzi erano ex atleti abbronzati, sani e spiritosi,
compagnoni per antonomasia. Ma c'era una disparit in quello
scambio con Bailey che non avevo mai visto prima. Bailey aveva
l'aspetto di un fratello minore, disperatamente desideroso di farsi
accettare, di piacere, disposto a sopportare qualunque sopruso.
Era un atteggiamento che riconoscevo fin troppo bene.
Bailey, ti prego di scusare questo stronzo del mio fidanzato.
Avevo guardato Luke, un'occhiata stucchevole e implorante. Forza,
datti una calmata.
Ma era andata avanti cos per il resto della serata: Luke che
sbraitava ordini a Bailey, sgridandolo perch non li eseguiva a dovere,
mentre il mio orrore montava man mano che diventava pi
ubriaco e pi meschino. M'immaginavo Luke all'universit, che
tormentava quel tirapiedi, forse addirittura che si approfittava di
una ragazza svenuta sul divano bitorzoluto della confraternita.
Luke sapeva che era stupro se lei non era abbastanza in s da dire
s, vero? Oppure pensava che contasse come stupro soltanto se
l'uomo nero saltava fuori dai cespugli e aggrediva una matricola
sobria e modesta che stava andando in biblioteca? Oddio. Chi
stavo per sposare?
Luke aveva preteso che Bailey ci riportasse a casa, anche se
Bailey era ubriaco, anche se eravamo in una zona molto trafficata
di Washington con un sacco di taxi. Bailey era felice di farlo, ma
io mi ero rifiutata di salire in macchina. Avevo quasi provocato un
ingorgo per strada gridando a Luke di andare a fanculo.
Pi tardi, nella nostra stanza in albergo, le lacrime agli occhi,
sparite tutte le tracce del bullo ringhiante che era stato nelle ultime
ore, Luke aveva detto: Sai quanto mi fa male quando mi dici
di andare a fanculo? Io non ti parlerei mai in quel modo.
Io mi ero infuriata: Quando tu tratti qualcuno come hai trattato
Bailey,  il tuo modo di dirmi di andare a fanculo!. Luke mi
aveva guardato con l'espressione che mi rivolge sempre quando
pensa che mi stia comportando in maniera ridicola. Come se dovessi
smettere di pensare alle superiori.
Anche se quell'incidente non sembrava da Luke, anche se la
mattina dopo si era svegliato ed era stato male per come si era
comportato la sera prima, era stato durante quel fine settimana che
avevo smesso di considerarlo perfetto e puro. Che avevo smesso
di pensare che non poteva succedermi niente di male mentre ero
con lui. Adesso avevo di nuovo continuamente paura.
Mi sono infilata in bocca una mini porzione di sformato di
maccheroni al formaggio con aragosta; era la terza. Avevo finalmente
scelto un catering, quello che mi aveva suggerito mamma
dopo aver letto che era il preferito dei Kennedy. A volte perfino
lei sapeva quali erano le corde giuste da toccare.
Sono stata quasi sul punto di aspettare fino a pochi giorni prima
dell'assaggio per invitare i miei genitori. In questo modo sarebbe
stato troppo tardi e troppo costoso organizzarsi per venire a Nantucket.
Ci sono tre modi per arrivarci: un volo diretto della JetBlue
dal JFK, che non costa quasi mai meno di cinquecento dollari; un
volo della JetBlue fino a Boston, seguito da un volo di quarantacinque
minuti su un aereo di dimensioni simili a quello su cui JFK
Junior si schiant nell'Atlantico; un viaggio in macchina di sei ore
fino a Hyannis Port (otto per i miei genitori partendo dalla Pennsylvania),
dove si pu prendere un traghetto che ci mette un'ora
o un piccolo aereo fino alla destinazione finale. Ma sapevo che se
avessi aspettato, mamma avrebbe trovato un modo per venire e il
pensiero di lei che guidava la sua vecchia BMW sgangherata tutta
sola fino a Hyannis, dovendo capire su quale traghetto salire, dove
parcheggiare e sistemare a bordo le sue valigie di Louis Vuitton
false, era cos triste che non riuscivo a sopportarlo.
A pap non interessava venire e questa non era una grande
sorpresa. Non gli era mai interessata la mia vita, la vita di nessuno,
compresa la sua, da quando avevo memoria. Per un periodo mi
ero chiesta se tradisse mamma, se potesse essere il tipo che aveva
una famiglia segreta da un'altra parte, la sua vera famiglia, quella
cui voleva bene davvero. Una volta, quando io ero alle superiori,
aveva detto a mamma che andava a far lavare la macchina. Circa
mezz'ora dopo che era uscito, avevo gridato a mamma che facevo
un salto all'emporio. Ci ero quasi arrivata, quando mi ero resa
conto di aver dimenticato il portafoglio a casa. Avevo dovuto fare
inversione in un parcheggio vuoto, facendo il giro della terra crudelmente
appiattita, il bosco fitto polverizzato per fare posto a
una zona residenziale tutta nuova, e avevo scoperto pap, seduto
dietro il volante della sua macchina, che se ne stava l a fissare il
fango appiccicoso. Avevo fatto retromarcia in fretta, prima che
potesse accorgersi di me, ed ero schizzata dritta a casa, con il cuore
che mi batteva all'impazzata per quello che avevo appena visto,
mentre la mia mente cercava di trovarci un senso. Pap era semplicemente
un inetto. Non c'era una seconda famiglia che amava
pi di noi. Era possibile che non avesse mai amato nessuno.
Luke si era generosamente offerto di pagare il biglietto della
JetBlue di mamma - non era un problema, davvero, soprattutto
visto che era da sola - e lei era arrivata a New York di venerd,
usando il nostro pass per gli ospiti per parcheggiare la macchina
nel nostro garage.
Sar veramente al sicuro qui? Aveva armeggiato con le chiavi e
chiuso le sicure, mentre la macchina cinguettava per tutta risposta.
S, mamma avevo brontolato.  qui che teniamo la nostra.
Mamma si era passata la lingua sulle labbra lucide, poco convinta.
Riconosco agli Harrison la pazienza che hanno con mia madre
per i suoi stupidi tentativi di fare colpo su di loro. Non sono cos
eccezionale, vorrei dire loro. Perch la sopportate?
Grazie per la dritta aveva detto il signor Harrison quella mattina,
quando mamma gli aveva raccomandato di tenere d'occhio il
suo portafoglio titoli perch i tassi d'interesse stavano risalendo. Il
signor Harrison era stato il presidente di Bear Stearns per nove anni
prima di andare in pensione; come abbia fatto quell'uomo a non
chiedere a mamma da dove stavano risalendo proprio non lo so.
Non c' di che. Mamma aveva sorriso raggiante e io avevo
guardato Luke con tanto d'occhi, stando dietro di lei. Lui aveva
fatto il gesto universale per dirmi di rilassarmi, abbassando i palmi,
come se stesse cercando di chiudere il portabagagli pieno di
una macchina.
Abbiamo deciso per le mini porzioni di sformato di maccheroni
al formaggio con aragosta, i mini sandwich all'aragosta, i
bocconcini di controfiletto al wasabi, i cucchiai di tartare di tonno,
la bruschett alla groviera (Il ch di bruschett in realt
si pronuncia come la k ha detto mamma con aria da intenditrice,
anche se ero io ad averglielo insegnato dopo aver studiato
per un anno a Roma quando ero al terzo anno di universit),
l'oyster bar, il sushi bar e l'antipasto bar. Questo  per il lato
della famiglia di mio marito! ha scherzato mamma. Italiani che
non sanno neanche come si pronuncia bruschett. Siamo della
razza peggiore.
Avremmo assaggiato la portata principale e la torta quella domenica.
 davvero troppa roba da mangiare tutta in una volta
ha dichiarato Kimberly senza fiato, le cosce che le strabordavano
da una delle chaise-longue degli Harrison. Be', lei ce l'avrebbe
fatta benissimo a mangiarla tutta in una volta.
Ti rendi conto che stanno per sposarsi? ha chiesto mamma
alla signora Harrison tutta emozionata, congiungendo le mani,
come una ragazzina. Odiavo quando mamma tirava fuori quelle
cazzate stucchevoli con la mia futura suocera, che  una persona
semplice e seria, non incline a manifestazioni d'affetto zuccherose
tipicamente femminili. Il problema  che la signora Harrison
 troppo educata per non ricambiare. Quando mamma fa la
sentimentale con lei,  straziante vedere i suoi sforzi per tenersi
al passo, il che aumenta soltanto la mia furia nei confronti di
mamma.
 proprio emozionante! ha provato a cinguettare la signora
Harrison.
Erano le tre del pomeriggio quando Kimberly se n' andata
e Luke ha stiracchiato le braccia verso l'alto e mi ha proposto di
andarci a fare una corsa.
Tutti gli altri si sarebbero distesi per un po', come suggerito
dal signor Harrison. Era quello che volevo fare anch'io. Quando
interrompevo la Dukan ero in vacanza. Niente esercizio fisico.
Vino fino a che non mi trascinavo verso una notte insonne a letto.
Cibo quanto ne poteva entrare nel mio stomaco sempre pi piccolo
finch non era ora di digiunare di nuovo.
Mamma e gli Harrison si sono ritirati nelle loro stanze per
distendersi mentre io mi sono allacciata le scarpe da ginnastica
accanto a Luke, piena di rancore. Solo cinque chilometri ha
detto lui. Quello che basta per sentire che abbiamo fatto qualcosa.
Io e Luke abbiamo svoltato a sinistra una volta usciti dal vialetto.
Avevo gi il fiatone quando abbiamo affrontato il piccolo
pendio, la strada sterrata irregolare che si apriva davanti a noi, il
sole che picchiava senza piet sulla riga sottile di pelle esposta che
divideva al centro i miei capelli. Avevo avuto intenzione di prendere
un cappello, ma non lo avevo fatto.
Sei felice? mi ha chiesto.
Mi scoccia che non abbiano delle polpette di granchio migliori
ho boccheggiato.
Luke ha fatto spallucce senza cambiare passo. A me  sembrato
che fossero piuttosto buone.
Abbiamo continuato. Prima che iniziassi ad allenarmi due
volte al giorno - esercizi alla sbarra di mattina e sei chilometri e
mezzo di corsa la sera - mi sentivo forte mentre correvo, correvo
e correvo. Adesso era come se i muscoli mi abbandonassero e le
gambe si appesantissero, quando le gambe erano l'unica cosa a
non essere mai stata pesante. Sapevo che stavo esagerando con
l'esercizio fisico, che mi stavo distruggendo, ma l'ago della bilancia
scendeva e questa era l'unica cosa che contava.
Stai bene, piccola? mi ha chiesto Luke dopo che avevamo
corso per circa un chilometro. Aveva stabilito lui il passo e non
aveva rallentato quando ci avevo provato io, appena una fitta mi
aveva fatto attorcigliare i muscoli della parte bassa del fianco sinistro.
Mi sono ribellata rimanendo indietro, chiedendomi quanta
distanza dovevo mettere tra di noi prima che lui si rendesse conto
che c'era qualcosa che non andava.
Mi sono fermata e ho stirato un braccio in alto. Crampo.
Luke ha continuato a correre sul posto davanti a me. Se ti
fermi  peggio.
Facevo corsa campestre. Lo so ho sbottato.
Le mani di Luke erano strette all'altezza dei fianchi, che  il
modo sbagliato di correre, ti fa sprecare energia. Era solo un
consiglio. Mi ha sorriso e mi ha dato uno schiaffetto sul sedere.
Forza, sei una sopravvissuta.
Questa  la cosa che a Luke piace di pi dire di me, ricordarmi
in continuazione. Sono una sopravvissuta. E la definitivit
della parola che mi disturba, ci che essa implica. I sopravvissuti
dovrebbero andare avanti. Indossare abiti bianchi, portare bouquet
di peonie lungo la navata e superare tutto, piuttosto che
rimuginare su un passato che non pu essere cambiato. Quella
parola archivia qualcosa che io non posso archiviare, che non
archivier mai.
Vai tu. Ho allungato il braccio con aria accusatoria verso la
strada. Io torno indietro.
Piccola ha detto Luke, deluso.
Luke, non mi sento bene! Ho stretto i pugni e li ho portati
all'altezza degli occhi. Non mangio da un sacco di tempo!
E adesso ho appena immesso nel mio organismo quattro chili di
sformato al formaggio con aragosta del cazzo.
Sai cosa? Luke ha smesso di correre sul posto, ha scosso la
testa come un genitore deluso e ha riso amaramente. Io non mi
merito di essere trattato cos. Si  allontanato di qualche passo da
me. Ci vediamo a casa.
L'ho visto correre via, pennacchi di polvere che si levavano
dietro di lui, il formaggio e l'aragosta che s'inacidivano nel mio
stomaco mentre si allontanava sempre pi da me. Prima di allora
non ero mai stata sulla lista dei cattivi di Luke, verosimilmente
perch non avevo mai osato fare nient'altro che affascinarlo. Deve
sembrare una stupidaggine, ma era la prima volta che mi rendevo
conto che per tutti i giorni della mia vita, finch morte non ci
avesse separato, sarebbe stato compito mio mantenere lo splendore
di quella patina scintillante e senza macchia. Se Luke avesse
notato anche solo un segnetto, mi avrebbe punito per questo. La
sensazione di rotazione  arrivata cos in fretta, un vortice
vibrante di sole torrido, che mi sono dovuta sedere a terra, in mezzo alla
polvere.
Dopo cena la cugina di Luke, Hallsy,  passata per un goccetto
di bourbon. Hallsy? avevo ripetuto, incredula, la prima volta
che Luke me l'aveva nominata. Mi aveva guardato come se fossi
io quella che doveva darsi una calmata.
I genitori di Hallsy hanno una casa lungo la stessa strada sterrata
che io e Luke avevamo appena percorso e i genitori della
signora Harrison hanno entrambi case sull'altro lato dell'isola, a
Sconset. Non puoi farti la tua bella passeggiatala in bicicletta in
paese di domenica senza imbatterti in un membro della stirpe di
Luke con il giro di perle d'ordinanza.
Hallsy ha portato un contenitore Tupperware di brownie alla
marijuana che si era fatta dare dagli aiuto camerieri - vent'anni
meno di lei ma non ancora al riparo dalle sue mire - del Sankaty
Head Golf Club, di cui tutti gli Harrison erano soci.  strano, ci
sono persone come la signora Harrison, cresciute con tutti i soldi
del mondo, per cui  semplicemente cos normale essere ricchi
da non rendersi neanche conto di avere qualcosa di cui vantarsi.
Poi altre, come sua nipote, sono cos insicure che quella ricchezza
devono indossarla nel disprezzo sulle loro facce, negli orologi pacchiani
di brillanti al polso. Hallsy ha solo trentanove anni e ha gi
la faccia tirata come un paio di pantaloni da yoga Lululemon sul
sedere di una ragazza taglia forte. Non si  mai sposata e vi dir
di non averne alcuna intenzione, anche se le basta un drink per
avvinghiarsi a qualsiasi uomo anche solo lontanamente scopabile,
e perch tutti si ritrovino a districarsi dal collo rigido le sue braccia
da Marshmallow Man. Niente di strano che l'unico anello che porta
sia il Trinity di Cartier, per colpa di come si  distrutta il viso e
del fatto che passa pi tempo ad abbronzarsi in spiaggia di quanto
dovrebbe passarne a correre sul tapis roulant. Ma non  solo il
suo petto pieno di macchie solari, la figura tarchiata e trasandata.
Hallsy  il tipo di persona che gli altri descrivono come eccentrica
e stravagante, solo un modo educato per dire che  una
brutta stronza.
Hallsy mi ama.
Le donne come Hallsy sono la mia specialit. Avreste dovuto
vedere l'espressione sulla sua faccia fantascientifica quando ci siamo
conosciute, quando avevo avuto l'audacia di dire che, anche se
non tutti i presenti sostenevano la politica di Obama, pensavo che
potessimo essere tutti d'accordo sul fatto che  un uomo straordinariamente
intelligente. La conversazione tra il signor Harrison,
Luke e Garret era proseguita senza che nessuno prestasse davvero
molta attenzione al mio commento, ma per caso avevo spostato lo
sguardo su Hallsy e l'avevo sorpresa a guardarmi male aspettando
che me ne accorgessi. A questa famiglia Obama non interessa
molto mi aveva detto tra i denti. C'era stato un momento in cui
Hallsy mi aveva visto per ci che sono ben pi di quanto mostrer
mai a Luke, ma mi ero ripresa in fretta e le avevo fatto un cenno,
come se le fossi grata. Avevo tenuto la bocca chiusa per il resto
della conversazione, spostando soltanto la testa da Luke a Garret
al mio futuro suocero in continuazione per mostrare quanto fossi
rapita da tutte le osservazioni intelligenti che gli uomini Harrison
stavano facendo. Pi tardi, quando eravamo andati in paese per
bere qualcosa, Hallsy aveva scelto di sedersi accanto a me in taxi, e
al locale mi aveva chiesto dove mi ero tagliata i capelli perch stava
cercando un nuovo parrucchiere. Io le avevo risposto di chiedere
di Ruben da Sally Hershberger, e gli angoli delle labbra gonfiate di
Hallsy avevano provato ad andare verso l'alto, contro la corrente
del Botox. Potreste pensare che una come Hallsy possa solo aver
voglia di torturare una come me, ma se lo avesse fatto sarebbe stata
un'ammissione dei suoi limiti estetici. Purch mi fossi mostrata deferente
nei suoi confronti, era nel suo interesse accogliermi a braccia
aperte. Dava il messaggio che non c'era bisogno di essere gelosi
o intimiditi: lei era desiderabile quanto una ventenne iperatletica.
Hallsy ha un fratello di nome Rand, che  due anni pi giovane
rispetto a Luke e cinque rispetto a Garret, e i suoi genitori lo
chiamano il Piccolo e dicono cose come  proprio un miracolo
che il Piccolo si sia laureato, anche se  la cosa pi lontana da
un miracolo che possa esistere perch c' un nuovo dormitorio
a Gettysburg che porta il nome degli Harrison. In quel periodo
Rand stava facendo un giro a Tahiti con i suoi amici surfisti alla
ricerca della grande onda. Una volta Nell era uscita con lui, ma
non era riuscita ad andare oltre una pomiciata perch secondo lei
baciava come un bambino di cinque anni ubriaco. Ha la lingua
grassissima aveva detto, appiattendo la sua e muovendola qui e l
per mostrare quanto fosse disgustoso. Assaporo silenziosamente
questa informazione tutte le volte che Hllsy si lancia in un lamento
da coccodrillo a proposito della modella/attrice ventunenne che
Rand frequenta quando sbarca a New York per qualche mese. Non
potrebbe essere pi orgogliosa di avere un fratello playboy perfettamente
segnato dal sole e dal vento. Questo alza le sue quotazioni.
Ero seduta al tavolo della veranda sul retro quando Hallsy 
arrivata. Mi ha spostato i capelli dallo schienale della sedia e ci
ha infilato le dita in mezzo, dicendo: Ecco la bellissima sposa!.
Io ho alzato la testa e lei mi ha dato un bacio sulla guancia con le
sue labbra pompate piene di veleno. Non mi faccio mai baciare
da mamma e mi avrebbe infastidito se avesse visto quanto sono
affettuosa con Hallsy, o persino con Nell. Fortunatamente, io e
Luke l'avevamo accompagnata in aeroporto poco dopo che lui
era tornato dalla corsa che io avevo abortito cos spietatamente.
Mamma sarebbe stata felicissima di rimanere - aveva incontrato
Hallsy una volta sola e quando l'avevo rivista portava un ciondolo
a ferro di cavallo di brillanti falsi, un'imitazione da grande magazzino
di quello di Hallsy - ma eravamo stati io e Luke a comprarle
il biglietto e sarebbe costato trecento dollari in pi se fosse tornata
domenica. Controllare i cordoni della borsa  una sensazione
che mi fa sentire potente fino a quando non mi ricordo che senza
Luke non sarebbe possibile.
Il signor Harrison  arrivato con una bottiglia di Basil Hayden's
e l'ha appoggiata sul tavolo accanto ai bicchieri da bourbon e ai
brownie. La prima volta che Hallsy aveva portato i brownie degli
aiuto camerieri nessuno mi aveva detto che erano ripieni di marijuana,
ne avevo mangiati tre e avevano dovuto portarmi a letto
con le vertigini e alla fine una delle rotazioni mi aveva spedito in
un incantesimo appiccicoso di sonno che avevo combattuto con
tutte le mie forze, finch non mi ero svegliata alle due di notte,
strillando di un ragno che mi pendeva sulla testa (non c'era nessun
ragno). Il sogno mi aveva spaventato cos tanto da provocarmi
dei crampi che mi avevano squassato il polpaccio. Ululavo e mi
tenevo forte la gamba, e Luke si limitava a fissarmi come se non
avesse mai visto una scena del genere in vita sua. La mattina dopo
il signor Harrison aveva bofonchiato davanti al suo caff: Che
cos'era tutta quella confusione stanotte?.  stata l'unica volta
che l'ho visto davvero irritato nei miei confronti e da allora non
avevo mai pi toccato un brownie di Hallsy.
Perci ho guardato Luke con la coda dell'occhio quando ho
infilato la mano nel contenitore Tupperware. Ne prendo solo
uno ho detto sottovoce.
Luke ha sospirato in un modo che ha fatto sembrare le sue
narici triangoli obliqui. Fai come vuoi.
Luke odia le droghe. Una volta all'universit aveva provato
l'erba e diceva che lo aveva fatto sentire uno stupido. Poi al
terzo anno si era preso una specie di scimmia da ecstasy con
una sua ex ragazza, calandosi una pasticca ogni sera per quattro
giorni di fila, ma era l che finiva la vita spericolata di Luke
Harrison. Garret era arrivato a casa nel pomeriggio ed era gi
al suo secondo brownie. (L'anno prima alla festa di Natale degli
Harrison ci eravamo fatti una botta di coca in bagno. Avevamo
giurato entrambi di non dire niente a Luke.) Il signor Harrison
e Hallsy li stavano spiluccando, ma la signora Harrison si era
limitata a continuare a bere vodka. Ho la sensazione che anche
lei la pensi come Luke a proposito delle droghe, le sta bene che
gli altri le usino con moderazione ma non fanno assolutamente
per lei.
Allora, alla fine siete riusciti a definire l'itinerario del viaggio
di nozze? ha chiesto Hallsy.
Alla fine s ha bofonchiato Luke, lanciandomi un'occhiata
di rimprovero scherzosa. Ma porca puttana,  davvero cos tanto
chiedergli di occuparsi almeno di una cosa per il matrimonio?
Grazie per avermi messo in contatto con la tua amica ho
detto a Hallsy.
Ah, perci adesso avete deciso di andare a Parigi? Hallsy ha
ingurgitato l'ultimo morso di brownie e ha ruttato rumorosamente.
A lei piace scherzare sul fatto che non conosce le buone maniere,
pensa che la faccia sembrare spericolata e spensierata, quasi
un maschiaccio. Non c' che dire, questa strategia le ha fruttato
molto.
Al ritorno ha detto Luke. Atterriamo ad Abu Dhabi, passiamo
una notte l, poi andiamo alle Maldive per sette giorni, poi
di nuovo ad Abu Dhabi e poi Parigi per tre giorni. Non  esattamente
di strada, ma Ani vuole assolutamente andarci.
 ovvio che voglia andare a Parigi! Hallsy ha rivolto a Luke
un'occhiata esasperata.  la sua luna di miele!
Per me Dubai  come Las Vegas ho detto, cercando di non
sembrare sulla difensiva. Ho bisogno di un po' di cultura.
Parigi sar il complemento perfetto per una vacanza di mare.
Hallsy  sprofondata di nuovo nella sua poltrona e ha appoggiato
la testa sulla mano. Sono proprio contenta che non abbiate optato
per Londra. Ha coordinato l'espressione esasperata con la
parola Londra. Soprattutto visto che potreste finire a viverci e
allora ha sbuffato crudelmente, tanti auguri.
Ho fatto per dire che non avevamo preso ancora nessuna decisione,
ma Luke ha piegato la testa in direzione della cugina, confuso.
Hallsy, tu hai vissuto a Londra dopo l'universit.
Ed  stato bruttissimo! ha mugolato lei. Beduini di merda
dappertutto. Pensavo che mi avrebbero rapita e venduta come
schiava bianca. Si  data un colpetto con un dito ai capelli, del
colore dei colpi di sole da seicento dollari.
Una risata ha gorgogliato nella gola di Garret e la signora Harrison
ha scostato la sedia dal tavolo. Oh, cielo. Prender un'altra
vodka.
Sai che ho ragione, zia Betsy ! ha gridato Hallsy dietro di
lei. I brownie mi davano la sensazione che il mio cervello fosse
un terreno caldo e bagnato, pronto per accogliere un seme. Si 
attaccato a quella frase - Sai che ho ragione, zia Betsy ! - e l'ha
rigenerata pi volte.
Tua madre  d'accordo con me, solo che non lo dir mai ha
detto Hallsy con tono sprezzante a Luke, che ha risposto con una
risatina. A proposito di cose che non dir mai. Si  girata in
modo da ritrovarsi faccia a faccia con me. Aveva una sola briciola
di brownie attaccata al labbro, che tremava come un neo peloso.
Ani, devi promettermi una cosa.
Ho fatto finta di avere la bocca piena di brownie per non doverle
rispondere. Quel rifiuto era un patetico tentativo di farle capire
che i termini che aveva usato mi avevano offeso. Lei non ha colto.
Non farmi sedere con gli Yates al vostro matrimonio. Per
l'amor di Dio.
Che hai fatto stavolta? ha chiesto ridacchiando il signor
Harrison. Gli Yates erano dei loro amici di famiglia, ma frequentavano
molto di pi i genitori di Hallsy, visto che avevano un figlio
pi o meno della stessa et. Un figlio che, a quanto mi avevano
detto, lei aveva molestato da ubriaca, sdolcinatamente, in pi di
un'occasione.
Hallsy si  portata una mano sul cuore e ha fatto il broncio in
un modo che secondo lei la fa sembrare carina. Perch dai per
scontato che si sia trattato di una cosa che ho fatto io?
Il signor Harrison le ha lanciato un'occhiataccia e Hallsy 
scoppiata a ridere. E va bene. Ho fatto qualcosa, pi o meno. A
Luke e Garret  sfuggito un lamento e Hallsy si  affrettata a dire:
Ma nasceva dalle migliori intenzioni!.
Che  successo? le ho chiesto, pi sgarbatamente di quanto
volessi.
Hallsy si  girata verso di me con una specie di aria di sfida che
le covava nello sguardo. Conosci loro figlio, James?
Ho annuito. L'avevo visto una volta. A una specie di aperitivo.
Gli avevo chiesto cosa faceva e il coglione mi aveva risposto
che era una domanda maleducata. Non m'interessava neanche
cosa faceva, volevo solo che fosse educato e mi rivolgesse a sua
volta la stessa domanda, cos avrei potuto vantarmi di quello che
facevo io.
Hallsy ha chinato il mento sul petto e ha abbassato la voce.
Voglio dire, ho sempre avuto pi o meno il sospetto - ha fatto il
polso molle e si  guardata intorno, accertandosi che tutti cogliessero
quell'atteggiamento - e recentemente qualcuno mi ha detto
che era vero. Aveva fatto coming out. Ha alzato le spalle. Perci
ho mandato alla signora Yates dei fiori e le mie condoglianze. Ha
continuato a parlare a bocca stretta. Ovviamente poi  venuto
fuori che in realt non  gay.
Luke  scoppiato a ridere, coprendosi la faccia con le mani. Ha
separato le dita in modo che gli si vedessero solo gli occhi. A chi
altri sarebbe potuta succedere una cosa del genere? si  lamentato,
provocando le risate di tutti tranne le mie. Il brownie mi aveva
distratto, messo in allerta rispetto alle cose fantastiche e spaventose,
ed ero ipnotizzata da quella che chiamano la Grigia Signora,
lo spesso strato di foschia polverosa che cala al tramonto su Nantucket.
In quel momento la Grigia Signora era dappertutto.
Hallsy ha dato a Luke un colpetto sulla spalla. E comunque
adesso lei non parla n con me n con mia madre e questo  quanto.
Ma, dico io, stavo solo cercando di dimostrarle la mia vicinanza!
Luke stava ridendo. Stavano ridendo tutti. Credevo di stare ridendo
anch'io, ma sentivo che la faccia mi si intorpidiva nella nebbia.
Forse non era neppure una nebbia, forse era un gas velenoso,
eravamo sotto attacco e io ero l'unica che se ne rendeva conto. Ho
ritrovato le gambe e mi sono alzata, prendendo il mio bicchiere
di vino come se stessi andando in cucina a riempirmelo di nuovo,
che  quello che avrei dovuto fare. Non avrei mai dovuto dire ci
che ho detto dopo, che  stato: Non preoccuparti, Hallsy. La
risata si  spenta e si sono girati tutti per guardare me, in piedi,
chiaramente in procinto di dire qualcosa d'importante. Ti metteremo
al tavolo dei single ciccioni, con quelli della tua razza. Non
ho accompagnato la porta, come faccio di solito. Ho lasciato che
sbattesse, fulminea e crudele come una pianta carnivora.
Luke ha aspettato qualche ora prima di raggiungermi e mi ha
trovato a letto. Stavo leggendo un libro di John Grisham in edizione
tascabile. I libri di John Grisham in edizione tascabile erano
sparsi ovunque in casa degli Harrison.
Uhm, ciao? Luke incombeva sul letto, un fantasma dorato.
Ciao. Avevo letto la stessa pagina a ripetizione negli ultimi
venti minuti. La nebbia si era dissolta e adesso mi chiedevo quanto
fosse grave. Quello che avevo fatto.
Perch ti sei comportata in quel modo? mi ha chiesto Luke.
Io ho alzato le spalle. Ho continuato a fingere di leggere.
Ha detto beduini di merda. Ha raccontato una delle storie
pi squallide che abbia mai sentito. A te non ha dato fastidio?
Luke mi ha tolto il libro dalle mani e le molle arrugginite del
letto hanno scricchiolato mentre si sedeva. Hallsy  fuori di testa,
perci no, in realt non mi faccio infastidire da niente di ci che
dice. Neanche tu dovresti.
Allora immagino che tu abbia pi autocontrollo di me. L'ho
guardato male. Perch a me ha dato fastidio.
Luke ha brontolato. Ani, e dai. Hallsy ha commesso un errore.
 come si  interrotto e ci ha pensato per un attimo,  come
se tu venissi a sapere che qualcuno ha il cancro e gli mandassi dei
fiori e poi si scoprisse che non  vero. Come ha detto lei, le sue
intenzioni erano buone.
Ho fissato Luke a bocca aperta. Il problema non  che aveva capito
male. Il problema  che pensa che essere gay sia una diagnosi
cos terribile ho fatto il gesto delle virgolette, riprendendo l'analogia
offensiva di Luke, da giustificare i fiori e le condoglianze!
Luke ha incrociato le braccia. Sai.  a questo che mi riferisco.
Quando dico che sono stufo marcio.
Mi sono tirata su appoggiandomi ai gomiti, con le lenzuola che
si alzavano, un ponte levatoio di cotone bianco che si apriva mentre
piegavo le ginocchia. Stufo marcio di cosa?
Luke ha fatto un cenno verso di me. Di questo. Questo...
questo... atteggiamento sprezzante.
Ma porca puttana, sono sprezzante perch mi offendo per
delle affermazioni sfacciatamente razziste e omofobe?
Luke si  portato le mani alla testa, come se si stesse proteggendo
le orecchie da un forte rumore. Ha chiuso gli occhi e poi
li ha riaperti. Vado a dormire nella dpendance. Ha preso un
cuscino ed  uscito.
Non mi aspettavo di riuscire a dormire, perci mi sono buttata
sull'Ultimo giurato. L'ho finito all'alba, con il sole che filtrava in
strisce gialle e pigre attraverso le persiane. Poi ho aperto La giuria
e ne ho letto quasi cento pagine prima di sentire la doccia che si
apriva nella stanza accanto e Luke che gridava alla signora Harrison
che voleva le uova all'occhio di bue. Lo aveva fatto per me,
me ne rendevo conto. Voleva che sapessi che adesso ci separava
soltanto un muro, che aveva deciso di tornare dalla dpendance e
iniziare la giornata senza parlarmi. Mi sono odiata un po' mentre
piegavo l'angolo della pagina, passavo il dito sulla piega per fermarla.
Poi un po' di pi mentre lo sciabordio umidiccio della doccia
risuonava pi vicino. Ho spinto la tenda verso destra e sono
entrata, ho sentito le sue mani clementi sui fianchi, i peli intorno
alla sua erezione bagnati e ruvidi.
Scusa. Gocce d'acqua mi si sono raccolte sulle labbra. Era
una cosa difficile da fare, scusarsi, ma avevo fatto cose pi difficili.
Ho premuto la faccia nella piega del suo collo, caldo e pieno di
vapore come un marciapiede di New York disperatamente esposto
alla calura estiva.

Capitolo 8.

Mamma mi mise in punizione per due settimane dopo la festa
di Dean. Le piace urlare Che spasso! in sincrono con le battute
patetiche di Friends, e in effetti quando mi annunci la punizione
fu proprio quello che pensai: Che spasso. Con la performance
che avevo fatto alla festa di Dean, mi ero messa in punizione
da sola.
Eppure al tavolo del pranzo venivo tollerata, soprattutto grazie
a Hilary e Dean. Tutti gli altri sembrarono solo sollevati quando
annunciai che fino alla fine del mese ero agli arresti domiciliari.
Essendo io in quarantena, loro avevano il tempo di decidere: i
miei passi falsi erano contagiosi?
Chiss perch, a Hilary ero piaciuta fin dal primo momento.
Forse perch le davo man forte nell'inno alla volgarit della sua
ribellione adolescenziale, forse perch mi aveva chiesto di leggere
il suo tema su Aria sottile e io l'avevo praticamente riscritto facendolo
diventare un compito da A+. Non mi importava. Qualunque
cosa volesse da me, gliel'avrei data.
Olivia cerc di fare finta di non darci peso quando scopr della
festa di Dean, come se non la infastidisse che io fossi stata invitata
e non avessi detto niente, o che fossi stata con Liam, cosa che mi
aveva detto chiaramente di voler fare lei.  stato divertente? mi
chiese allegramente. Si mise a battere rapidamente le ciglia, come
se questo alimentasse il sorriso ipocrita sul suo viso.
Credo di s? Alzai le mani e almeno questo provoc una risata
vera.
Al cinema e in tiv le ragazze pi popolari della scuola sono
sempre bellissime, con curve prorompenti e perfettamente armonizzate
con proporzioni impossibili da Barbie, ma questa legge
non valeva per la Bradley e le altre scuole con un milieu di un certo
tipo. Olivia era carina in un modo in cui lo avrebbe notato una
nonna: Oh, cielo, che signorinella adorabile. Aveva i capelli cos
ricci che le si gonfiavano, pi crespi e arrabbiati quando li asciugava
con il phon. Le guance le diventavano troppo rosa quando
beveva e i punti neri le si accumulavano nei pori del naso, raccogliendo
sempre pi grasso con il passare delle ore. Liam non le si
sarebbe avvicinato di sua spontanea volont, l'attrazione doveva
essere scrupolosamente costruita.
Anni dopo Nell mi insegn come attenuare il mio potenziale da
spot della birra, anzich sfruttarlo. Perch impegnarsi per rincorrere
i segni tradizionali della bellezza e dello status sociale, i capelli
biondi perfettamente acconciati, la pelle abbronzata
completamente uniforme, il logo sfacciato stampato su tutta la borsa? 
decisamente ignobile.  una cosa che ci ho messo anni a imparare,
perch mamma mi prendeva il mento tra le mani e mi metteva un
po' di colore sulle labbra da quando avevo undici anni, perch
agghindarsi era apprezzato, mai deriso, alla Mt. St. Theresa.
Come me, Liam stava imparando a considerare i ricci di Olivia
affascinanti piuttosto che crespi e il suo seno piatto non aveva un
po' pi di curve di quanto pensava prima? Io non facevo nulla
per impedirlo. Per tutta la vita ho trovato difficile battermi per me
stessa, chiedere quello che voglio. Ho paura di opprimere troppo
le persone. Mi piacerebbe attribuirne la colpa agli avvenimenti di
quella notte, agli avvenimenti delle settimane seguenti, ma credo
che dipenda soltanto da come sono fatta. Chiedere a Liam di
venire con me a prendere la pillola del giorno dopo  stata una
delle cose pi ardite che io abbia mai fatto e con quella semplice
parola, Amico, scarabocchiata lentamente sul foglio come un
bambino di quarta elementare, mi ricordavo perch lo facessi cos
raramente.
Olivia aveva solo bisogno di un po' di tempo per essere sicura
che la mia ritirata non fosse una mossa strategica. Per accettare
che fosse sincera. Quasi tre settimane dopo la festa di Dean, la
vidi in fondo all'ala di matematica. Si ferm mentre le andavo
incontro e disse: Sei dimagrita. Venne fuori pi come un'accusa
che un complimento, come anche le ragazzine di quattordici anni
sanno fare. Com' successo? Come hai fatto, proprio tu?
Mi illuminai e cinguettai: Corsa campestre!. Ma la verit era
che da quella notte, l'unica cosa che riuscivo a mandare gi era il
melone cantalupo. Durante gli allenamenti ci davo dentro, ma il
mio tempo peggiorava invece di migliorare e il professor Larson
gridava: Forza, TifAni!. Non incoraggiante. Esasperato.
Quando Hilary m'invit ad andare a dormire a casa di Olivia
un sabato, l'ultimo sabato della mia condanna, mamma disse di
s, come sapevo che avrebbe fatto. Disse che ero stata cos disponibile
e beneducata che avrebbe ridotto di un giorno la mia
punizione. Anche allora pensai: Che spasso. Era ossessionata dai
genitori di Hilary e Olivia, soprattutto dalla mamma di Olivia,
Annabella Kaplan, nata Coyne, che era una discendente della famiglia
Macy e possedeva una Jaguar d'epoca. Mamma era consapevole
di non dover interferire con quell'amicizia in erba, sapendo
bene che erano i contatti a ripagare la retta, non l'istruzione,
proprio come io capivo di dover distogliere lo sguardo quando
Liam metteva il braccio sulle spalle da ballerina di Olivia, con
l'acido che mi correva su per la gola come un linebacker sul campo
da football.
Mamma mi deposit davanti a casa di Olivia alle cinque del
pomeriggio di sabato. La facciata non colpiva molto, ci si sarebbe
aspettati senz'altro di pi dalla nipote del tizio di Macy's. In realt
per era solo nascosta da alberi, rampicanti e edera e quando si
entrava dal cancello sul retro ci si rendeva conto che la casa non
finiva mai, con il cortile che si apriva su un enorme giardino con
piscina e una dpendance in cui viveva Louisa, la domestica dei
Kaplan.
Bussai alla porta sul retro. Passarono vari secondi prima che
vedessi la parte superiore della testa color viola sbiadito di Hilary
ondeggiare verso di me. In quella casa non vidi neanche un minuto
i genitori di Olivia.
Suo padre aveva un temperamento feroce, che Olivia sfoggiava
in malinconici lividi sui polsi, e sua madre di solito si stava riprendendo
da qualche intervento di chirurgia plastica. Quell'amalgama
genitoriale - di violento e vanesio - non fece altro che consolidare
Olivia nella mia mente come la povera ragazzina ricca ed
elegante che ho desiderato essere per tanti anni dopo averla conosciuta.
Neppure quello che mi fece, neppure quello che le successe
pi avanti, fu abbastanza da estinguere la mia sete di sangue.
Hilary apr la porta. Ehi, bella. Hilary e Olivia chiamavano
tutte bella. Mi ci sono voluti anni per mettere fine a quell'abitudine
fastidiosa.
Il mio sguardo indugi sulla pancia piatta di Hilary, lasciata
scoperta dalla maglietta corta. Alle sue spalle i ragazzi la chiamavano
HiMary, per le spalle larghe e la corporatura atletica.(5) Ma io
trovavo affascinanti i suoi muscoli tonici. Non era magra come
Olivia, ma nel suo corpo non c'era un grammo di grasso, eppure
Hilary non praticava nessuno sport e sua madre aveva falsificato
una lettera da parte del suo allenatore di squash per permetterle
di saltare le lezioni di ginnastica. Era come se avesse un corpo
da piltes prima ancora che il piltes diventasse di moda.
L'idea di andare l mi innervosiva. Non era stata Olivia a invitarmi,
ma Hilary. Nelle ultime due settimane, Olivia aveva davvero
alzato il tiro con Liam. Io lo avevo lasciato andare senza lottare. Se
la scelta era tra lui e l'amicizia di Olivia e Hilary - ci eravamo rese
conto che con il mio nome adesso il nostro acronimo era HOT -
be', sapevo quale delle due cose aveva il maggiore potenziale a
lungo termine.
Vieni. Hilary sal i gradini due alla volta, i suoi tendini che
si flettevano a ogni spinta contro la gravit. Hilary doveva sempre
fare tutto in maniera un po' pi strana rispetto a tutti gli altri.
Faceva parte del suo personaggio.
Olivia aveva un'ala intera della casa tutta per s, uno spazio
ampio, simile a un loft, con un bagno che separava la sua stanza da
quella della sorella minore, che stava in collegio. Una volta Hilary
mi aveva detto che la sorella di Olivia era quella bella, la preferita.
Ecco perch Olivia mangiava a stento.
Olivia era seduta per terra a gambe incrociate, appoggiata pigramente
al montante del suo letto. Pacchetti di pesciolini gommosi,
una bottiglia di vodka e una di Coca Light rovesciata la
circondavano come dolci caduti di guerra.
Ciao, bella. Olivia si mise un pesciolino gommoso tra i denti
finch non si spezz a met. Poi prese la bottiglia di vodka.
Bevi.
Buttammo gi la vodka con la Coca Light affondando i denti
nelle caramelle, con qualche smorfia, cercando di assorbire il gusto
amaro. Il sole si allontan in punta di piedi dalla finestra, le
nostre pupille s'ingigantirono, ma comunque non accendemmo
le luci.
Facciamo venire Dean disse Olivia, solo dopo aver intaccato
la vodka quanto bastava. Quando l'obiettivo  sballarsi, un tipo
insaziabile come Dean ci sta sempre.
Ero stordita dalla fame e dallo zucchero. Olivia mi sorrise, le
gengive rosso Natale. Verr se sa che ci sei anche tu.
Se solo fossi riuscita a farmi piacere Dean a mia volta, se la
sua semplice presenza, il ricordo sensoriale del suo sperma sulla
lingua non mi avesse fatto venire i conati di vomito, forse tutto
sarebbe andato diversamente.
Viene! Hilary rotol sulla schiena ridendo, tenendo le ginocchia
strette al petto e dondolando avanti e indietro. Riuscivo a
vederle gli slip. Verde radioattivo, stavolta.
Zitta. Strinsi le labbra sul collo della bottiglia di vodka e
rabbrividii mentre il liquido mi gocciolava nello stomaco, caldo
come lava.
Olivia era al telefono e stava dicendo: Aspetta solo che faccia
buio, altrimenti Louisa se ne accorger.
Se fossi stata con delle ragazze della Mt. St. Theresa, avremmo
strepitato tutte davanti allo specchio, massaggiandoci freneticamente
le guance con il fard, mettendoci cos tanto mascara sulle
ciglia che sarebbero sembrate zampe di ragni pelosi. Ma Olivia si
limit a sistemarsi la crocchia disordinata sulla parte alta della testa,
stringendola ancor pi al cuoio capelluto. Hanno le doppio
malto.
Chi sono? Aspettai, sperando di sentire il nome di Liam.
Dean, Liam, Miles. Mastic una caramella gommosa. E
Dave. Argh.
Fanculo a Dave concord Hilary.
Dissi che dovevo andare in bagno. Barcollai lungo il corridoio
e chiusi la porta dietro di me, quello che stavo per fare era
pi vergognoso che intasare il water: ricompormi. Quando mi
guardai allo specchio avevo le guance rubiconde; mi buttai un
po' d'acqua in faccia, cercando di rinfrescarmi e di preparare la
mia tela. Frugai nei cassetti alla ricerca di eye-liner, lucidalabbra,
qualsiasi cosa. Trovai un vecchio mascara incrostato e immersi lo
scovolino nel tubetto varie volte, cercando di tirarne su quanto
pi potevo.
Sentii i ragazzi salire le scale a passo pesante e mi guardai negli
occhi allo specchio. Va tutto bene. Tu vai bene. Non mi ero
presa la briga di accendere la luce e l'ultimo raggio residuo di sole
mi colp il viso, facendo sbiadire ogni parvenza di sicurezza io
sperassi di vederci.
Quando tornai in camera di Olivia, erano tutti seduti in cerchio,
a bere quelle doppio malto dai sacchetti di carta bagnati.
C'era un posto libero tra Liam e Dean. Lo presi io, avvicinandomi
quanto pi osai a Liam. Dean mi pass una bottiglia. Non capivo
la differenza tra una birra normale e una doppio malto, e abbassai
il sacchetto per leggere l'etichetta: liquore di malto. La bevvi senza
chiedere cosa fosse il liquore di malto.
Dopo un'ora di conversazioni idiote, con le parole che mi diventavano
sempre pi traballanti in testa, Olivia annunci che potevamo
uscire a fumare.
Sgusciammo gi per le scale, attraversando la cucina e poi fuori
in fila indiana, come l'esercitazione antincendio pi riuscita. Ci
stringemmo in cerchio accanto a un giardinetto privato che riparava
le finestre della cucina, i rami di un piccolo acero sontuoso
che si tendevano verso di noi, aspettando un abbraccio. Non mi
ero resa conto che quella fosse solo la seconda cucina. La cucina
della domestica spieg Olivia, ed era pi grande di quella della
nostra villetta piena di pretese. I suoi genitori usavano raramente
quella parte della casa, disse, e non ci avrebbero notato se parlavamo
a bassa voce.
Dean tir fuori uno spinello da un pacchetto di sigarette, facendogli
scorrere l'accendino sotto la pancia prima di portarsene
un'estremit alle labbra e accendere l'altra.
Lo passammo a sinistra, e Olivia e Hilary fumarono prima di
me, ma nessuna delle due era capace di aspirare e tutt'e due scoppiarono
in attacchi di tosse spasmodici, con i ragazzi che alzavano
gli occhi al cielo e dicevano con sussurri concitati di sbrigarsi e
passarlo prima che si consumasse.
Io non avevo fumato marijuana da quella sera in terza media,
a casa di Leah. Ero terrorizzata da quella sensazione, il modo in
cui lo sballo ti arrivava alle spalle e ti copriva con il suo mantello
senza nessun preavviso. Quella volta ogni vena del mio corpo si
era gonfiata e pulsava e io ero convinta che non sarebbe mai passata,
che non mi sarei mai pi sentita normale. Ma il desiderio di
fare meglio di Hilary e Olivia era pi forte della paura. Aspirai lo
spinello, con l'estremit che brillava come una lucciola il primo
giorno d'estate. Trattenni il fumo nei polmoni a lungo per colpire
Liam, soffiandolo fuori in un nastro lento e aggraziato che gli si
arricci intorno al viso.
Dovrei conoscere pi ragazze cattoliche disse Liam, con gli
occhi gonfi di sonno.
Ho sentito dire che usano i denti mormor Olivia a bassa
voce, come se fosse nervosa all'idea di vedere come sarebbe stata
accolta la battuta. Suscit una risata fragorosa, che Olivia zitt freneticamente,
mentre la paura del padre scavalcava per un attimo
l'orgoglio. Aveva fatto la mossa giusta.
Dean mi diede una pacca sulla spalla. Non ti preoccupare,
Finny, tu non hai fatto cos.
Fu uno di quei momenti terribili, durante i quali non hai il
controllo della tua reazione, quando il dolore  troppo evidente
per essere nascosto. Scoppiai a ridere, ma il contrasto tra il suono
e l'espressione del mio viso era cos forte che peggiorava soltanto
le cose.
Dopo che avemmo ridotto lo spinello a una cicca, Liam disse
che aveva bisogno di usare il bagno e rientr in casa. Mi chiesi se
dovessi seguirlo mentre la conversazione proseguiva tra i sussurri.
Sentivo le conseguenze di quello che avevo appena fatto, della
mia bravata di intrappolare il fumo nel petto cos a lungo, vicino
ai calcagni. Il cuore mi stava marciando nelle orecchie quando mi
resi conto che anche Olivia se n'era andata, era scivolata via senza
che neppure me ne accorgessi. Sbirciai attraverso le foglie color
rubino dell'acero e oltre la siepe verde e piatta che proteggeva le
finestre, ma la cucina era vuota.
Ho freddo dissi, entrando nel panico quando mi resi conto
che avevo davvero tanto freddo. Avevo i brividi. Andiamo dentro.
Avevo bisogno di muovermi, di concentrarmi sui piedi che
bisognava mettere uno davanti all'altro, sulla mia mano sul pomello
fresco della porta che girava, su qualunque cosa tranne il
mio corpo in preda ai brividi, come uno di quei giocattoli con la
carica a molla con i piedini, gengive rosso acceso e denti bianchissimi
che battevano sul tavolo, l'idea di scenetta comica di uno zio
con tanto di cardigan.
Stiamo qui solo un altro po'. Era Dean che parlava. Era il
braccio di Dean che mi attirava a s. C'era soltanto Dean. Dov'erano
andati tutti gli altri?
Aspetta. Abbassai la testa, la mia fronte contro il suo petto,
qualunque cosa per evitare la sua bocca, l'angolazione con la quale
si stava avvicinando alla mia.
Dean mosse il dito nella fessura tra il mio mento e il collo, applicando
una pressione verso l'alto.
Ho davvero freddo protestai, anche se stavo cedendo. Deglutii
quando sentii le labbra umide di Dean sulle mie. Solo per un
po', pensai. Devi farlo solo per un po'. Non essere maleducata.
Giocherellai con la lingua spessa di Dean, accorgendomi che le
mie mani erano sul suo petto e lo stavano respingendo ancora. Le
avvolsi obbedientemente intorno alla parte posteriore del suo collo
peloso.
Le dita di Dean stavano indugiando sul bottone dei miei pantaloni.
Era troppo presto per fermarsi, Dean non mi avrebbe creduto
se lo avessi interrotto in quel momento. Con tutta la calma
di cui fui capace, misi fine al bacio.
Entriamo. Cercai di dirlo con una voce ansimante, seduttiva,
ma sapevamo entrambi che era impossibile tenere fede alla mia
promessa dentro casa. Troppo tardi mi resi conto che la mia recita
era pericolosamente trasparente, che avevo fatalmente sottovalutato
Dean. Mi strinse il bottone dei pantaloni con un tale gusto
che il mio bacino schizz in avanti e i miei piedi spiccarono il volo
da terra. Barcollai all'indietro, atterrando sul polso con un'angolazione
spietata e mi lasciai scappare un guaito da cucciolo ferito
che risuon nel cortile.
Stai zitta! sibil Dean. S'inginocchi e mi diede uno schiaffo.
Anche prima di andare alla Bradley, anche prima che tutti i segnali
dimostrassero che non ero come le altre, non ero comunque
una ragazza che si lasciava schiaffeggiare. La mano calda sulla mia
guancia mi distrusse. Stavo urlando, un suono gutturale e antico,
qualcosa che non avevo mai sentito prima. In questa vita moderna
sono cos rare le occasioni in cui il corpo prende il sopravvento e
puoi scoprire cosa far, gli odori e i rumori che emaner, quando
cerca soltanto di sopravvivere. Quella sera, sul prato con Dean,
mentre graffiavo e strillavo, con un sudore amidaceo che mi si
raccoglieva sotto le ascelle, lo scoprii, e non fu l'ultima volta.
Dean mi aveva sbottonato e abbassato i pantaloni quando le
luci davanti casa si accesero, quando sentimmo il padre di Olivia
che gridava. Olivia schizz fuori dalla porta posteriore e mi url
di andarmene e non tornare mai pi. Sentii Dean che si affannava
dietro di me mentre correvo verso il cancello e le mani mi tremavano
sul chiavistello.
Muoviti! Mi spinse di lato e sblocc il gancio e il cancello si
apr oscillando. Dean l'attravers di corsa ma si ferm, tenendolo
inspiegabilmente aperto dietro di s in modo che potessi scappare
anch'io. Il vialetto buio si stava accorciando davanti a me quando
sentii lo scalpiccio di altri passi alle mie spalle, gli altri ragazzi,
diretti verso la Navigator di Dave parcheggiata in strada.
Una volta arrivata in strada, svoltai a destra. Non sapevo dove
stavo andando, solo che la mia direzione era lontana dalla macchina
di Dave, lontana da dove puntava il muso. Continuai a correre
finch la luce della casa di Olivia non svan completamente, ed
era buio e potevo collassare sul ciglio della strada, con i polmoni
taglienti per l'aria fredda della notte, il cuore che si capovolgeva
follemente, come se non avessi mai corso per due chilometri in
vita mia, come se non fosse lo sport che a scuola avevo scelto di
mia spontanea volont.
Mi trovavo nelle viscere della Main Line, con le ville molto
arretrate rispetto alla strada, illuminate e compiaciute in mezzo
agli alberi. Scivolavo nella boscaglia quando avvertivo anche solo
la vibrazione di una macchina sulla strada, sbirciando attraverso
le foglie gialle e rosse e respirando di nuovo solo quando vedevo
che non era la Navigator di Dave. L'adrenalina aveva depurato il
mio corpo da ogni residuo della canna, ma da come barcollavo
sulla strada mi rendevo conto che ci sarebbero volute ore prima di
smaltire la vodka e la Coca Light, ore prima che mi accorgessi che
il polso mi si era gonfiato fino a raddoppiare le sue dimensioni,
che stava pulsando in sincrono con il mio cuore.
Nella mia mente si era formato un piano: dovevo arrivare a
Montgomery Avenue, poi andare dritta fino ad Arbor Road dove
avrei girato a destra per arrivare a casa di Arthur. Gli avrei lanciato
dei sassolini contro la finestra come facevano i ragazzi nei film
quando una ragazza gli piaceva. Mi avrebbe fatto entrare. Doveva
farlo per forza.
Continuai a svoltare su strade diverse, ogni volta sicurissima
che fosse quella che mi avrebbe portato sulla via principale. A un
certo punto ero cos disperata che non scappai quando dei fari
comparvero in cima a una collina ripida, proiettati da una macchina
bassa e lucida che sicuramente non era la Navigator di Dave.
Mentre rallentava fino a fermarsi in fondo alla collinetta, io
corsi verso il finestrino per chiedere come si arrivava a Montgomery
Avenue. Il viso della mamma che si affacci al finestrino fu
stravolto dal panico, la bocca spalancata per l'orrore e la macchina
che strideva sotto il suo piede. La sua Mercedes schizz
via, squarciando la notte, in un disperato inseguimento della cena
dove avrebbe senza dubbio intrattenuto le sue amiche flaccide
con il racconto di come era scampata per un pelo a una ladra di
macchine che era apparsa come un uomo nero su Glenn Road.
Dopo quello che sembr un tempo infinito, trovai una curva
che si apriva in una lunga fila di lampioni, con un supermercato
Wawa che occupava gli ultimi cinquecento metri della curva. Ero
cos impaziente che mi misi a correre, con le braccia lungo i fianchi
come ci aveva insegnato il professor Larson. Ci vuole energia
per stringere i pugni ci aveva spiegato mostrandoci il suo, serrato.
Ed  meglio conservarne pi che potete.
Corsi sotto le luci al neon della stazione di servizio, proteggendomi
gli occhi da quella luminosit intensa e improvvisa, come
se fosse il sole che d'un tratto squarciava le nuvole. Aprii la porta
con una spallata, scoprii quanto era caldo dentro e mi resi conto
dell'odore crudo che avevo addosso, ora che mi trovavo al chiuso.
Mi fermai a qualche centimetro dal bancone per evitare che la
puzza raggiungesse il commesso.
Montgomery Avenue  un po' pi avanti sulla destra, giusto?
Inorridii scoprendo che biascicavo.
Il commesso alz lo sguardo dalle parole crociate, con una
espressione irritata. Sbatt le palpebre e fu come se resettasse tutta
la faccia.
Signorina. Si copr il cuore con una mano. Sta bene?
Mi portai una mano ai capelli e mi accorsi del sudiciume.
Sono solo inciampata.
Il commesso fece per prendere il telefono. Chiamo la polizia.
No! Mi lanciai in avanti e lui fece un passo indietro, con la
mano ancora sul telefono.
Non lo fare! strill. Mi resi conto per la prima volta che aveva
paura anche lui.
Per favore dissi. Il suo dito aveva premuto solo il numero
nove. Non mi serve la polizia. Voglio solo che mi dica come arrivare
a Montgomery Avenue.
Il commesso si blocc, stringendo cos forte il telefono con entrambe
le mani che la pelle delle nocche gli divent bianca. Sei
molto lontana disse alla fine.
Sentii la porta che si apriva dietro di me e rimasi impietrita.
Non volevo fare una scenata davanti a un altro cliente. Pu dirmi
solo come arrivarci? sussurrai.
Il commesso riagganci lentamente la cornetta, con un'espressione
incerta mentre faceva per prendere una mappa.
Sentii il mio nome.
Era il professor Larson la persona dietro di me. Era la mano
del professor Larson che si posava sulla mia spalla, che mi guidava
fuori dal Wawa, che toglieva i sacchetti del take-away dal sedile
del passeggero e mi invitava a salire sulla sua macchina. Il fatto
che qualcuno mi avesse trovata mi provoc un senso di resa che
mi fece perdere la presa su tutti i miei segreti. Tutte le mie bugie,
quelle che avevo raccontato a tutti, anche a me stessa. Con le lacrime
che mi rabbrividivano sulle guance, una solcata da un taglio
cos sottile e scuro che avrebbe potuto essere un segno di penna,
iniziai a raccontargli cos'era successo. E non riuscii pi a smettere.
Il professor Larson mi diede una coperta, dell'acqua e una borsa
del ghiaccio per la faccia. Voleva portarmi in ospedale, ma quando
me lo propose feci una tale scenata isterica che accett di portarmi
a casa sua. Il fatto che sapesse esattamente come affrontare la situazione
- portarmi in un posto sicuro, calmarmi, farmi smaltire la
sbronza - non mi sorprese allora, ma mi sorprende adesso. Era un
adulto, era ovvio che sapesse cosa fare, ma quello che non potevo
capire allora era quanta poca esperienza avesse, come sono pochi
ventiquattro anni quando non ne hai quattordici. Soltanto due anni
prima aveva fatto il bagno nudo nel lago Beebe alla Cornell con i
suoi confratelli ed era stato l'unico ad andare a segno con la matricola
che tutti loro chiamavano Porca Puttana perch era cos bella
che quando la vedevi esclamavi: Porca puttana. Non sembravamo
neanche cos distanti di et; se avessi avuto un po' di trucco e un
vestito, avremmo potuto essere una coppia che andava a casa sua
dopo un primo appuntamento che era andato superbene.
Ero arrivata a Narberth, avevo camminato per almeno undici chilometri
da casa di Olivia. Era quasi l'una di notte e il professore stava
tornando a casa dai locali di Manayunk, dove viveva la maggior parte
dei suoi amici e dove avrebbe vissuto anche lui se la scarpinata fino
alla Bradley non fosse stata troppo lunga per farla tutte le mattine.
Si era fermato al Wawa per uno spuntino, mi disse. Poi si accarezz
la pancia e aggiunse: Ultimamente ho fatto troppi spuntini. Stava
cercando di farmi sorridere, perci educatamente sorrisi.
A me il professor Larson non sembrava grasso, ma quando
arrivammo a casa sua e potei fare il giro del suo soggiorno, studiando
le foto alle pareti, mentre la coperta che mi aveva dato mi si allentava
intorno alle spalle, vidi che in passato aveva avuto la stessa
corporatura slanciata e tornita che avevano Liam e Dean. Spalle
muscolose per le quali aveva lavorato sodo in palestra, ma la vita
sottile rivelava come sarebbe stato senza anni di bilanciere. Avevo
smesso di pensare che Larson fosse l'uomo pi bello che avessi
mai visto nella vita reale da quando era diventato il mio allenatore
e aveva iniziato a pressarmi, ma quelle foto mi ricordarono ci che
avevo visto il primo giorno di scuola. Mi strinsi di pi la coperta
intorno alle spalle, sentendo improvvisamente che lo scollo a v del
mio maglione era troppo profondo.
Ecco a te. Il professor Larson comparve sulla soglia con una
fetta molliccia di pizza scongelata pronta per me su un piatto.
Mangiai ubbidiente. Avevo insistito perch non mi preparasse
niente, non avevo appetito, ma non appena diedi un morso alla
pizza riscaldata nel microonde, che all'interno era ancora fredda e
gommosa, venni sopraffatta da una fame rabbiosa. Mangiai quella
fetta e poi altre tre prima di appoggiarmi finalmente allo schienale
del divano, esausta.
Ti senti meglio? chiese Larson, e io annuii cupamente.
TifAni inizi, allungandosi in avanti sulla poltrona reclinabile
accanto al divano. Aveva scelto con cura dove sedersi. Dobbiamo
parlare dei prossimi passi.
Io nascosi la faccia nella coperta. La pizza mi aveva dato l'energia
per piangere di nuovo. La prego piagnucolai. La prego non lo dica
ai miei. La prego non lo dica alla scuola. La prego si comporti soltanto
da amico e non renda tutto questo peggiore di quanto non sia gi.
Probabilmente non dovrei dirtelo sospir il professore. Ma
abbiamo avuto... problemi... come questo con Dean in passato.
Usai la coperta per asciugarmi la faccia e alzai la testa. Che
intende?
Non  la prima volta che aggredisce fisicamente un altro studente.
Che prova a farlo lo corressi io.
No disse lui con fermezza. Quello che ha fatto a casa sua
tre settimane fa non  stato provarci, quello che ha fatto stasera
non  stato provarci.
Anche dopo tutto quello che fu detto e fatto, anche dopo che
le ceneri concimarono l'erba, dopo che mi trasferii all'universit e
poi a New York e ottenni tutto ci che pensavo di volere, il professor
Larson  stata l'unica persona ad avermi detto che niente,
niente di tutto questo, era colpa mia.
Vidi un momento di esitazione anche negli occhi di mamma.
Sei tu che fai un pompino, non  qualcosa che pu essere fatto a
te. Come pu essere come dici tu? Come hai potuto andare alla
festa, bere cos tanto e non aspettarti che succedesse quello che 
successo?
I miei genitori non mi perdoneranno mai per aver rovinato
tutto dissi.
S promise lui. Ti perdoneranno.
Appoggiai la testa all'indietro sul divano chiudendo gli occhi,
con le gambe che mi facevano male per tutte le strade della Main
Line su cui avevo vagato. Mi sarei potuta addormentare l, ma
il professore insistette perch prendessi il suo letto, il divano gli
andava bene, davvero, benissimo.
Chiuse la porta con uno scatto delicato e io m'infilai sotto il suo
copriletto, scuro e ruvido per l'usura. Il professor Larson aveva
un odore da adulto, da pap. Mi chiesi quante altre ragazze avessero
dormito in quel letto prima di me, se lui baciava loro il collo
mentre si muoveva sopra di loro, lento e affannato, come avevo
sempre immaginato che fosse il sesso.
Mi svegliai urlando nel cuore della notte. A dire il vero io non
sentii nulla. Ma l'urlo doveva essere stato piuttosto brutto se fece
schizzare il professor Larson tutto trafelato nella stanza. Accese la
luce, chinandosi su di me e implorandomi ad alta voce di svegliarmi
dal mio incubo.
Va tutto bene cerc di calmarmi quando vide il mio sguardo
concentrato su di lui. Va tutto bene.
Mi tirai la coperta su fino al mento, tenendo fuori soltanto la
testa, come aveva l'abitudine di fare mamma in spiaggia sotto tonnellate
di sabbia. Scusi sussurrai, imbarazzata.
Non devi scusarti disse lui.  stato solo un sogno molto
brutto. Ho pensato che saresti stata felice di svegliarti.
La mia testa senza corpo annu. Grazie.
Il professor Larson indossava una maglietta che si stringeva sulla
pendenza impressionante delle sue spalle. Fece per andarsene.
Aspetti! Strinsi ancora di pi la coperta. Non potevo stare in
quella stanza da sola. Il cuore mi singhiozzava minacciosamente
nella cavit del petto, il primo indizio della rotazione. Non avrebbe
potuto continuare cos ancora a lungo e, se si fosse fermato,
avrei avuto bisogno di qualcuno che fosse l per aiutarmi. Non
posso... non riuscir a dormire. Pu rimanere?
Lui si volt e mi guard da sopra la sua grande spalla. C'era
una tristezza sul suo viso che non capii. Potrei dormire a terra.
Annuii in modo incoraggiante e il professore and in soggiorno,
tornando con un cuscino e una coperta. Li mise a terra accanto
al letto prima di spegnere la luce e accovacciarsi, risistemandoli
perch si adattassero alla sua figura.
Prova a dormire, TifAni disse con voce assonnata. Ma io non
ci provai. Rimasi sveglia tutta la notte, ascoltando il suo respiro
rassicurante che mi prometteva che sarebbe andato tutto bene.
Allora non lo sapevo, ma da quel momento in poi mi aspettava
una vita intera di notti insonni.
La mattina dopo il professor Larson riscald nel forno a microonde
un bagel surgelato. Non aveva formaggio spalmabile,
solo un pezzo di burro incrostato con molliche di pane attaccate
all'estremit straziata.
Anche se il gonfiore del mio viso era diminuito durante la notte,
avevo ancora quella sottile linea rossa incisa sulla guancia. Ma
era il polso a preoccuparmi veramente, perci il professore si offr
di andare da CVS a prendermi una benda elastica e uno spazzolino.
Dopo voleva accompagnarmi a casa e mi promise che mi avrebbe
aiutato a raccontare ai miei genitori quello che era successo. Accettai
con riluttanza.
Quando se ne fu andato, presi il suo telefono e composi il numero
di casa.
Ciao, tesoro! disse mamma.
Ciao, mamma.
Oh! esclam. Prima che me ne dimentichi, qualche minuto
fa ha chiamato Dean Barton che ti cercava.
Mi aggrappai al ripiano della cucina per rimettermi dritta.
Davvero?
Ha detto che era importante, uhm, aspetta, fammi trovare
il messaggio. Sentii mamma che frugava qui e l, e mi sforzai
con tutta me stessa per non gridarle di darsi una mossa. Cosa,
amore?
Non ho detto niente sbottai, prima di rendermi conto che
stava parlando con pap.
S, nel freezer in garage. Pausa.  l dentro.
Mamma! abbaiai.
TifAni, rilassati disse mamma. Tuo padre, lo sai com' fatto.
Cosa ha detto Dean?
Ho il messaggio proprio qui. Dice di chiamarlo appena possibile,
per la ricerca di chimica. Ha lasciato anche il suo numero.
Sembrava molto nervoso. Sentii il tintinnio delicato della sua risata.
Secondo me gli piaci.
Mi dici il numero? Trovai un post-it e una penna nel cassetto
del professore e lo appuntai.
Ti richiamo subito dissi.
Aspetta, TifAni, a che ora devo venire a prenderti?
Ti richiamo subito!
Riagganciai e composi in tutta fretta il numero di Dean. Dovevo
sapere che cosa stava succedendo prima che il professor Larson
tornasse da CVS.
Dean rispose al terzo squillo. Il suo pronto era ostile.
Finny! Il suo tono cambi completamente quando cap che
ero io. Dove diavolo sei andata ieri sera? Ti abbiamo cercata un
sacco.
Gli propinai una bugia dicendogli che ero finita a casa di
una delle mie compagne di squadra, che viveva non lontano da
Olivia.
Bene, bene disse Dean. E allora senti, a proposito di quello
che  successo ieri sera. Mi dispiace tantissimo. Rise impacciato.
Ero fuori come un balcone.
Mi hai picchiato gli dissi, a voce cos bassa che non ero neanche
sicura di averlo detto finch Dean non rispose.
Mi dispiace davvero tanto, Finny La voce di Dean rimase
impigliata nella sua gola tozza. Mi sento male per quello che ho
fatto. Potrai mai perdonarmi? Non riuscir ad andare avanti se
non mi perdoni.
C'era una disperazione nella voce di Dean che provavo anch'io:
sarebbe stato molto pi facile se non fosse mai successo, e
solo noi abbiamo il potere di fare in modo che sia cos.
Deglutii. Okay.
Il respiro di Dean mi risuon pesante nell'orecchio. Grazie,
Finny. Grazie.
Chiamai mamma dopo aver riagganciato con Dean e le dissi
che avrei preso il treno.
Ah, mamma? chiesi. Hai per caso un po' di Neosporin? Il
cane di Olivia mi ha graffiato la faccia mentre dormivo. Olivia
non aveva nessun cane.
Quando il professor Larson torn, io ero vestita e pronta con
le mie bugie. Insistetti per prendere il treno, insistetti sul fatto che
lui non capiva i miei genitori, che sarebbe stato meglio se glielo
avessi detto da sola.
Sei sicura? chiese lui. Il suo tono mi fece capire chiaramente
che non credeva neanche a una parola.
Io annuii in segno di scusa. C' un treno alle 11,57 da Bryn
Mawr. Se usciamo adesso possiamo farcela. Distolsi lo sguardo
dalla delusione sul suo viso in modo che non potesse vedere la
mia. A volte mi chiedo se sia stata quella la decisione che mise in
moto tutto. O se sarebbe successo comunque, se, come dicevano
le suore al Mt. St. Theresa, Dio ha un piano per tutti noi e ne conosce
l'esito anche prima che nasciamo.

Capitolo 9.

Non ho mentito a Luke. Gli ho detto che avrei mandato una
email a Larson qualche giorno dopo essere tornati da Nantucket.
Non ero riuscita a smettere di pensare a lui, non ero riuscita a
smettere di immaginare noi due spalla contro spalla in un locale
in penombra, con un misto di preoccupazione e lussuria sul suo
viso quando gli avrei confessato il mio secondo segreto oscuro:
non sono sicura di farcela. Il modo in cui mi avrebbe baciato,
come avrebbe cercato di trattenersi all'inizio a causa di sua moglie.
Booth. Elspeth. Ma poi avrebbe ricordato: sono io.
Poi scorrono i titoli di coda della mia piccola fantasia. Andrew
Larson non farebbe mai una cosa del genere con me. E anch'io
non ero cos sicura di volerlo. Stavo per sposarmi. Era solo un
ripensamento che capita a tutte le spose. Ed  normale avere un
ripensamento, mi aveva ricordato mamma quando avevo sondato
la sua opinione, quando avevo buttato l che forse non ero pronta
per sposarmi come credevo. Uomini come Luke non capitano
tutti i giorni mi aveva messo in guardia. Non fare pasticci, Tif.
Non troverai mai pi nessuno come lui.
Il fascino del professor Larson si fondava sul fatto che lui c'era
sempre stato. Mi aveva visto nel punto pi basso della mia vita,
quando ero un cane randagio, ed era rimasto comunque al mio
fianco, aveva fatto tutto quello che poteva per aiutarmi. Aveva
immaginato il mio potenziale futuro prima ancora che io potessi
desiderarlo, ed era stato lui a spingermi verso quel futuro. Questa
 fede. Quando ero piccola, pensavo che la fede consistesse nel
credere che Ges era morto per noi e che se continuavo a crederci
l'avrei incontrato un giorno, quando sarei morta anch'io. Ma
per me la fede non ha pi questo significato. Adesso significa che
qualcuno vede in te qualcosa che tu non vedi, e non si arrende
finch non la vedi anche tu.  questo che voglio.  questo che mi
manca.
Perch ti serve? aveva ribattuto Luke quando gli avevo chiesto
l'indirizzo email del professor Larson. Non sospettoso. Ma
neanche contento.
Che significa perch? gli avevo ringhiato, come avrei fatto
con una stagista che contestava l'incarico che le avevo appena assegnato.
Cos' che non capisci?  assurdo che ci siamo incontrati
in quel modo. Lui parteciper al documentario. Voglio sapere
se gireremo nello stesso periodo. Di cosa parler. L'espressione
di Luke era indecifrabile, perci mi ero buttata sul melodrammatico.
Di tutto, Luke. Voglio parlargli di tutto.
Luke aveva picchiato il braccio sul divano e aveva brontolato.
 un mio cliente, Ani.  solo che non voglio che la situazione
si... s'incasini... in questo modo.
Tu proprio non capisci avevo sospirato. Poi ero andata
sconsolatamente in camera da letto e avevo chiuso piano la porta.
Quando gli avevo chiesto di nuovo l'indirizzo il giorno dopo,
Luke me lo aveva scritto senza dire altro.
Con l'indirizzo del professor Larson nella casella del destinatario,
avevo evocato lo spirito della Reginetta del Ballo che albergava
dentro di me e gli avevo scritto un'email dolce e vivace. Non
riesco a credere che ci siamo incontrati in quel modo! Ma com'
piccolo il mondo! Mi piacerebbe tantissimo rivederti, sento che
abbiamo molte cose di cui parlare.
Avevo cliccato aggiorna otto volte prima che comparisse la
sua risposta. Avevo aperto l'email, con le guance calde per la
speranza.
Che ne dici di un caff? mi aveva scritto. Ti sentiresti tranquilla?
Avevo alzato gli occhi al cielo con tanto vigore che dovevo
aver bruciato tutte le calorie dei chicchi d'uva che avevo mangiato
come spuntino. Caff? Mi trattava ancora come una sua allieva.
Credo che con un cocktail ci sentiremmo pi tranquilli entrambi
avevo scritto.
Eri cos graffante anche da ragazzina diceva la sua risposta e
la parola ragazzina mi aveva stizzito. Ma aveva accettato.
Il giorno in cui dovevamo incontrarci, per andare al lavoro mi
sono messa un vestito-T-shirt oversize di pelle e stivali aperti in
punta, pensando: Ecco come si veste una graffante in piena estate.
Sei fantastica ha detto LoLo superandomi in corridoio. Ti
sei fatta iniettare il botox in fronte?
Questa  la cosa pi carina che tu mi abbia mai detto ho
replicato e LoLo ha riso fragorosamente come sapevo che avrebbe
fatto. Pensavo che ci stessimo scambiando soltanto dei convenevoli,
ma LoLo ha rallentato fino a fermarsi e ha fatto qualche
passo all'indietro, attirandomi in un angolo con un cenno. E allora:
quel tuo articolo sulla Pornovendetta  geniale. Davvero
geniale.
Avevo fatto molte pressioni per quell'idea: sei pagine nella sezione
approfondimenti per raccontare di donne che erano diventate
vittime di ex fidanzati vendicativi, del modo in cui le leggi
sulla privacy e le molestie sessuali non si erano tenute al passo con
la tecnologia, per cui, tecnicamente, non c'era niente che la legge
potesse fare per aiutarle.
Grazie. Ho sorriso raggiante.
 straordinario, puoi fare davvero qualunque cosa ha continuato
LoLo. Ma credo che il pezzo avr un impatto maggiore
dove sai rispetto a quanto ne avr qui. Le sue sopracciglia hanno
lottato per aggrottarsi, ma poi ci hanno rinunciato.
Me la sarei giocata.  un articolo che ha un limite temporale,
per cui non lo terrei in stand by per molto tempo.
Oh, non credo che dovremo aspettare molto. Il suo sorriso
ha rivelato una fila di denti macchiati dal caff dietro uno strato
di rossetto Chanel.
Ho adeguato la mia espressione alla sua.  una notizia fantastica.
LoLo ha fatto ondeggiare le unghie scure davanti a me. Ciao.
Mi  sembrato un buon presagio.
Attraverso la nebbia dionisiaca del locale, la schiena da cavallo
Clydesdale del professor Larson  comparsa come un miraggio.
Ho zigzagato attraverso la folla da happy hour di gonne a tubino
Theory e banchieri con le fedi in tasca, mentre i miei tacchi intonavano
un ritornello: Devi essere vera. Devi essere vera. Devi
essere vera.
Gli ho dato un colpetto sulla spalla. O si era tolto la cravatta
oppure quel giorno non se l'era messa, e la camicia gli si apriva in
una piccola V proprio sulla gola. Quel piccolo lembo di pelle era
scioccante come la prima volta che lo avevo visto in jeans. Un promemoria
di tutti i modi in cui ancora non lo conoscevo. Scusa!
Ho sollevato un angolo della bocca in un sorriso contrito. Sono
rimasta bloccata al lavoro. Mi sono soffiata via una ciocca di capelli
dalla bocca per dimostrare quanto ero esausta. Sono molto
impegnata, ma ho trovato del tempo per te.
Non era vero, ovviamente. Avevo iniziato a prepararmi nel bagno
del Women's Magazine pi o meno alle 19,20. Mi ero messa
il deodorante, mi ero lavata i denti, avevo tenuto il collutorio in
bocca cos tanto che gli occhi avevano iniziato a lacrimarmi. Poi
ero passata al trucco, facendo una fatica bestiale per far sembrare
che non ne avessi messo molto. Erano le 19,41 quando ero uscita
dall'ufficio. Un minuto di anticipo rispetto alla tabella di marcia,
la tabella di marcia che secondo i miei programmi mi avrebbe
fatto arrivare al locale al Flatiron District alle 20,07. Il ritardo
perfetto per fargli vedere che non pensi che lui sia sceso dal cielo
dice Nell.
Le labbra del professor Larson hanno indugiato sul bordo del
suo bicchiere. Dovrei farti fare qualche giro di corsa. Ha bevuto
un piccolo sorso, ho notato che nel suo bicchiere rimaneva solo
un dito di scotch, e mi sono accorta che era gi brillo.
L'idea di lui che mi diceva cosa fare adesso, che mi urlava di
correre pi veloce, di aumentare il passo, mettici un po' di impegno,
TifAni, mi faceva formicolare la pelle alla base del collo. Mi
sono distratta prendendo posto sullo sgabello accanto a lui. Non
potevo permettere che si accorgesse che mi faceva venire la pelle
d'oca. Non ancora.
Mi sono sistemata una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Sai
che faccio ancora il tuo allenamento in salita almeno una volta alla
settimana?
Il professor Larson ha ridacchiato e anche se intorno ai suoi
occhi c'era qualche ruga, aveva ancora un viso da ragazzo, immune
ai capelli brizzolati sulle tempie. Dove? Il difetto di questa
citt  che ... cos piatta.
Lo so, niente pu reggere il confronto con la collina di Mill
Creek. Io sto a Tribeca, perci devo farmi bastare il ponte di Brooklyn.
Ho sospirato con disinvoltura. Sapevamo entrambi che vivere
in un raffinato bilocale nei pressi del ponte di Brooklyn era molto
meglio che vivere in qualche logora magione a Bryn Mawr.
Il barista si  accorto di me e mi ha chiesto cosa volessi con un
cenno del capo. Vodka martini ho detto. Liscio. Era il mio
cocktail da redattrice patinata. Non  una cosa di cui io abbia una
voglia sfrenata - come invece, per esempio, di una confezione risparmio
di pretzel ricoperti di cioccolato - ma quando ho bisogno
che su di me scenda uno stordimento caldo, e che arrivi in fretta,
il martini  il mio elisir prediletto. Talvolta mi imbroglia al punto
di farmi credere di essere talmente stanca che riuscir a dormire.
Ma guardati. Il professor Larson si  tirato indietro per osservare
tutto ci che avevo messo insieme per lui. Lo spettacolare
vestito di pelle, la barretta di brillanti neri all'orecchio che avevo
collocato apposta in bella vista. Ho colto un lampo di divertimento
e approvazione fusi insieme nel suo sguardo.  stato solo un
attimo, ma in un certo senso  stato insopportabile, come toccare
per sbaglio un fornello caldo. La reazione del tuo corpo che
schiaccia tutti i sistemi. Ho sempre saputo che un giorno saresti
diventata cos.
Sarei potuta scoppiare, ma sono rimasta impassibile. Una
ubriacona?
No, cos. Ha allargato le mani verso di me. Sei una di quelle
donne che le persone guardano per strada chiedendosi chi siano.
Cosa facciano.
Il mio cocktail mi  scivolato davanti e ne ho bevuto un sorso
infuocato. Mi serviva caso mai non avessi eseguito alla perfezione
ci che stavo per dire. Non faccio altro che scrivere un sacco di
consigli sui pompini.
Lui ha distolto lo sguardo. E di, Tif.
Il suono del mio vecchio nome, la delusione nella voce del professor
Larson, sono stati come la mano di Dean per l'ennesima
volta sulla mia faccia. Ho bevuto un altro lungo sorso che mi ha
lasciato le labbra scivolose per colpa della vodka e ho cercato di
recuperare.  troppo da una tua ex allieva?
Lui si  rigirato il bicchiere tra le mani. Odio sentire che ti
butti gi in questo modo.
Ho piantato un gomito sul bancone, girandomi sullo sgabello
in modo da poterlo guardare in faccia e fargli capire che tutta
quella situazione mi divertiva moltissimo. Ma di! Io non mi
butto gi. Se non posso avere la mia integrit giornalistica, almeno
posso riderci sopra. Credimi, sto bene cos.
Il professor Larson ha spostato lo sguardo su di me e io sono
riuscita a sopportare a stento la consapevolezza che ho visto nei
suoi occhi. Di certo sembra che tu stia bene. Forse sto solo cercando
di capire se stai bene davvero.
Il martini non aveva ancora fatto effetto e non ero del tutto
pronta per infilarmi in quella conversazione. Avevo immaginato
che saremmo partiti lentamente. Qualche battutina a sfondo sessuale
autocritica da parte mia sul mio lavoro, mentre lui avrebbe
visto oltre i miei tentativi di sminuirmi, riconoscendo in me l'ambizione
e la velocit di pensiero che mancavano a sua moglie. Sentivo
anch'io che a Luke mancava qualcosa? S, s avrei detto con tristezza,
magari con le lacrime agli occhi. Lui proprio non capisce.
Sono poche le persone che capiscono. Un'occhiata penetrante al
professor Larson, per rassicurarlo che lui era una di quelle.
Okay, okay ho riso. Questa cosa del documentario, mi fa
andare fuori di testa.
Lui si  unito alla mia risata e mi sono sentita sollevata. Ti
capisco.
Sono molto diffidente ho detto. Ma comunque muoio dalla
voglia di farlo.
Sembrava perplesso. Perch dovresti essere diffidente?
Perch non so qual  il taglio. E so cosa si pu fare in fase
di montaggio. Ho abbassato la voce e mi sono avvicinata, come
se non ammettessi davanti a molti quello che stavo per dire, ma
fossi disposta a fare un'eccezione per lui. Voglio dire, io manipolo
tantissimo quello che scrivo. So esattamente come voglio che
venga fuori un argomento ancora prima di fare le mie ricerche e
di chiamare il dottor Imbrattacarte della trasmissione Today. Se
quello che mi dice non si adatta alla mia idea, mi limito a porre
la domanda in modo diverso. Oppure ho piegato la testa, ricordando
l'altra opzione provo con il dottor Imbrattacarte di Good
Morning America e faccio in modo che mi dica qualcosa che mi
sta bene.
Allora  cos che funziona. Lo sguardo del professor Larson
si  abbassato, con cautela, come se stesse sbirciando attraverso
lo spioncino della mia facciata. Quella linea diretta che aveva con
me: era la sottile crepa a ragnatela che alla fine avrebbe fatto collassare
il parabrezza.
Mi sono fatta una smorfia da sola. Sto soltanto dicendo che
non posso affidare a questa cosa tutte le mie speranze.
La sua spalla si  abbassata ancora di pi, proprio accanto alla
mia. Aveva l'alito in fiamme per il Lagavulin. Certo che no. Ma
non credo che tu abbia qualcosa da temere. Penso che siano interessati
alla storia che nessuno ha mai sentito, che  la tua. Ci
detto si  allontanato, portando via con s tutto il suo calore
torboso, ed  stato come se camminando nell'acqua del mare mi
fossi spostata in una zona di corrente fredda, non ci sono garanzie.
Devi sapere che a prescindere da quello che dicono di te, ci
che conta  quello che tu sai di te qui. Si  coperto il petto con
la mano. Era un'affermazione cos seria, da programma televisivo
per adolescenti, che ne avrei riso se fosse venuta da chiunque
altro. Ma l'aveva detta il professor Larson e l'avrei ricordata con
affetto, l'avrei ripetuta tutte le volte che mi fossi chiesta se avevo
preso la decisione giusta, per molti anni a venire.
Ho giocherellato con l'angolo bagnato di un tovagliolino da
cocktail. Prof, non c' molto che mi consoli neanche l.
Lui ha sospirato, come se avesse appena ricevuto una notizia
davvero brutta. Tif, Dio mio. Questo mi distrugge.
Ero furiosa con me stessa per il modo in cui il mio viso era
diventato corrucciato, rugoso e orribile. Mi sono picchiata una
mano in fronte, per nascondere il disastro.
Lui si  incurvato,  andato sotto la visiera della mia mano.
Ehi ha detto. Forza. Non volevo farti intristire. E poi c' stata
la pressione perfetta della sua mano sulla mia schiena, un po' pi
in basso di dove avrebbe dovuto essere; quella sensazione tra le
mie gambe, cos disperata che bramavo finisse presto, cos deliziosa
che dopo mi sarebbe mancata.
Gli ho rivolto un sorriso traballante. Tutti amano una guerriera.
Giuro che non sono un disastro.
Il professor Larson  scoppiato a ridere e la sua mano  salita
sulla mia schiena e l'ha accarezzata in modo incoraggiante, paterno.
Mi sono maledetta per essermela giocata male di nuovo,
ma ho preso anche un appunto mentale. Gli piaccio quando sono
distrutta.
E allora qual  l'accordo? ha chiesto lui, staccando del tutto
la mano e rimettendosi dritto. Torni l a settembre per girare?
Una domanda logistica. Poche opportunit di disfarsi qui. S.
E tu?
Lui si  spostato sullo sgabello e ha fatto una smorfia. Era troppo
piccolo perch uno come lui potesse starci seduto comodamente.
Uguale.
Il barista  arrivato e ha chiesto se volevamo un altro giro. Io
ho annuito ansiosamente, ma il professor Larson ha detto che era
a posto cos. Mi sono avvicinata a lui piano piano, cercando di
non farlo vedere. Whitney  d'accordo? Ho sospirato irritata.
Perch Luke no.
Luke non vuole che tu partecipi? Mi sono accorta che questo
lo infastidiva e mi ha fatto piacere.
Ha solo la sensazione che questo potrebbe riaprire una porta
su un luogo molto oscuro. Tra l'altro, proprio mentre stiamo organizzando
il matrimonio.
Be',  preoccupato per te. Lo capisco.
Ho scosso la testa, emozionata per l'occasione di smascherare il
magnifico san Luke. E solo che non ha voglia di avere a che fare con
me quando arriva la mia stupida isteria. La cosa che lo renderebbe
pi felice in assoluto  che io non nominassi mai pi la Bradley.
Il professor Larson ha passato il dito lungo il bordo del bicchiere,
teneramente, e io sono riuscita a sentire che appoggiava un
cerotto sullo squarcio nel mio viso quella sera a casa sua. Che diceva:
Ecco qui, dopo avermelo attaccato saldamente sulla pelle.
Ha parlato nel bicchiere vuoto. Andare avanti non significa non
parlarne. O non provare dolore per ci che  successo. Far sempre
male, immagino. Mi ha lanciato un'occhiata, quasi timidamente,
per vedere se ero d'accordo, che  una cortesia che Luke
non usa mai nei miei confronti. No, Luke sale semplicemente sul
suo pulpito, pretende di dirmi esattamente come dovrei metabolizzare
quella parte crudele della mia vita. Perch sento il bisogno
di partecipare al documentario? Non dovrebbe importarmi un
accidenti di quello che gli altri pensano di me. Facile dirlo quando
tutti ti amano, cazzo.
Non voglio parlare per te ha detto il professor Larson. Scusa.
Le sue scuse mi hanno fatto rendere conto che mi ero accigliata.
No. Ho scacciato Luke sbattendo le palpebre. Hai assolutamente
ragione. Grazie. Per averlo detto. Nessuno mi dice cose
del genere.
Sono certo che lui fa del suo meglio. Ha fatto per prendermi
la mano e io ne sono stata cos sorpresa che mi si sono irrigiditi
tutti gli arti e lui ha dovuto lottare un po' per afferrarla, per tenerla
in alto nell'aria, come un uomo che guida una donna sulla
pista da ballo in epoca vittoriana. Luke ti ama,  evidente. Ha
premuto il pollice sulla prova che portavo al dito, ha girato un po'
la pietra e mi ha guardato aggrottando le sopracciglia.
Era il momento perfetto per essere audace. Ma io voglio qualcuno
che mi capisca completamente.
Il professor Larson ha posato la mia mano sul bancone, con
cautela. Mi sono chiesta se se ne fosse accorto, la pulsazione di
ogni singolo nervo che aveva toccato.  un accordo tra due parti,
Tif. Tu devi aprirti completamente.
Ho appoggiato la testa sulla mano. Ho pronunciato la battuta
che avevo provato mentalmente moltissime volte dal nostro incontro
da film. Prof ho detto, davvero non vuoi chiamarmi
Ani, eh?
 il tuo modo per chiedermi se puoi chiamarmi Andrew?
Il suo labbro ha formato l'arco che c' sempre quando me lo immagino
davanti alla classe. Quest'uomo non si lasciava proprio
corrompere e io ero accesa dal bisogno di lui, basilare e selvaggio
come la sete. Certo che s.
Improvvisamente la tasca della camicia di Andrew si  illuminata
come il cuore di Iron Man. Ha preso il cellulare e io ho
letto Whit sullo schermo. L'assenza delle ultime tre lettere del
suo nome mi  sembrata un tradimento. Scusa ha detto. Ho
appuntamento per cena con mia moglie quando usciamo di qui.
Non mi ero reso conto di che ora fosse.
Be',  ovvio, cazzo, che abbia un appuntamento con sua moglie
per cena quando usciamo di qui, Ani. Che pensavi? Che vi sareste
dichiarati il vostro amore reciproco in un bar senz'anima e senza
fascino a Flatiron e che poi avreste preso una stanza in un albergo?
Sei disgustosa.
Voglio solo dirti una cosa, non ci vorr molto ho detto e almeno
ho trascinato lo sguardo di Andrew via dal cellulare. Una
cosa che volevo dirti da tanto tempo. Mi dispiace molto. Per quello che  successo nell'ufficio del preside Mah. Per come ti ho voltato
le spalle.
Non devi scusarti, Tif.
Ani. Non gli entrava proprio in testa, ma non m'importava.
Ma voglio farlo lo stesso. E non te l'ho mai detto, ma ho chinato
la testa ho parlato al telefono con Dean quella mattina a casa tua.
Quando tu sei uscito per andare da cvs.
Andrew ci ha riflettuto per un attimo. Ma come faceva a sapere
che eri a casa mia?
Non lo sapeva. Gli ho spiegato di come avessi chiamato
a casa per dire ai miei che stavo per tornare e di come avessi
scoperto che Dean stava cercando di rintracciarmi. Pensavo
davvero che il luned mattina sarei andata a scuola e sarebbe andato
tutto bene. Ho sbuffato con disprezzo. Dio, ero proprio
un'idiota.
Era Dean l'idiota. Andrew ha appoggiato il telefono sul bancone
del bar e ha posato lo sguardo su di me. E stata tutta colpa
di Dean. Mai colpa tua.
E io gliel'ho fatta passare liscia. Ho esalato un sospiro disgustato.
Perch avevo paura che altrimenti sarei diventata un'emarginata.
Sono cos incazzata con me stessa per questo. All'universit,
a un certo momento circolarono voci a proposito del fatto
che un giocatore della squadra di lacrosse si fosse approfittato
di una matricola, e io mi scoprii furiosa con lei per non averlo
denunciato. Non permettergli di passarla liscia!, avrei voluto gridarle
il giorno che me la trovai accanto in coda al bancone delle
insalate. Ma poi qualcosa nel modo in cui ammucchiava le cime
di cavolfiore sulla sua insalata - mai nessuna metteva i cavolfiori
nell'insalata - mi colp al cuore come una palla demolitrice. Mi
spinse a chiedermi se era la sua verdura preferita da piccola, se la
sua mamma la cucinava apposta per lei anche se i suoi fratelli e le
sue sorelle urlavano sbuffando che loro il cavolfiore lo odiavano.
Avrei voluto allargare le braccia e stringerla da dietro, premere la
faccia contro i suoi capelli biondi che profumavano di shampoo e
dirle: Lo so.
Perch non ero riuscita a farlo neanch'io. Quel luned mattina
il professor Larson fece subito capolino con la sua massa di capelli flosci nell'ufficio del preside Mah, come avevamo programmato,
e gli disse che c'era stato un altro problema con Dean Barton
e anche con il nuovo alunno Liam Ross. Io non feci neanche in
tempo ad arrivare nell'aula dove si faceva l'appello. La signora
Dern mi intercett in corridoio e mi disse che dovevo andare
immediatamente nell'ufficio del preside. Arrancai superando le
sale ricreative, attraversando la mensa che sonnecchiava con i
pochi studenti che andavano l a fare colazione, e poi su per le
scale fino all'ala dell'amministrazione. Il professor Larson stava
in piedi nell'angolo dell'ufficio di Mah e mi aveva cortesemente
lasciato l'unica sedia libera. Io mi rifiutai di guardarlo; riuscii
soltanto a percepire le aspettative del suo sorriso incoraggiante.
Mentre negavo tutto, l'unica cosa che riuscivo a sopportare di
guardare erano i miei zoccoli Steve Madden, le suole cerchiate
di bianco per colpa della pioggia. Mi chiesi se mamma sapesse
come pulirle.
Perci non hai nessun incidente da denunciare? praticamente
ansim il preside Mah, senza neppure prendersi il disturbo di
nascondere il suo sollievo. In fin dei conti i Barton avevano finanziato
l'aggiunta della nuova ala della mensa.
Io sorrisi e dissi di no. Il taglio sul mio viso era coperto a stento
dal correttore. Il preside se ne accorse e non fu per niente bravo
nel fingere che non fosse cos.
Cos' successo? mi chiese il professor Larson in corridoio.
Possiamo lasciar perdere? lo implorai. Non smisi di camminare.
Mi accorsi che avrebbe voluto mettermi una mano sul
braccio e fermarmi, ma sapevamo entrambi che non poteva farlo.
Camminai pi in fretta, cercando di sfuggire alla sua delusione,
che riemp il corridoio come una colonia da quattro soldi.
Ora, tutti questi anni dopo, Andrew mi esaminava come si farebbe
con una lentiggine nuova sul petto. Quando  comparsa
esattamente? Potrebbe essere pericolosa? Devi credere un po'
di pi in te stessa, Tif ha detto. Stavi solo cercando di superare
quello che era successo. Sotto le luci soffuse del locale, non riuscivo
a individuare neanche una macchia sulla sua faccia bella e
larga. Ti sei realizzata e lo hai fatto onestamente. A differenza di
qualcuno di nostra conoscenza.
Sputai rabbiosa: Dean, anche se a volte penso che siamo pi
simili di quanto vorrei ammettere.
Siamo rimasti per qualche secondo in un silenzio trasognato,
con le luci che smussavano tutti i nostri angoli, riempiendo i nostri
buchi. Con la coda dell'occhio ho visto che il barista ci stava
guardando di nuovo. Ho cercato di mandarlo via con la mia forza
di volont, ma lui ha chiesto: Posso portarvi qualcos'altro?.
Andrew si  messo la mano in tasca. Solo il conto. Il mio
nuovo martini luccicava verso di me con aria di scherno.
Forse potremmo andare a pranzo insieme? ho provato.
Quando saremo entrambi in citt quel fine settimana.
Andrew ha trovato la carta che stava cercando e l'ha allungata
sul bancone. Mi ha sorriso. Mi piacerebbe.
Gli ho sorriso anch'io. Grazie di tutto.
Mi dispiace non poter rimanere a berne un altro. Andrew ha
scosso il polso per liberare l'orologio dalla manica della camicia e
lo ha guardato accigliato. Sono proprio in ritardo.
Non fa niente, me ne rester seduta qui a bere da sola ho
sospirato teatralmente, a godermi la gente che mi guarda e si
chiede chi sono e cosa faccio.
Il professor Larson ha riso. Sono stato troppo zuccheroso,
vero? Sono fiero di te, Tif.
Il parabrezza si  crepato un po' di pi.
La porta della stanza da letto era chiusa, un frammento di buio
che correva parallelo al pavimento. Luke doveva essere andato
a letto presto. Mi sono tolta il vestito di pelle e sono rimasta per
qualche secondo davanti allo split dell'aria condizionata.
Mi sono lavata la faccia e i denti. Ho chiuso la porta e ho spento
le luci. Ho lasciato i vestiti sul divano e sono sgusciata in camera
in reggiseno e slip, mi ero messa quelli carini. Per ogni evenienza.
Luke si  stiracchiato mentre aprivo un cassetto.
Ciao ha sussurrato.
Ciao. Mi sono slacciata il reggiseno e l'ho lasciato cadere a
terra. In passato, quando facevo cos Luke mi diceva di andare
immediatamente a letto, ma adesso non pi. Mi sono infilata un
paio di boxer e una canotta.
Sono scivolata sotto le lenzuola. L'aria nella stanza era artica e
artificiale, con il condizionatore che ringhiava aggressivo nell'angolo.
Le luci erano spente, ma tutto era rischiarato dal riverbero
delle luci della Freedom Tower, con i Patrick Bateman che maledicevano
i loro computer nell'enorme quartier generale di Goldman
Sachs, e io vedevo che gli occhi di Luke erano aperti. A New
York  impossibile trovare una stanza dove sia buio pesto, e questa
 un'altra delle ragioni per cui amo questo posto: la luce che
viene dal mondo di fuori filtra all'interno a tutte le ore, rassicurandomi
sul fatto che c' qualcuno sveglio, qualcuno che potrebbe
aiutarmi se dovesse succedere qualcosa di male.
Hai avuto quello che volevi? mi ha chiesto Luke, con un
tono piatto come la pista da corsa lungo la West Side Highway.
Ho scelto accuratamente le parole.  stata una buona cosa
parlare con lui.
Luke si  girato, la sua schiena un giudizio nei miei confronti.
Mi far molto piacere quando questa storia sar finita e potremo
tornare alla normalit.
Conosco la normalit di cui Luke sente la mancanza, conosco
la Ani che vuole vada a letto.  la Ani dopo una serata al Chicken
Box, il locale di Nantucket famoso per la sua lunga coda di ragazze
che tremano di freddo nei loro vestitini Calypso colorati come
uova di Pasqua. L lavora una barista che si chiama Lezzie. Liz, a
dire il vero, ma quando assomigli a una Delta Burke pi giovane e
un po' pi magra, porti vestiti mimetici, e sfoggi un anello al naso,
i coglioni dal sangue blu pensano che darti della lesbica chiamandoti
Lezzie sia ai livelli del genio comico di Louis C.K.
Le mogli degli amici di Luke s'innervosiscono e si imbarazzano
quando al bancone c' Lezzie, ma io no. Nel nostro gruppo 
diventato uno scherzo ricorrente: mandiamo Ani a prendere da
bere, torner con almeno un Life is Good in omaggio (una combinazione
disgustosa di vodka al lampone, Sprite, succo di mirtillo
rosso e Red Bull) perch Lezzie la ama. Anche Luke la ama,
poich rende evidente la grande differenza tra me e le altre ragazze,
con i loro enormi orecchini di perle e i maglioni Patagonia,
carine ma asessuate in una maniera compiaciuta. Luke si  preso
la ragazza che non si agita in presenza di una leccaciuffi tosta, la
ragazza che anzi si diverte a flirtare con lei.
Ecco la mia piccola Ani Lennox dice Lezzie tutte le volte
che mi vede. Quante Light?
Alzo le dita per indicare il numero di ragazze che vogliono il
loro Life is Good con la Sprite Light e la Red Bull Light, e Lezzie
ride con aria d'intesa e dice: Arrivano subito.
Mentre Lezzie prepara i cocktail, il naso di Luke accarezza
l'ammasso umido dei miei capelli e mi chiede all'orecchio: Mi
spieghi un'altra volta perch ti chiama Ani Lennox?.
E io piego sempre la testa, offrendogli un po' pi di collo mentre
spiego: Perch Annie Lennox  omosessuale. E se io sono
omosessuale allora pu scopare con me.
Quando Lezzie appoggia i cocktail sul bancone, Luke ce l'ha
duro nei bermuda rossi da Nantucket e io devo camminare strategicamente
davanti a lui mentre portiamo i drink ai Booth, le Grier
e le Kinsey.
Quelli con il limone sono dietetici dico alle ragazze, mentre
la bugia mi stampa in faccia un sorriso sadico. Lezzie adora servire
bombe caloriche dietetiche alle stronze ad alto mantenimento
in jeans bianchi taglia quaranta.
Ne buttiamo gi qualcuno, quanto basta per eliminare la morsa
pungente dell'aria di fuori. Nantucket pu arrivare a dieci,
addirittura cinque gradi quando il sole scende, anche nel cuore
dell'estate. Poi chiamiamo un taxi e torniamo alla propriet degli
Harrison, dove ci sono abbastanza stanze da letto da poter
ospitare tutti i confratelli dell'ultimo anno di universit di Luke.
Alcuni restano svegli per farsi una canna, giocare a birra pong o
riscaldare nel microonde strani abbinamenti di cibi da ubriachi,
ma non io e Luke. No, noi andiamo sempre dritti a letto, e il mio
vestito  appallottolato intorno ai fianchi prima ancora di arrivare
a sciupare le lenzuola. Abbiamo deciso tanto tempo fa che avrei
sempre indossato un vestito per andare al Chicken Box, anche
se fuori fa molto freddo. Rende pi facile la svestizione quando
arriviamo a casa.
Sono sempre affascinata dalla faccia di Luke quando grugnisce
sopra di me, le vene che affiorano, il modo in cui il sangue gli corre
alle guance, riempiendo gli spazi tra le lentiggini per cui sembra
che siano scomparse. In quelle serate non cerca mai di farmi venire
-  come se avesse deciso che questo rituale  soltanto per lui
- ma io vengo comunque. Perch mi ricordo sempre della sera di
quasi due anni prima in cui Lezzie mi ha seguito in bagno e mi ha
spinto contro il muro, con le labbra sorprendentemente delicate
e nervose sulle mie. Il modo in cui ha spinto la sua coscia carnosa
tra le mie gambe mentre iniziavo a baciarla a mia volta, dandomi
qualcosa contro cui premere, un posto per attenuare il dolore.
Sono stata in dubbio se raccontarlo a Luke. Non perch fosse
la cosa giusta da fare o qualche altra cazzata moralistica del genere,
ma perch non riuscivo a decidermi: lo avrebbe eccitato? O
disgustato? Trovare il punto giusto, dolce e stravagante. E sempre
stata la mia perenne battaglia con Luke.
Alla fine ho deciso di non raccontarglielo. Forse glielo avrei
detto se Lezzie fosse stata pi simile a Kate Upton, o se non avesse
scelto di baciarmi proprio nel periodo in cui ho iniziato a guastarmi
come un cartone di latte dimenticato nelle retrovie del frigorifero.
Eppure sono l con Luke quando strizza forte gli occhi ed
emette il suo ultimo gemito. Mi piace quando un uomo resta dentro
di me dopo, ma Luke si ritira in fretta. Si gira e ansima quanto
cazzo mi ama.
Potr anche non uscire mai completamente dal mio buco borghese,
ma ci non significa che io non sia anche una moglie trofeo.
Sono solo un genere diverso.
...
.
...
FINE Parte 1.